Nel suo ultimo tentativo di silenziare le denunce sui crimini di guerra, e di aggravare la miseria del popolo palestinese, Israele ha vietato a 37 organizzazioni umanitarie internazionali di operare nella Striscia di Gaza.
Una lunga lista — riportata in fondo all’articolo — che include, tra le altre, Medici Senza Frontiere, l’ente di beneficenza cattolico Caritas e Oxfam.
A tutte le organizzazioni messe al bando da Tel Aviv sarà inoltre vietato operare anche nella Cisgiordania occupata, a partire dal 1° gennaio 2026.
Il motivo ufficiale? Terrorismo, ça va sans dire. La consueta litania ripetuta da anni dalle autorità israeliane.
In particolare, Medici Senza Frontiere è stata accusata di “impiegare due operatori legati a gruppi militanti palestinesi: un presunto cecchino di Hamas e un membro della Jihad islamica”. Accuse per le quali non sono state fornite prove, e che riecheggiano quelle già mosse in passato contro l’UNRWA, la principale agenzia delle Nazioni Unite attiva nei territori palestinesi occupati.
I requisiti imposti da Israele
Al di là del consueto mantra sul terrorismo, Tel Aviv ha giustificato la sospensione delle organizzazioni umanitarie sostenendo che non avrebbero soddisfatto i nuovi requisiti di registrazione.
Il nodo centrale riguarda quelli che Israele definisce “requisiti di trasparenza”, ma che le ONG descrivono come una violazione della protezione dei dati personali.
Il COGAT — l’ente israeliano che gestisce gli affari civili nei territori occupati — ha infatti dichiarato che il rinnovo delle licenze fosse subordinato alla presentazione di elenchi dettagliati dei dipendenti palestinesi delle ONG.
Una richiesta che, secondo i funzionari delle organizzazioni umanitarie, si scontra con la legislazione europea sulla protezione dei dati e che avrebbe inoltre messo seriamente a rischio la sicurezza del personale sul campo.
Un rischio concreto, come sottolinea Athena Rayburn, direttrice esecutiva dell’Association of International Development Agencies (AIDA): “A Gaza, dove oltre 500 operatori umanitari sono stati uccisi in meno di due anni, è estremamente preoccupante consegnare informazioni di questo tipo a una delle parti del conflitto. Non sappiamo se e come potrebbero essere utilizzate per scopi militari o di intelligence.”
Tra le altre condizioni, il COGAT può rifiutare la registrazione delle organizzazioni anche qualora “membri del loro staff abbiano pubblicato inviti a boicottare Israele negli ultimi sette anni”.
L’esercizio di propaganda surreale
Nel tentativo di screditare ulteriormente gli enti umanitari — e al contempo di minimizzare la portata delle proprie decisioni — il COGAT ha infine dichiarato che il divieto imposto alle ONG “non avrà alcun impatto sul flusso di assistenza umanitaria a Gaza”.
Un’affermazione che, più che una spiegazione, appare come un esercizio di propaganda surreale e distopica, volto a riscrivere la realtà e mascherare l’ovvio.
La realtà, infatti, racconta tutt’altro. In un comunicato, Medici Senza Frontiere ha definito la decisione israeliana “catastrofica”: nella Striscia di Gaza, l’organizzazione sostiene il 20% dei posti letto ospedalieri e un terzo delle nascite.
Il mancato rinnovo delle licenze comporterà la chiusura degli uffici delle ONG in Israele e a Gerusalemme Est occupata, impedendo l’ingresso di personale internazionale e l’invio di aiuti a Gaza. Secondo il ministero israeliano, le licenze verranno revocate giovedì e le organizzazioni ancora presenti nel Paese dovranno andarsene entro il 1° marzo.

Le accuse all’UNWRA
Questa non è la prima volta che Israele prende di mira le organizzazioni umanitarie internazionali. Negli ultimi due anni Tel Aviv ha sistematicamente accusato l’UNRWA di essere infiltrata da Hamas e di consentire l’uso delle proprie strutture per fini militari, accuse respinte dalle Nazioni Unite e mai dimostrate.
In un parere consultivo emesso nell’ottobre scorso, la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che Israele è “tenuto a facilitare e sostenere l’assistenza umanitaria a Gaza, inclusa quella fornita dall’UNRWA”, giudicando infondate le accuse secondo cui l’agenzia sarebbe stata complice degli attacchi del 7 ottobre 2023.
Il quadro che emerge è ormai chiaro: qualsiasi organizzazione, ente o agenzia internazionale che operi nei territori palestinesi e documenti le violazioni israeliane viene classificata come “ostile”, delegittimata politicamente e, sempre più spesso, assimilata a Hamas.
Una strategia che mira a neutralizzare ogni testimone indipendente dei crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania.
ONG internazionali vietate da Israele a Gaza e Cisgiordania (a partire dal 1° gennaio 2026)
- Action Against Hunger
- ActionAid
- Alianza por la Solidaridad
- Campaign for the Children of Palestine
- CARE
- DanChurchAid
- Danish Refugee Council
- Handicap International: Humanity & Inclusion
- Japan International Volunteer Center
- Medecins du Monde France
- Medecins du Monde Switzerland
- Medecins Sans Frontieres Belgium
- Medecins Sans Frontieres France
- Medecins Sans Frontieres Nederland
- Medicos del Mundo
- Mercy Corps
- MSF Spain
- Norwegian Refugee Council
- Oxfam Novib
- Premiere Urgence Internationale
- Terre des Hommes Lausanne
- International Rescue Committee
- WeWorld-GVC
- World Vision International
- Relief International
- Fondazione AVSI
- Movement for Peace-MPDL
- American Friends Service Committee
- Medico International
- Palestine Solidarity Association in Sweden
- Defense for Children International
- Medical Aid for Palestinians UK
- Caritas Internationalis
- Caritas Jerusalem
- Near East Council of Churches
- Oxfam Quebec
- War Child Holland

