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Decine di vecchi aerei da guerra J-6 nelle basi davanti alle coste di Taiwan. Uno strano show di forza per la Cina, che, come riporta in esclusiva Defense News, lascia fotografare dai satelliti questi aerei ormai non più in servizio e dal fascino retrò dello stile sovietico.

Perché questa mossa di Pechino? Perché una superpotenza proiettata nel futuro, che cerca di avere la supremazia nel campo dell’Intelligenza artificiale, nel dominio cibernetico e con missili ipersonici mostra al mondo decine di aerei “in pensione” copiati dai Mig-19? La risposta è che quelle che possono sembrare carcasse di un mondo ormai finito in realtà nascondono un’arma in più nell’arsenale cinese. Perché quei vecchi aerei da guerra dell’Esercito popolare di liberazione sono tornati operativi e sono pronti ad offrire il loro ultimo servizio al Paese. Con una piccola differenza: senza imbarcare il pilota. Da diversi anni, infatti, Pechino ha optato per una strategia di riutilizzo di queste copie cinesi del MiG-19 sovietico per convertirle in droni.

Dal 2010, anno in cui i J-6 sono stati ufficialmente ritirati dal servizio in quanto a dir poco obsoleti. Dopo qualche anno, i media internazionali hanno iniziato a osservare un po’ più nel dettaglio i movimenti dell’Esercito popolare riguardo a questi vecchi caccia supersonici, perché le notizie che arrivavano da Pechino non erano quelle di una vera dismissione. E in effetti, già nel 2013 la rivista americana Foreign Policy pubblicò un articolo che descriveva i J-6 Shenyang come i “vecchi-nuovi droni killer“. Anche in quell’occasione, quello che aveva attirato gli osservatori più attenti era stata l’immagine di decine di jet in una delle basi vicino Taiwan, in particolare nelle provincie di Fujian e Guangdong.

Il motivo dell’utilizzo di questi vecchi caccia come droni è probabilmente quello di tempestare il nemico con uno sciame di unità che ne possano in qualche modo intasare e poi bucare la contraerea. È chiaro che per l’Esercito popolare di liberazione non sarebbe un residuato bellico della Guerra Fredda a costituire l’ossatura in caso di attacco a Taiwan, tuttavia non è da sottovalutare la possibilità di riempire il cielo di mezzi al punto da inceppare il muro antiaereo dell’isola. Nella sua tattica ad istrice, Taipei può certamente resistere, sferrando colpi anche molto duri, all’avanzata cinese. Ma è chiaro che un enorme quantità di mezzi aerei che si uniscono a droni moderni e aerei di nuova generazione costituisce un pericolo per qualsiasi difesa. Si pensi – con tutte le differenze del caso – a quello che è accaduto tra Israele e Striscia di Gaza quando le migliaia di razzi provenienti dai territori palestinesi sono riusciti inevitabilmente a bucare anche un sistema molto più collaudato come Iron Dome.

Il concetto potrebbe essere assimilabile, e non sarebbe certo una novità assoluta. In Nagorno Karabah, ad esempio, gli esperti segnalano che le forze dell’Azerbaijan hanno usato addirittura biplani Antonov An-2 come esche per la contraerea armena. E per quanto riguarda la conversione di aerei ormai obsoleti in droni, basti pensare che gli Stati Uniti già negli Anni Cinquanta avevano convertito le “Fortezze volanti”, i B-17 Flying Frotress, in mezzi a controllo remoto, addirittura per testarli come obiettivi per artiglieria e altri aerei (erano tutti inseriti nel 3205th Drone Group).

Che adesso si torni a parlare di queste decine di vecchi caccia di epoca sovietica non deve dunque sorprendere. Non deve meravigliare il fatto che la Cina ne abbia ancora decine, perché sono passati solo dieci anni dal loro definitivo abbandono. E non deve nemmeno colpire che Pechino abbia le capacità per convertirli in droni, dal momento che è una metodologia ormai applicata da diverse forze aeree che considerano fondamentale anche il fattore quantitativo, e che grazie a questa tecnica diminuiscono ulteriormente il rischio di vedere abbattuti aerei estremamente moderni, molto costosi e con militari a bordo. Infine, le tempistiche.. Come ne 2013, anche adesso queste decine di J-6 appaiono nelle province dell’Eastern Theater Command dell’Esercito popolare, a ridosso del mare che separa Taiwan dal continente. Le tensioni con l’isola non accennano a diminuire e Joe Biden ha detto in modo molto chiaro che qualsiasi tentativo di invasione da parte della Cina sarà fermato dagli Stati Uniti stessi. La tensione sale, e Pechino ha probabilmente voluto lanciare un ulteriore segnale colto dai satelliti di Planet Lab.

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