Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

La Siria sembra destinata ad assistere all’apertura di un nuovo fronte nella lotta di Bashar al Assad per la riconquista del Paese: il sud. Negli ultimi giorni, le forze aeree siriane hanno aumentato il numero di attacchi rivolti contro le postazioni ribelli di Dar’a. Sono attacchi che avvengono costantemente, ma che nelle ultime settimane vedono un maggiore impegno siriano.

I bombardieri di Damasco hanno preso di mira postazioni e convogli ribelli un’area in particolare, quella della città di Busra al-Harir, proprio sulla linea del fronte. Gli attacchi stanno avvenendo sia nel centro della città sia nelle zone che la circondano. Evidentemente, per Damasco, è importante non solo colpirle i ribelli ma anche isolarli.





L’aumento dei raid sulla fortezza ribelle della parte meridionale della Siria nasce da due fattori. Il primo è rappresentato dalle notizie arrivate da quest’area che sono circolate nelle scorse settimane. Circa una settimana fa, le fonti legate ai ribelli, parlavano di un’imminente offensiva contro le forze governative nella provincia di Dar’a che avrebbe dovuto iniziare entro pochi giorni.

Finora, un simile assalto da parte dei gruppi ribelli non ha avuto luogo. Probabilmente un segnale di debolezza o di assenza di strategia chiara da parte della coalizione internazionale che li sostiene. Ma vale la pena notare che gli aerei da guerra siriani generalmente non colpiscono fronti tranquilli a meno di gravi attività ribelli. Pertanto, pur non essendo iniziata l’offensiva, è probabile che movimenti molto seri ci sono stati.

Il secondo fattore è di natura temporale. La prossima (possibile) caduta di Ghouta, come confermato dalla visita di Assad alle truppe impegnate nella battaglia del sobborgo di Damasco, segna una svolta nella lotta delle forze armate siriane. Se i governativi riescono a riprendere la Ghouta, possono concentrarsi sul fronte meridionale. Il fatto che i raid siano aumentati proprio a Dar’a, dimostra quindi che non sia necessario concentrare tutti gli sforzi su quella zona.

Busra al-Hariri si trova molto vicino alla città di Izra, che si trova in una posizione strategica perché controlla la principale linea di rifornimento dell’esercito siriano con le forze a Dar’a. I ribelli, soprattutto attraverso i loro canali informativi, avevano segnalato che sarebbe stata proprio Izra il luogo prescelto per lo scontro fra governativi e fazioni jihadiste.

Come ha scritto al-Monitor nei giorni scorsi, il fronte meridionale comincia a preoccupare i Paesi confinanti, in particolare la Giordania. La maggior parte del sud-ovest della Siria fa parte di una zona di de-escalation concordata a luglio da Stati Uniti, Russia e Giordania ed è divisa tra le forze del governo e i gruppi ribelli che controllano il confine di Nasib con la Giordania.

Il ​​12 marzo, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha chiesto un incontro urgente in Giordania per discutere sull’aumento dei raid di Damasco nella Siria sud-occidentale. La questione rappresenta una preoccupazione cruciale per la strategia giordana, dal momento che un crollo della zona di de-escalation farebbe ribollire le tensioni al confine con Amman ma soprattutto con Israele, che vede in quella zona cuscinetto l’ultimo ostacolo per impedirgli di attaccare la Siria. Per la Giordania, scontri e combattimenti lungo i suoi confini settentrionali potrebbero inoltre significare l’arrivo di migliaia di rifugiati nel regno, che ne ospita già 600mila oltre al milione di residenti.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto