Secondo il New York Times, nei corridoi della Casa Bianca sarebbe in corso un intenso dibattito sull’invio dei missili a lungo raggio in Ucraina. Si tratta dei già noti missili Atacms, che Kiev ha da tempo messo in cima alla sua lista dei desideri ma che secondo molti osservatori e decisori anche di parte americana sarebbero eccessivamente “offensivi” e potenzialmente utilizzabili sul suolo russo. Un nodo, questo, che per gli Stati Uniti è fondamentale sciogliere, dal momento che i segmenti più cauti del governo ritengono che l’uso di armi occidentali al di là dei confini della Federazione possa condurre a un ulteriore aggravamento del conflitto o a una possibile escalation di Mosca. Dubbi su cui pesano anche quelli del Pentagono, che non solo ha più volte lanciato l’allarme sull’esiguo numero di Atacms a disposizione dell’arsenale Usa, ma anche sul rischio che queste armi possano essere studiate dai russi (e dai loro alleati) in caso di caduta di frammenti in territorio nemico. Cosa che sembra sia già accaduta con uno Storm Shadow.
La discussione sugli Atacms
In realtà, la discussione a Washington è in corso da diversi mesi. Già a fine giugno, il Wall Street Journal aveva lanciato l’indiscrezione secondo cui l’amministrazione Biden avrebbe sbloccato a stretto giro la consegna di questi missili. Una scelta che per l’Ucraina avrebbe un duplice significato, tattico e simbolico. Sotto il primo aspetto, la gittata di 300 chilometri di questi missili darebbe modo alle forze di Kiev di coprire tanto il territorio del Donbass quanto tutto quello della Crimea, riuscendo quindi a colpire in profondità le truppe russe. Sotto il secondo profilo, la consegna dei missili Atacms consoliderebbe il messaggio di pieno sostegno da parte di Washington, a maggior ragione adesso che la Casa Bianca ha frenato sull’adesione di Kiev alla Nato a causa della mancanza di condizioni ritenute imprescindibili. Scelta che non è piaciuta né a Volodymyr Zelensky né all’interno governo ucraino.
La decisione dopo quella di Macron?
La decisione sui missili Atacms potrebbe subire una netta accelerazione dopo la mossa del presidente francese Emmanuel Macron di consegnare all’Ucraina i missili a lungo raggio Scalp, con una gittata di 250 chilometri. Scelta che ricalca quanto già fatto dal Regno Unito con la consegna degli Storm Shadow. A fronte dell’impegno di due alleati della Nato di primo piano, ovvero Londra e Parigi, Washington potrebbe così scegliere di optare per un primo blocco di missili a lungo raggio, complice anche la brusca frenata sul processo di adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica.
Un’altra linea rossa superata
Ma la mossa confermerebbe anche la tendenza evolutiva di questo conflitto e dell’impegno occidentale a favore del Paese invaso. Come molti lettori ricorderanno, infatti, dallo scoppio della guerra sono state tracciate diverse linee rosse che poi sono state cancellate con decisioni sostanzialmente opposte rispetto alle discussioni precedenti. Un esempio su tutti i carri armati di fabbricazione tedesca, americana e britannica, visti come un muro invalicabile per poi essere inviati sul fronte ucraino dopo un intenso dibattito in seno alla Nato e ai partner di Kiev. I missili Atamcs, dopo i tank, potrebbero essere un ulteriore e convincente segnale del pieno sostegno Usa al Paese invaso, spostando così ancora una volta il limite delle linee rosse che, a quel punto, lascerebbero ancora di fuori l’altro grande punto sogno di Zelensky: gli F-16.
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