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Sin dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina lo scorso febbraio, sono stati sollevati numerosi interrogativi circa la capacità delle autorità di Kiev di impiegare effettivamente le armi fornite dai partner occidentali, in virtù della forte corruzione presente nel paese. Dopo oltre un anno la catena di rifornimento degli armamenti si è rivelata in gran parte efficiente, tuttavia permangono alcuni problemi in alcune aziende statali ucraine e allo stato degli arsenali occidentali.

La supply chain degli armamenti

A seguito dello scoppio del nuovo conflitto tra la Federazione russa e l’Ucraina, gli Stati Uniti hanno posto in essere uno sforzo immane volto a supportare gli sforzi militari di Kiev. Al fine di coordinare gli aiuti, Washington ha istituito un vero e proprio centro di controllo (Eucom Ukraine Control Group), incaricato di supervisionare gli aiuti militari destinati all’Ucraina. Al contempo le forze di Kiev hanno implementato il sistema logistico Logfas. Tale sistema viene impiegato dalla Nato sin dal 1995 e garantisce un monitoraggio completo dei rifornimenti di armamenti ai Paesi partner dell’Alleanza Atlantica. I diffusi timori circa la possibilità di una diversione degli armamenti forniti a Kiev verso il mercato nero sono stati successivamente placati dal Sottosegretario della Difesa statunitense Colin Kahl, il quale ha rimarcato come il Pentagono non abbia riscontrato diversioni degli armamenti forniti, lodando la solerzia degli ufficiali ucraini preposti al compito  di gestire gli armamenti forniti.

Ciononostante permangono diversi problemi in relazione alla catena di rifornimento degli aiuti militari al governo di Kiev, derivanti dallo stato dell’equipaggiamento fornito dall’Occidente, nonché dalla corruzione ancora presente in alcune agenzie statali del paese. Nel 2022 l’Ucraina ha pagato complessivamente oltre 800 milioni di dollari per contratti che sono stati in parte, o del tutti disattesi. “Ci sono stati casi in cui abbiamo pagato, ma non abbiamo ricevuto le armi, così ha commentato il vice ministro della Difesa Volodymyr Havrylov.

Un caso eclatante ha riguardato 33 obici italiani caratterizzati da pesanti problemi strutturali. Il ministro della Difesa Crosetto aveva asserito come essi fossero stati dismessi lo scorso anno, ma gli ucraini li avevano richiesti ugualmente per far fronte all’aggressione russa. Il governo di Kiev aveva pagato 19.8 milioni di dollari alla Ultra Defense Corporation, compagnia statunitense avente sede a Tampa, per ripararli, ma essi sono arrivati ugualmente in pessime condizioni. Volodymyr Pizuko, direttore del procurement della difesa ucraino ha a tal proposito inviato una lettera all’Ispettore Generale del Pentagono, lamentandosi dell’accaduto, mentre il capo della compagnia Mattew Herring ha accusato gli ucraini di incompetenza. Il Pentagono ha comunque recepito la richiesta di Pizuko, avviando un’indagine sull’evento. Al contempo il ministero della Difesa ha incontrato diverse problematiche con alcune compagnie statali che fungono da broker, in particolare due di esse sono già state citate in giudizio per aver ottenuto dei fondi finalizzati al trasferimento di armamenti che tuttavia non sono mai giunti a destinazione.

Le problematiche dei depositi di munizioni americani

Il programma statunitense Army Prepositioned Stock (Aps), rappresenta un’iniziativa volta a posizionare asset militari in punti strategici del pianeta al fine di garantire rapidi tempi di dispiegamento in caso di necessità. In particolare l’Aps-5 situato in Asia sud occidentale, rappresenta il deposito dal quale gli Stati Uniti impiegano sistemi d’arma per le operazioni Inherent Resolve e Spartan Shield. L’Army Field Support Battalion-Kuwait (Afsbn-Ku) è l’unità preposta alla manutenzione dei sistemi d’arma facenti parte dell’Aps-5, tuttavia sono stati riscontrati diversi problemi con il materiale fornito da questa unità. Un report dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa ha rilevato come la scorsa estate 29 Humwee situati in Kuwait sarebbero dovuti essere spostati in Ucraina, tuttavia sebbene prima del 24 agosto l’Afsbn-Ku avesse assicurato che solo uno di essi non risultava in uno stato di prontezza adeguato, una successiva ispezione ha rivelato come ben 26 di essi fossero affetti da rilevanti problemi. Sebbene le unità statunitensi in Kuwait abbiano provveduto ad effettuare riparazioni, i veicoli hanno registrato diversi problemi una volta giunti in loco. Al contempo anche diversi obici M777 precedentemente sottoposti a manutenzione in Kuwait, si sono in realtà rilevati non impiegabili. Il report ha concluso come il pessimo stato delle armi nei depositi avrebbero potuto pregiudicare gli sforzi dell’esercito ucraino, nonché provocare problemi alle stesse forze americane in caso di guerra, raccomandando l’avvio di ispezioni più severe in loco.

Le possibili soluzioni

L’invasione russa dell’Ucraina ha mostrato al mondo la pesante inadeguatezza delle forze armate russe e i frutti del lungo processo di riforme che l’Ucraina ha condotto dal 2015, ma ha anche rivelato la persistenza di una forte corruzione nel granaio d’Europa, nonché le pesanti carenze dello stato di prontezza delle forze armate occidentali. In particolare al netto delle numerose riforme approvate anche in tempo di guerra e di innegabili progressi nella lotta alla corruzione, la pubblica amministrazione, le Aziende Statali e la magistratura del paese rimangono pervase da un’estesa corruzione, evidenziata dallo scandalo che ha coinvolto il vice ministro della Difesa Vyacheslav Shapovalov e dalla recente rimozione del Capo della Corte Suprema Vsevlod Kniaziev, accusato di aver ricevuto una grossa tangente. Al contempo le iniziative statunitensi di creare depositi di materiale militare in zone calde del pianeta al fine di massimizzare la prontezza delle proprie forze armate hanno mostrato i propri limiti, in virtù di un’insufficiente manutenzione del materiale. 

Il lungo percorso di riforme che l’Ucraina ha condotto a partire dal 2014 si è basato prima di tutto su una profonda analisi che ha evidenziato le gravi problematiche del paese, consentendo al governo di porre in essere iniziative atte a risolverle. Le inchieste e i report condotti al fine di evidenziare le problematiche insite nella catena di approvvigionamento per l’esercito ucraino, possono rappresentare il primo passo per avviare un processo che consenta di risolverle.

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