Guerra /

Quasi esattamente un anno fa, il 21 novembre 2019, era atterrato a Sigonella il primo Uav (Unmanned Air Vehicle) tipo Rq-4D “Global Hawk” nel quadro del programma Alliance Ground Surveillance (Ags) della Nato.

L’arrivo di quel primo Rq-4D dagli Stati Uniti all’Italia ha segnato l’implementazione di un progetto multinazionale fondamentale finalizzato a garantire l’accesso a tecnologie all’avanguardia da mettere a disposizione dell’Alleanza Atlantica. Il programma Ags è stato sviluppato con contributi significativi di 15 Paesi: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.

L’Ags si prefigura come un progetto di proprietà collettiva e gestito da tutti gli alleati della Nato che fornisce capacità vitali per le operazioni e le missioni dell’Alleanza Atlantica. Tutti gli alleati avranno accesso ai dati acquisiti dai voli Ags e beneficeranno dell’intelligence derivata dalle missioni di sorveglianza e ricognizione.

Nel pomeriggio di giovedì 12 novembre il quinto e ultimo velivolo a pilotaggio remoto “Global Hawk” con le marche Nato è atterrato nella base siciliana, andando così a completare lo schieramento dei velivoli da ricognizione e raccolta dati. Come si legge nel comunicato stampa dell’Aeronautica Militare, la Nato ha deciso di concentrare a Sigonella la sua piccola flotta di Uav in virtù della sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo. Con il programma Ags, l’Alleanza ha voluto migliorare e modernizzare le proprie capacità per la sorveglianza terrestre e marittima, su vaste aree e in qualsiasi condizione meteorologica e di luce, per la protezione delle truppe di terra e delle popolazioni civili, per il controllo delle frontiere, per la sicurezza marittima e l’assistenza umanitaria.

L’arrivo dell’ultimo Uav non significa però che la struttura dell’aeroporto militare devoluta a ospitare il comando Ags sia ultimata: apprendiamo, infatti, che la realizzazione di due complessi infrastrutturali, uno da adibire ad uffici/operazioni e l’altro per ospitare una linea di rimessaggio/attrezzaggio degli aeromobili, saranno presumibilmente pronti entro l’estate del 2022. Tutti i droni presenti per il programma Ags risultano pienamente operativi.

All’interno del programma Ags della Nato, l’Italia riveste un ruolo di primaria importanza, in quanto terzo paese contributore (dopo Stati Uniti e Germania) e nazione ospitante, ricoprendo così un ruolo fondamentale in termini di supporto logistico, infrastrutturale e tecnico-operativo.

Tutte capacità che verranno assorbite dal nostro personale e saranno possibilmente preziose in futuro qualora l’Italia dovesse acquisire una propria flotta di Uav da ricognizione e raccolta dati di intelligence come i Global Hawk.

L’Rq-4D è un Uav da ricognizione fabbricato dalla Northrop/Grumman che ha compiuto il primo volo nel 1998. Il velivolo a pilotaggio remoto è spinto da un motore a turboventola Rolls Royce-North American F137-RR-100 da 7600 libbre di spinta ed in grado di portare un carico utile di circa 1400 chilogrammi. Il velivolo è in grado di volare per più di 30 ore (oppure 22mila chilometri) senza essere rifornito e può raggiungere una quota di più di 18 chilometri. La sua velocità massima è di 357 nodi (circa 600 Km/h) e viene impiegato con l’ausilio di tre operatori a terra: un pilota Lce (Launch Recovery Element), uno Mce (Mission Control Element), ed un operatore dei sensori di bordo. Le sue dimensioni sono di 39,8 metri di apertura alare per 14,5 di lunghezza e raggiunge un peso massimo al decollo di 14.600 chilogrammi.

I sensori del “Global Hawk” spaziano da quelli ottici e all’infrarosso sino a quelli radar e di ricezione dei segnali elettronici del nemico, tra cui un radar ad apertura sintetica operante in banda X capace di spazzare un’area ampia 100 chilometri. La risoluzione (supposta) è di 6,1 metri per un’apertura di 37 chilometri e di 1,8 metri per un’apertura di 9,8 chilometri quadrati, ma i dati sono solo di massima.

Esiste anche una versione appositamente creata per il pattugliamento marittimo, la Mq-4C “Triton” che ha compiuto il primo volo nel 2013 ed è entrata in servizio nel 2018.

Da Sigonella, che è anche sede di una Nas (Naval Air Station) americana ricavata nella parte est della base dell’Aeronautica Militare, sono già decollati questi velivoli, stavolta con le coccarde americane, per effettuare missioni di ricognizione nelle “zone calde” di questa parte del globo: principalmente i Global Hawk americani operano con una certa regolarità sulle acque del Mar Nero e sui cieli dell’Ucraina, oppure si dirigono verso nord, dove pattugliano i confini orientali dei Paesi Baltici e della Polonia, per sorvegliare le attività militari russe.

I cieli di confine tra la Nato e la Russia sono, infatti, tornati a essere molto “vivaci”, per usare un eufemismo: quasi quotidianamente vengono effettuati voli di pattugliamento e ricognizione da entrambe le parti che provocano la reazione dei rispettivi caccia della difesa aerea che si levano per intercettare e scortare i velivoli “sconosciuti”. Proprio il fronte del Grande Nord – dal Baltico al Mare di Norvegia – insieme al Mar Nero sono quelli più caldi da questo punto di vista.