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Bashar al-Assad è tornato a esprimersi sulla questione della minoranza curda e sul consolidamento della loro autorità nel Rojava, nella Siria settentrionale. I curdi-siriani, dopo aver sconfitto le milizie dello Stato Islamico, hanno stabilito la loro influenza sul territorio dichiarando la formazione di tre zone autonome: i Cantoni di Jazeera, Kobane e Afrin. Allo stesso tempo hanno istituito un governo curdo con il compito di amministrare il Kurdistan siriano. Infine il 17 marzo del 2016 hanno dichiarato ufficialmente il Kurdistan, regione federale autonoma all’interno della Siria.strip_reporter_dayIn questi giorni, come rivela Limes , la coalizione di forze curdo-siriane sostenute da Russia e Stati Uniti si sta avvicinando a Raqqa, la roccaforte dei miliziani di Al-Baghdadi. I curdi vorrebbero liberare la città e stabilire quanto prima possibile la loro autorità sul territorio. La porzione del suolo siriano in mano ai curdi oggi si estende da est a ovest lungo tutto il confine della Siria con la Turchia, ormai quasi senza interruzioni.Conquistare Raqqa per i curdi vorrebbe dire prendere il controllo di un avamposto che creerebbe continuità geografica tra i loro domini. Raqqa è di centrale importanza proprio per la sua posizione centrale sulla cartina geografica. In questo contesto, il 4 aprile il legittimo presidente siriano Bashar al-Assad ha rilasciato un’intervista a Sputnik , dove con le sue parole tenta di frenare l’euforia internazionale che circonda il progetto di un’entità curda autonoma – ma soprattutto ufficiale e riconosciuta internazionalmente – all’interno dei confini siriani. Assad non si è però espresso chiaramente nei confronti della volontà dei curdi di far diventare la Siria uno stato federale che, come scrive Fulvio Scaglione , rientrebbe nel progetto di spartizione della Siria in tre aree di influenza, una in mano agli sciiti, una ai sunniti e una in mano ai curdi, progetto che gli Stati Uniti sperano fortemente di vedere realizzarsi. Da una parte ha detto che “fino a che non sarà pronta la nuova Costituzione, non c’è motivo che i curdi discutano di cosa fare della Siria.” Ha continuato dicendo che secondo la sua opinione la Siria è un paese troppo piccolo perché sia concretamente possibile l’istituzione di uno stato federale; inoltre, ha poi concluso, la Siria storicamente non ha un passato che lasci immaginare la sua divisione come un programma effettivamente attuabile.Dall’altra parte, però, Assad è stato costretto ad ammettere che, al di là della federalizzazione della Siria o meno, bisognerà trattare la questione della Regione curda “in modo completamente differente” rispetto al passato per adeguarsi, tutti, ai cambiamenti radicali che hanno sconvolto l’intero paese. In altre parole sa che i curdi, sostenuti sia dagli Stati Uniti che dai Russi, riusciranno a mantenere la loro posizione sul territorio siriano, anche e anzi forse soprattutto quando saranno deposte definitivamente le armi in Siria. Con ogni probabilità cerca allo stesso tempo di mandare dei segnali a Vladimir Putin, suo alleato ma che sembra sempre più disinteressato del futuro di al-Assad e più preoccupato a tirare le somme finali del conflitto che va avanti dal 2011 e in cui la Russia ha giocato un ruolo da protagonista.Tornando alla Costituzione siriana, la nuova bozza dovrebbe essere pronta per agosto, sempre secondo quanto dichiarato da Assad durante l’intervista. Altro punto, che può sembrare irrilevante ma che non lo è, è la possibilità di rimuovere la parola “araba” dalla dicitura “Repubblica araba siriana”, cambiando il nome in “Repubblica siriana”. Nella bozza di Costituzione preparata dalla delegazione russa e presentata ai colloqui di Astana del 23-24 gennaio infatti, la parola “araba” non figurava più nel documento mostrato in quell’occasione dai rappresentanti di Mosca. Tra i primi sostenitori del “nuovo nome” che dovrebbe avere la Siria, ci sarebbero proprio i curdi.