SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

All’inizio della guerra in Ucraina, le forze occidentali ripetevano che bisognava fornire armi a Kiev per resistere all’invasione russa. Una scelta di parole molto precisa che rifletteva due esigenze parallele: quella del campo di battaglia, in cui gli ucraini dovevano appunto solo frenare l’aggressione di Mosca; e quella politica, in cui nessuno voleva inserirsi pubblicamente e in modo così diretto in un conflitto di cui si avevano ancora poche idee. Nessuno sapeva effettivamente quali fossero gli obiettivi della cosiddetta “operazione militare speciale” e nessuno aveva modo di capire come si sarebbe evoluta la guerra.

Armi da difensive a offensive

Poi, la narrazione ha iniziato a cambiare. Nelle ultime settimane, le armi inviate dalle forze occidentali a quelle di Kiev non sono più diventate solo difensive, ma anche offensive. I leader più duri del fronte atlantico hanno iniziato a parlare di vittoria. Londra ha aperto alla possibilità di utilizzare le armi britanniche anche per colpire la catena logistica russa nel territorio della Federazione. E se gli attacchi sul suolo russo sono aumentati, altrettanto è aumentata la capacità di avanzare delle forze ucraine. Al punto che si inizia sempre più a parlare di controffensiva di Kiev. Un cambio di prospettiva che, a detta di molti, sarebbe certificato dalla modifica degli obiettivi della campagna russa, passati dalla guerra alla totale alla concentrazione delle forze a sud e a est per blindare la cosiddetta “Novorossia”.

I dati incerti

La questione è certamente complessa. I dati a disposizione non possono fornire un quadro esaustivo dal momento che, solo per citarne una, non siamo a conoscenza del numero di caduti ucraini, mentre per quanto riguarda i russi è impossibile affidarsi ai calcoli di Mosca quanto alle rivelazioni dell’intelligence nemica. I numeri non permettono perciò un’analisi accurata. Così come non va dimenticato il fattor propaganda, essenziale in una guerra che si gioca attraverso un’informazione sempre più capillare, i social network e le reti di informazione trasversale. I dati, gli annunci e le prospettive di molte analisi, russe come ucraine e occidentali, vanno infatti sempre calibrate con il messaggio che si vuole inviare, evitando quello che gli inglesi chiamano il wishful thinking, ovvero il pensiero ottimista costruito su ciò che si desidera.

Prime avvisaglie di controffensiva

Al netto degli errori e dei dubbi, è possibile vedere le prime avvisaglie di quella che potrebbe essere a tutti gli effetti una controffensiva ucraina. L’Institute for the Study of War, uno dei più autorevoli think tank che studia il conflitto e la situazione sul campo di battaglia, segnala che “le forze ucraine hanno catturato diversi insediamenti a Nord e a Est di Kharkiv nelle ultime 24 ore, riducendo la capacità delle forze russe di minacciare” il centro cittadino. L’istituto ritiene che “questa operazione ucraina si sta trasformando in una controffensiva di successo e più ampia, a differenza dei contrattacchi più localizzati che le forze ucraine hanno condotto durante la guerra per proteggere quel terreno chiave e interrompere le operazioni offensive russe”.

L’ipotesi più accreditata per gli analisti è che questo possa spingere i russi ad aumentare il raggio d’azione anche al dì là del tiro dell’artiglieria. E anche per questo motivo, lo Stato maggiore ucraino ha segnalato nel suo ultimo rapporto dall’area di Kharkiv che nei pressi di Tsyrkuny e Rusky Tyshky “gli occupanti hanno fatto saltare in aria tre ponti stradali per rallentare le azioni di controffensiva delle forze di difesa”. E proprio nella giornata di oggi il ministero della Difesa russo ha ha comunicato di avere bombardato nella città “armi ed equipaggiamenti consegnati alle truppe di Kiev da Usa ed Europa”.

L’obiettivo ucraino e le posizioni russe

Per Kiev si tratta di un’operazione molto importante, dal momento che la città, una delle prime a essere assediate dalle truppe di Mosca, è al ridosso del confine, in particolare dell’area di Belgorod. Colpirla e riuscire a strappare terreno nell’oblast consente alle truppe ucraine di aprire una breccia in un’area che i comandi russi considerano prioritaria, anche per consentire la sicurezza dei rifornimenti verso Donetsk e Luhanks.

L’obiettivo ucraino, al momento, più che di riprendere davvero terreno sembra essere soprattutto quello di “distrarre” l’avanzata russa a sud e a est. Nelle aree del Donbass e a nord della Crimea, Mosca appare ormai stabilizzata e in grado di conquistare gradualmente i villaggi che servono ad avere il pieno controllo delle regioni della Novorossia. Spingersi a nord-est ha lo scopo quindi di evitare l’accerchiamento: ma questo non significa che le forze russe siano in ritirata. E anzi, a sud appare sempre più certa la conquista di quella fascia meridionale che va da Kherson alla Crimea, e che passa per Mariupol fino appunto al Donbass. Lo stesso Institute for the Study of War segnalava non più di una settimana fa che la Russia, pur lentamente, stava ancora avanzando a est, con “lievi progressi”, in particolare dovuti al dispiegamento dell’artiglieria, a ovest di Severodonetsk, nell’oblast del Lugansk. Tuttavia già da fine aprile si registravano primi segnali di una avanzata ucraina nelle aree meno protette dalle truppe di Mosca.

Tutto passa dai rifornimenti occidentali

Se l’impegno da parte di Kiev è evidente, altrettanto lo è quello occidentale. Motivo per cui la controffensiva ucraina è fortemente legata agli aiuti militari dati da Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi del blocco Nato. Un sostegno che passa anche dal campo dell’intelligence, poiché la mappatura dei movimenti russi e l’identificazione degli obiettivi da colpire può essere realizzata in parte solo grazie alla tecnologia messa a servizio degli ucraini.

L’ottimismo di Volodymyr Zelensky, che parla di una nuova fase del conflitto, è in realtà soprattutto collegato all’arrivo dei rifornimenti. Lo ha ammesso anche Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente ucraino. Secondo uno degli uomini più vicini a Zelensky, la controffensiva di Kiev potrà avvenire non prima dell’arrivo di tutti i rifornimenti, previsto per metà giugno. Fino a quel momento, l’unica possibilità è logorare le truppe russe evitando che Putin possa esibire risultati tangibili durante e dopo il 9 maggio, il giorno della Vittoria sul nazifascismo.

Il tempo è a favore di Mosca?

Ma se anche non dovessero arrivare conquiste nette e definitive per quella data, gli analisti ritengono che la Russia abbia dalla sua parte almeno due fattori: il tempo e il luogo. Molti pensavano che per Mosca fosse fondamentale capitalizzare la guerra in poche settimane. Questo è certamente vero, ma il blitzkrieg non sembra essere mai stato un vero obiettivo strategico, e non è presente nella dottrina russa. Il Cremlino attacca: ma l’onda d’urto non è detto dovesse esaurirsi per forza in tempi brevissimi. Il logoramento delle truppe russe è un dato di fatto, ma c’è chi sottolinea che Mosca ha molti più uomini e molti più mezzi. E a differenza dell’Ucraina, il suo territorio è immenso e intatto. Una guerra combattuta esclusivamente sul suolo di un Paese porta il sistema invaso a enormi problemi economici e strutturali. Kiev resiste, in larga parte grazie all’Occidente, ma non può resistere all’infinito con un sistema agricolo, industriale e sociale che crolla e con i porti bloccati.

La lettura quindi può essere doppia: qualcuno ritiene che la Russia sia condannata proprio dal trascorrere del tempo, che indebolirebbe Putin e i suoi sogni di gloria, piegati anche dai risvolti economici. Se i rifornimenti occidentali continuano e gli ucraini resistono, si ipotizza che Mosca dovrà per forza accettare il blocco delle operazioni, con il rischio, secondo alcuni, che questo sia l’anticamera per l’uso di una bomba nucleare tattica. Altri analisti, invece, ipotizzano l’esatto opposto: più la guerra si prolunga, più l’Ucraina sarà comunque condannata a soccombere. E questo al netto delle evidenti perdite da parte russa, sia di uomini che di mezzi. Guido Olimpio e Andrea Marinelli scrivono sul Corriere della Sera, “Putin, finché ha scorte, continuerà in una delle componenti della ‘campagna strategica’: punizione per un popolo che ai suoi occhi non esiste, terra bruciata in tutti i sensi, devastazioni che richiederanno anni prima di essere compensate”. E questa interpretazione può essere utilizzata anche per capire perché il tempo non è detto sia uno svantaggio per lo “zar”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.