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Guerra

Artiglieria, missili e non solo: le ultime armi all’Ucraina dell’era Biden

A poche settimane dalla fine del suo mandato presidenziale Joe Biden ha annunciato l’ultimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina sbloccando acquisti di armamenti per 1,25 miliardi di dollari e allocando una nuova linea di finanziamento a Kiev dal valore di...

A poche settimane dalla fine del suo mandato presidenziale Joe Biden ha annunciato l’ultimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina sbloccando acquisti di armamenti per 1,25 miliardi di dollari e allocando una nuova linea di finanziamento a Kiev dal valore di 21 miliardi, che include 15 miliardi di asset russi congelati e 3,5 miliardi di assistenza finanziaria diretta alle casse del governo di Kiev ai sensi dell’Ukraine Security Supplemental Appropriations Act.

I 2,5 miliardi residui nel pacchetto di 21 miliardi saranno prelevati da un conto di 6,8 miliardi di dollari che il Pentagono ha a disposizione per fornire armi all’Ucraina direttamente dagli arsenali del Dipartimento della Difesa. Teoricamente, altri 4,3 restano erogabili in armamenti in questa versione moderna degli accordi Lend and Lease siglati con il Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale.

Cosa garantirà Biden a Volodymyr Zelensky in questa fase finale della sua presidenza? Il nerbo del sostegno, secondo quanto segnala The War Zone, sembra indicare che gli Usa intendano consolidare la capacità di difesa di Kiev piuttosto che contribuire attivamente a quelle politiche di attacco a lungo raggio sul suolo russo accarezzate tra novembre e inizio dicembre 2024. Twz indica che Kiev riceverà i preziosi sistemi anticarro Javelin e At-4, i missili antiaerei Stinger, delle artiglierie anti-droni e diverse tipologie di munizioni aria-terra. Saranno consegnati anche proiettili di artiglieria da 155 e 105 mm per le operazioni delle forze di terra e munizionamento per i lanciamissili Himars.

La testata specializzata in questioni militari aggiunge al contempo che a fine dicembre “l’uso da parte dell’Ucraina delle munizioni ATACMS (Army Tactical Missile System) di fabbricazione statunitense è diminuito”, in un contesto in cui il New York Times ha ricostruito che Biden avrebbe complessivamente garantito all’Ucraina non meno di 500 missili dalle scorte del Pentagono.

Il 20 gennaio a Biden succederà Donald Trump, il cui inviato speciale per la questione ucraina sarà il generale Keith Kellogg, fautore di una fine negoziata del conflitto che condizioni la fine degli aiuti militari a Kiev alla ricerca della trattativa da parte della Russia. In quest’ottica, è plausibile pensare che vista la spedita fase della transizione tra le due amministrazioni la natura della nuova assistenza militare non abbia trovato discorde The Donald, che non ha commentato in alcun modo la misura. La logica di Trump è quella della “pace attraverso la forza”, e in quest’ottica se il presidente eletto intende porre fine alla guerra per risolvere agli Usa la grana del braccio di ferro con Mosca è bene evitare che si verifichi il peggior scenario ipotizzato dagli strateghi Usa, cioè quello di un collasso del fronte ucraino che spalanchi alla Russia le porte di una vittoria totale sul campo, a cui Washington non ha un “piano B” da opporre.

La natura degli ultimi rifornimenti di Biden e quel conto aperto che sarà lasciato al Pentagono dicono molto. Sono la riserva strategica a cui eventualmente Trump potrà attingere se vorrà puntellare Zelensky, consentiranno di non richiedere, per un po’ di tempo, nuove autorizzazioni alle spedizioni di armamenti di fronte a un Partito Repubblicano scettico su questo tema, saranno una leva negoziale per la Russia e l’Ucraina. Con quest’ultima che ormai è entrata pienamente nell’idea del negoziato. Da convincere, resta Vladimir Putin. E sarà questa l’impresa più difficile del Trump 2.0.

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