La geopolitica della corsa allo spazio
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La Russia ha ottenuto nuovamente il controllo della maggior parte di Severodonetsk, “ma le sue forze hanno fatto pochi progressi nei tentativi di circondare l’area più ampia da nord e da sud”, fa sapere l’intelligence britannica. Lo Stato maggiore di Kiev, invece, sottolinea come l’esercito russo stia ottenendo un parziale successo nella regione di Donetsk, consolidandosi sulle linee occupate. Nel frattempo, Mosca ha cercato di effettuare operazioni di assalto in direzione degli insediamenti di Nyrkove e Mykolaivka, senza tuttavia riuscire a ottenere risultati concreti. La situazione generale, insomma, è dinamica e gli scenari possono mutare da un momento all’altro.

Certo è che nessuno dei due schieramenti riesce ad avere la meglio sull’altro. Non i russi, che continuano a rosicchiare porzioni di territorio a costi elevati, talvolta perdendone altre di eguali dimensioni. E neppure gli ucraini, arroccati sulla difensiva e, di tanto in tanto, abili nel respingere i rivali e nel metterli in difficoltà con controffensive chirurigiche, a sud (Kherson) e pure a est (Severodonetsk e Kharkiv). In tutto questo, Kiev ha bisogno di rifornimenti militari freschi per poter continuare a competere senza indietreggiare. E il blocco occidentale deve decidere in fretta che cosa fare, o meglio, come organizzare le prossime mosse.



Munizioni e artiglieria pesante

Intanto Vadym Skibitsky, numero due dell’intelligence ucraina, ha lanciato un primo, importante allarme sulle colonne del Guardian. “L’Ucraina ha un pezzo di artiglieria ogni 10-15 pezzi di quella russa. I nostri partner occidentali ci hanno dato circa il 10% di quello che hanno”, ha spiegato Skibitsky, aggiungendo che le forze di Kiev usano 5-6 mila colpi di artiglieria al giorno. “Abbiamo quasi esaurito tutte le nostre munizioni e ora stiamo usando proiettili standard Nato calibro 155. Anche l’Europa fornisce proiettili di calibro inferiore, ma man mano che li esaurisce, la quantità sta diminuendo”, ha concluso.

Insomma: le munizioni iniziano a scarseggiare. E senza munizioni diventa pressoché impossibile per gli ucraini resistere al logoramento russo. Arriviamo, poi, alla seconda questione di fuoco. Come ha sottolineato Il Corriere della Sera, i Paesi occidentali dovranno decidere a breve se inviare subito, e in quantità sufficiente, l’artiglieria pesante all’esercito ucraino. Così che gli uomini di Volodymyr Zelensky possano difendersi, ma anche sconfiggere le truppe del Cremlino nel Donbass.

Quarta fase

La decisione finale arriverà nelle prossime settimane, in occasione del vertice del G7 in Germania, in calendario dal 26 al 28 giugno, e del summit Nato a Madrid, in programma dal 28 al 30 giugno. Senza dimenticarsi, inoltre, della riunione dei 40 Paesi fornitori di armi che si terrà a Bruxelles i prossimi 15 e 16 giugno. In generale, stiamo per entrare nella cosiddetta quarta fase. In un primo momento l’Occidente si aspettava una rapida vittoria russa; in seguito è iniziato l’invio di armi a raggio ridotto, e dunque di cannoni pesanti. Adesso siamo arrivati al quarto atto.

Ma che cosa fare nel concreto? Un’analisi dell’Atlantic Council sostiene che nel Donbass il fattore decisivo sia rappresentato dai missili a lunga gittata, ovvero gli HIMARS. Kiev ne chiede una sessantina per fermare completamente l’avanzata russa, mentre circa 40 potrebbero bastare per rallentarla e con 20 avremmo addirittura un impatto trascurabile. Al momento gli Stati Uniti hanno autorizzato l’invio di quattro sistemi HIMARS. In sintesi: l’apporto di Washington alla causa ucraina nel Donbas risulta attualmente pressoché simbolico. Joe Biden – e con lui i partner occidentali – dovrà dunque sciogliere al più presto una riserva pesantissima: consegnare più armi pesanti a Kiev rischiando la reazione di Mosca? In caso di risposta affermativa, cosa aspettarsi da Mosca?

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