La guerra in Ucraina non si combatte solo sul campo di battaglia. Si combatte anche sul terreno della memoria. Dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, il conflitto ha generato una quantità senza precedenti di materiali digitali: video girati con smartphone, fotografie, messaggi sui social network, immagini satellitari, registrazioni audio, testimonianze raccolte quasi in tempo reale.

Per la prima volta nella storia europea contemporanea una guerra viene documentata quasi interamente attraverso strumenti digitali accessibili al pubblico. Questo flusso continuo di immagini e dati non è soltanto una cronaca immediata del conflitto: sta diventando la base di un nuovo tipo di archivio storico, costruito mentre gli eventi sono ancora in corso.
Negli ultimi anni diversi progetti internazionali hanno iniziato a raccogliere e organizzare queste tracce digitali. L’obiettivo non è solo conservare i materiali prodotti durante la guerra, ma creare una memoria pubblica del conflitto che possa essere studiata, verificata e utilizzata anche in futuro. In questo senso, la guerra in Ucraina sta trasformando il modo stesso in cui la storia viene documentata.
L’archivio digitale di una guerra contemporanea
Ogni guerra produce documenti, ma mai come nel caso dell’Ucraina la quantità di materiali disponibili è stata così vasta. La diffusione capillare degli smartphone, l’uso dei social media e la presenza costante di piattaforme digitali hanno fatto sì che milioni di persone diventassero, di fatto, testimoni e documentaristi del conflitto.
Civili che filmano bombardamenti dalle finestre di casa, soldati che registrano la vita quotidiana al fronte, giornalisti che pubblicano reportage in tempo reale, organizzazioni internazionali che condividono dati e immagini satellitari: tutto contribuisce a creare un flusso continuo di informazioni.
Questa massa di contenuti ha però anche un problema evidente. I social network non sono archivi permanenti: i post possono essere cancellati, gli account sospesi, i contenuti manipolati o rimossi. Senza un lavoro sistematico di raccolta e catalogazione, molte di queste tracce rischierebbero di scomparire.
Proprio per questo negli ultimi anni sono nati diversi progetti dedicati alla conservazione della memoria digitale della guerra.
Il progetto Documenting Ukraine
Tra le iniziative più significative c’è Documenting Ukraine, un progetto di ricerca internazionale promosso dall’Institute for Human Sciences (IWM) di Vienna poco dopo l’inizio dell’invasione russa del 2022. L’obiettivo del programma è creare un grande archivio multidisciplinare della guerra attraverso la raccolta sistematica di testimonianze, documenti e materiali prodotti durante il conflitto.

A differenza di molti archivi tradizionali, il progetto non si limita a conservare documenti ufficiali o fonti istituzionali. Il cuore dell’iniziativa è la raccolta di testimonianze dirette e materiali prodotti da chi sta vivendo la guerra: diari personali, interviste, registrazioni audio, fotografie, video, appunti di ricerca e documenti raccolti sul campo.
Il programma coinvolge decine di studiosi ucraini provenienti da discipline diverse – storia, sociologia, antropologia, studi culturali e scienze politiche – ai quali vengono assegnate borse di ricerca per documentare aspetti specifici della guerra. Alcuni ricercatori studiano l’esperienza dei civili nelle città bombardate, altri si concentrano sui processi di sfollamento interno, sulla vita nei territori occupati o sulla trasformazione delle istituzioni culturali durante il conflitto.
Questo approccio multidisciplinare permette di osservare la guerra non solo come evento militare o geopolitico, ma come esperienza sociale complessa che coinvolge la vita quotidiana, le relazioni familiari, le pratiche culturali e le trasformazioni della società.
Uno degli elementi centrali del progetto è proprio la costruzione di un archivio digitale. I materiali raccolti dai ricercatori vengono catalogati, descritti e conservati in modo da poter essere utilizzati in futuro da storici, studiosi delle scienze sociali e istituzioni culturali. In molti casi si tratta di documenti che difficilmente entrerebbero negli archivi tradizionali: appunti personali, registrazioni di conversazioni, fotografie scattate nella vita quotidiana durante il conflitto.
Il progetto prevede anche la collaborazione con archivi e istituzioni ucraine per garantire che questi materiali vengano preservati nel lungo periodo. L’obiettivo non è soltanto produrre ricerca accademica immediata, ma creare una base documentaria per lo studio futuro della guerra.
Un altro aspetto importante di Documenting Ukraine è la dimensione internazionale. Il progetto collega ricercatori ucraini con istituzioni accademiche europee e nordamericane, creando una rete di studiosi impegnati nella documentazione del conflitto. In questo modo la raccolta delle testimonianze non resta confinata a singole iniziative locali, ma diventa parte di un programma di ricerca coordinato su scala internazionale.
Social media, immagini satellitari e open source intelligence
Uno degli elementi più innovativi della documentazione della guerra in Ucraina è il ruolo delle tecnologie digitali e dell’Open Source Intelligence (OSINT).
Negli ultimi anni gruppi di analisti, ricercatori e giornalisti investigativi hanno sviluppato tecniche per analizzare informazioni pubblicamente disponibili online. Video pubblicati sui social network, fotografie geolocalizzate, immagini satellitari commerciali e dati open source possono essere utilizzati per ricostruire eventi militari, identificare luoghi di bombardamenti o verificare violazioni dei diritti umani.

Attraverso tecniche di geolocalizzazione, analisi delle ombre, confronto con immagini satellitari e verifica incrociata delle fonti, è possibile stabilire con una certa precisione quando e dove sono stati girati molti dei video che circolano online.
Queste pratiche, sviluppate inizialmente nel giornalismo investigativo e nelle comunità online di analisti, stanno diventando sempre più importanti anche per la documentazione storica dei conflitti. In molti casi i materiali raccolti attraverso OSINT vengono utilizzati da organizzazioni internazionali, ONG e tribunali per documentare possibili crimini di guerra.
Fare storia mentre la storia accade
La raccolta di questi materiali rappresenta anche un caso emblematico di public history, la disciplina che studia come la storia venga costruita e condivisa nello spazio pubblico.
Tradizionalmente gli archivi storici si formavano molti anni dopo gli eventi. I documenti ufficiali venivano declassificati, le lettere private raccolte dagli archivi, le testimonianze registrate quando ormai il conflitto apparteneva al passato. Nel caso della guerra in Ucraina, invece, il processo avviene quasi simultaneamente agli eventi. Testimonianze, immagini e dati vengono raccolti e archiviati mentre la guerra è ancora in corso.

Questo cambia profondamente anche il lavoro degli storici. Non si tratta più soltanto di analizzare fonti del passato, ma di partecipare alla costruzione delle fonti stesse: selezionare i materiali, verificarne l’autenticità, organizzarli in archivi accessibili e comprensibili.
Allo stesso tempo la produzione di memoria non è più limitata agli specialisti. Cittadini, attivisti, giornalisti e comunità online partecipano attivamente alla documentazione del conflitto. In questo senso la memoria della guerra diventa un processo collettivo.
La battaglia per la memoria
La creazione di archivi digitali non riguarda soltanto la ricerca storica. Ha anche una dimensione politica e culturale.
Le guerre sono sempre state accompagnate da battaglie per il controllo della narrazione. Stabilire quali eventi siano documentati, quali testimonianze sopravvivano e quali prove vengano conservate significa anche influenzare il modo in cui il conflitto sarà ricordato.
Nel caso dell’Ucraina, la raccolta sistematica di documenti e testimonianze ha anche l’obiettivo di preservare prove che potrebbero essere utilizzate in futuro per indagini internazionali. La giustizia internazionale richiederà la documentazione sotto forma di prove di crimini di guerra, che esula dall’ambito di Documenting Ukraine, sebbene il progetto consideri l’esperienza delle atrocità una parte importante della documentazione che si vuole costruire.

Allo stesso tempo questi archivi contribuiranno a definire la memoria pubblica del conflitto: il modo in cui verrà insegnato nelle scuole, raccontato nei musei e studiato dagli storici nei decenni futuri.
Last but not least, il progetto è incentrato sul lavoro intellettuale ucraino: i progetti sono concepiti, sviluppati e realizzati da ucraini, e i beneficiari mantengono i pieni diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi opera da loro prodotta. Documenting Ukraine è stata progettata in questo modo non solo perché gli ucraini dovrebbero avere il diritto di raccontare la loro storia, ma perché sono anche i più attrezzati per farlo.
Il futuro della memoria dei conflitti
La guerra in Ucraina potrebbe rappresentare un punto di svolta nel modo in cui i conflitti contemporanei vengono documentati e archiviati.
Se nel Novecento la memoria delle guerre era conservata principalmente attraverso archivi statali, documenti ufficiali e testimonianze raccolte anni dopo, oggi la storia si costruisce anche attraverso una rete globale di dati digitali, piattaforme online e contributi diffusi.

In questo scenario, la sfida non è più soltanto conservare i documenti, ma gestire un’enorme quantità di informazioni prodotte in tempo reale. Selezionare, verificare e organizzare queste fonti sarà una delle grandi questioni della ricerca storica nei prossimi decenni.
Per questo motivo molti studiosi considerano la guerra in Ucraina come un vero e proprio laboratorio globale. Non solo per le tecnologie utilizzate per documentarla, ma anche per il modo in cui sta cambiando il rapporto tra storia, memoria pubblica e partecipazione dei cittadini.
Archiviare la guerra significa dunque non soltanto preservare il passato, ma costruire fin da ora la memoria di ciò che un giorno verrà chiamato storia.
Capire come il passato viene usato nel racconto dell’attualità è una delle sfide del giornalismo contemporaneo. Nata, come definizione, nell’ambiente accademico americano degli anni ’70, la public history è un concetto che si propone di fare da ponte tra il sapere esperto dello storico e la memoria vissuta dalla collettività. Per rendere la storia non solo accessibile, ma partecipata.
Proprio per questo ho realizzato un videocorso dedicato al rapporto tra public history e giornalismo narrativo. Per saperne di più clicca qui.
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