Armi Usa per demolire le fortificazioni: tutti i punti deboli delle difese russe

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Il 13 giugno il Pentagono ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina. Nell’elenco delle forniture, oltre a nuovi missili per il sistema da difesa aerea Nasams e munizioni per gli Mlrs (Multiple Launch Rocket System) M-142 Himars, spiccano 15 nuovi Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) M-2A2 “Bradley”, 10 Apc (Armoured Personnel Carrier) tipo “Stryker”, ma soprattutto ulteriori cariche da demolizione per la rimozione di ostacoli.

Rispetto al pacchetto del 31 maggio scorso, la novità è rappresentata dai veicoli “Bradley” e “Stryker” a sottolineare la necessità di Washington di rimpiazzare le perdite subite dagli ucraini durante questi 10 giorni in cui stanno attaccando in forze la linea del fronte meridionale (tra Donetsk e il fiume Dnepr a sud di Zaporizhzhia), ma anche in quella data comparivano le cariche da demolizione, in quanto fondamentali per poter superare le fortificazioni russe che sono state costruite lungo tutto il fronte con particolare profondità nel settore meridionale, dove si possono osservare almeno tre linee fortificate che in alcuni punti, ad esempio nella regione di Melitopol, sono anche più numerose e diffuse.

Nel pacchetto del 13 giugno, a differenza di quello del 31 maggio, risultano invece assenti i veicoli per lo sminamento, indicati come “mine clearing systems”, di cui l’Ucraina ha particolarmente bisogno tanto da averne fatto esplicita richiesta nelle scorse settimane. Curiosamente il numero di nuovi “Bradley” corrisponde circa a quello delle perdite stimate per questo mezzo durante i recenti combattimenti (16), ma è particolarmente interessante che gli Stati Uniti abbiano deciso di continuare a fornire cariche da demolizione.

Questo potrebbe avere facilmente una duplice valenza: gli attacchi ucraini hanno consumato le proprie risorse in tal senso, e per procedere più in profondità ne necessitano di ulteriori, e al Pentagono stimano che comunque, nonostante l’avanzata significativa nell’area compresa tra Velyka Novoselivka e Vuhledar, quella in corso non sia ancora la controffensiva che potrebbe invece avviarsi nei prossimi 15/20 giorni, a seconda delle condizioni meteorologiche.

Le previsioni per le prossime due settimane nell’area dei combattimenti non sono ottimali, con rovesci sparsi a volte persistenti che abbracceranno tutta la regione compresa tra Donetsk e Zaporizhzhia. Lanciare una controffensiva con condizioni meteo avverse non è consigliabile in quanto i mezzi pesanti, come i carri armati o i veicoli corazzati – perfino gli stessi camion – potrebbero facilmente impantanarsi nel fango a causa delle particolari caratteristiche geografiche del territorio, costituito da deboli alture e sterminate distese di campi coltivati. L’incubo rasputitsa potrebbe quindi ripresentarsi al di fuori della sua consueta stagionalità a causa di una tarda primavera che non si presenta affatto secca.

Inoltre i russi, in questo caso, avrebbero un ulteriore vantaggio trovandosi a difendersi sfruttando la lunga catena di fortificazioni che sono state costruite in questi mesi. Fortificazioni costituite principalmente da campi minati, per costringere gli attaccanti a rallentare o fermarsi, reticolati di filo spinato, fossati anticarro, i cosiddetti “denti di drago”, terrapieni e diverse serie di trincee spesso collegate tra loro. Il principio cardine, lo ribadiamo una volta di più, è quello di consumare chi attacca con più linee difensive, mantenendo le unità migliori (anche corazzate) a guardia dell’ultima in modo da poter agevolmente distruggere le punte di lancia avanzanti col supporto dell’artiglieria (il corpo più importante nella dottrina militare russa) e dell’aviazione, che agisce in uno spazio aereo meno contrastato in quanto si trova ben al di dentro delle proprie linee, e sfruttando la carenza da parte ucraina di sistemi mobili per la difesa di punto.

Queste linee difensive non sono impenetrabili: la storia lo ha dimostrato più volte nel corso dei conflitti. Non era impenetrabile il formidabile Vallo Atlantico tedesco costruito durante la Seconda guerra mondiale e all’inizio di quel conflitto gli stessi tedeschi hanno semplicemente aggirato la Linea Maginot che proteggeva il confine tra Francia e Germania.

Le fortificazioni hanno sempre, infatti, punti deboli che possono essere sfruttati per oltrepassarle se non è possibile aggirarle, e gli ucraini potrebbero aver deciso di attaccare per cercarli. Da questo punto di vista riteniamo, dato l’esito dei combattimenti, che l’assalto nella parte occidentale del fronte meridionale, nella zona tra il fiume Dnepr e Orikhiv, si esaurirà per la forte resistenza trovata: a quanto sembra in questo settore l’esercito ucraino ha perso la maggior parte dei mezzi che sono stati conteggiati in questi giorni da fonti aperte di intelligence.

Le fortificazioni costruite dai russi hanno, come detto, da due a tre linee di difesa che si estendono sino a circa 30 chilometri dalla linea di contatto, e in alcuni punti ne esistono di ulteriori a protezione dei centri nevralgici principali come città (la già citata Melitopol) e snodi stradali, intorno a cui si addensano le trincee e gli ostacoli anticarro. L’esercito ucraino potrebbe cercare di evitarle avanzando lontano da questi punti particolari, ma per farlo abbisogna di veicoli per lo sminamento e di esplosivo per far saltare i “denti di drago” che potrebbero trovarsi davanti i carri armati.

Come già detto pochi giorni fa, lo Stato maggiore russo, avendo la possibilità di “stare sulla difensiva” dietro una lunga linea di profonde fortificazioni, parte avvantaggiato e i successi ucraini di questi giorni non vanno letti entusiasticamente come un cedimento del fronte proprio perché l’esercito di Kiev non è ancora arrivato a contatto con la ultima e più “densa” linea difensiva presidiata dai reparti migliori.