Armi a Kiev, ultimatum a Mosca: il pugno duro di Trump contro la Russia

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Le spedizioni di armi americane all’Ucraina riprenderanno presto, finanziate dai contributi dei Paesi alleati nella Nato (il Canada e diversi Stati europei), la Russia potrebbe esser colpita da sanzioni secondarie fino al 100%, i colloqui tra la Casa Bianca e il Cremlino rischiano di interrompersi, Mosca ha 50 giorni per fare la pace con il Paese invaso: Donald Trump è un fiume in piena nel suo confronto alla Casa Bianca col Segretario generale della Nato Mark Rutte, suo stretto alleato, e lancia un monito diretto a Vladimir Putin annunciando il ritorno in campo di Washington nel sostegno a Kiev.

L’approccio muscolare di Trump: armi all’Ucraina contro la Russia

In un incontro che ha visto Trump assumere la posizione più dura contro Mosca dal suo ritorno alla Casa Bianca il presidente Usa ha annunciato un patto con la Nato per rafforzare le spedizioni di armamenti al Paese invaso, a partire dai preziosi missili antiaerei Patriot che saranno finanziati da attori europei come la Germania per essere forniti a Kiev. L’America modalità “arsenale della democrazia” di Franklin Delano Roosevelt ma a pagamento: questa la narrazione che Trump e Rutte presentano parlando delle mosse per l’Ucraina. A Putin è fissato un ultimatum fino a inizio settembre: 50 giorni per trovare una via d’uscita dal conflitto con l’Ucraina.

Trump è durissimo con l’omologo russo: “Parliamo al telefono e la notte i missili partono”, ha dichiarato criticando la continua escalation di bombardamenti russi contro le città e le infrastrutture ucraine. “Ha ingannato Clinton, Bush, Obama, Biden – non ha ingannato me”, ha aggiunto Trump ribaltando una narrazione politica condotta dai suoi avversari che l’hanno spesso accusato di connivenze col Cremlino. Si verifica esattamente quanto accaduto dopo l’insediamento del primo Trump nel 2017: la ricerca di un abboccamento diretto con Putin come via per superare le distanze che separavano le ambizioni geostrategiche di Usa e Russia ha trasformato gli amorosi sensi dell’inizio in un vero e proprio gelo.

Nel suo primo mandato fu proprio Trump a dare all’Ucraina aiuti militari letali all’Ucraina per gestire la guerra contro i proxy filorussi in Donbass, a perorare l’aggressiva strategia di conquista del mercato europeo del gas naturale dominato da Mosca, a ordinare bombardamenti contro il principale satellite di Putin, il regime siriano di Bashar al-Assad. Oggi è Trump che reinterpreta la rivalità russo-americana sotto forma di muscolare sfida a singolar tenzone con il leader del Cremlino, reo di non aver mai dato veramente credito alle sue volontà di pacificazione. Ed è bastato che gli europei accettassero di pagare il conto per invertire lo stop alla fornitura di armi all’Ucraina legato a ragioni tattiche e timori logistici e operativi per la fragilità delle forniture ad altri teatri.

Trump e la sfida del contenimento di Putin

Trump deve sicuramente pagare in parte pegno all’ala più ferocemente antirussa del suo partito. Esponenti di spicco del mondo repubblicano come il “falco” Lindsey Graham, ad esempio, hanno apertamente sostenuto progetti di Trump come lo One Big Beautiful Bill Act. Ora si aspettano di andare all’incasso con le proprie cambiali sul fronte della politica internazionale.

Inoltre, a suo modo, Trump interpreta anche il piano del suo inviato per l’Ucraina, generale Keith Kellogg, che nell’aprile 2024 in un saggio pubblicato dall’America First Policy Institute ha espresso la sua visione per la soluzione del conflitto: apertura allo stop all’adesione di Kiev alla Nato e addirittura alla possibilità che l’Ucraina accetti la cessione del Donbass alla Russia da un lato, spinta a “premere per un cessate il fuoco” salvo poi “continuare ad armare l’Ucraina e a rafforzare le sue difese per garantire che la Russia non faccia ulteriori progressi e attacchi di nuovo” in caso di rifiuto di Mosca alle trattative. “Pace attraverso la forza” è il motto che The Donald preferisce applicare alle relazioni internazionali. Non è detto che sia “forza” apparire ondivaghi e nemmeno che questa strategia porti alla pace. Ma ormai Trump è tornato a definire Putin un avversario. E questo cambierà tutto nei rapporti bilaterali tra Washington e Mosca.