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L’Arabia Saudita ha annunciato che “sospenderà temporaneamente” tutte le esportazioni di petrolio attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb, nel Mar Rosso. L’annuncio è arrivato dopo l’attacco a due petroliere da parte dei miliziani Houthi. Ed è destinato ad avere importanti ripercussioni sul futuro del conflitto in Yemen ma anche su tutta la regione.

Sospeso il traffico petrolifero

“L’Arabia Saudita sta temporaneamente interrompendo tutte le esportazioni di petrolio attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb fino a quando la situazione diventerà più chiara e il transito marittimo attraverso Bab al-Mandeb sarà sicuro”, si legge nella dichiarazione rilasciato dal ministro dell’Energia saudita Khalid al-Falih. Il ministro ha spiegato che i ribelli hanno colpito due navi cisterna della compagnia saudita Bahri. 

“Ognuna delle navi cisterna attaccate aveva una capacità di due milioni di barili e il carico era pieno di greggio. Una delle due petroliere ha subito danni lievi”, ha specificato Falih. “Fortunatamente, non ci sono stati feriti o fuoriuscite di petrolio che avrebbero provocato danni ambientali catastrofici. Attualmente sono in corso tentativi per spostare la nave danneggiata nel più vicino porto saudita”.

L’annuncio dell’attacco da parte Houthi

Ieri, la televisione pro-Houthi Al-Masirah aveva annunciato che i ribelli avevano preso di mira una nave da guerra saudita di nome Al-Dammam, senza fornire però ulteriori dettagli su quanto accaduto. Il sito yemenita annunciava semplicemente: “La Forza navale dell’Esercito yemenita e i Comitati popolari hanno annunciato di aver colpito la chiatta saudita Dammam al largo della costa occidentale dello Yemen”.

Le fonti, pertanto, sembrano essere discordanti. Da parte Houthi non sono arrivate dichiarazioni riguardo all’aver colpito petroliere saudite. Mentre da Riad confermano l’avvenuto danneggiamento delle due navi cisterna ad opera dei missili delle roccaforti ribelli sciite.

L’importanza del petrolio e Hodeidah

Da molti mesi, la coalizione saudita sta puntando sulla libertà di navigazione per le petroliere e le grandi navi mercantili nel Mar Rosso. Come già scritto in questa testata, la guerra in Yemen ha, fra le tante motivazioni, ha anche un obiettivo strategico: il controllo delle rotte del Mar Rosso. E l’assedio al porto di Hodeidah è di fondamentale importanza proprio per comprendere quale sia uno degli obiettivi di questo oscuro conflitto: ottenere postazioni strategiche in tutto quel settore marittimo.

Lo stretto di Bab el-Mandeb è l’ingresso meridionale del Mar Rosso. Controllarlo, significa avere il pieno monitoraggio del traffico mercantile che connette Mediterraneo, Golfo Persico e Oceano Indiano. “Questo attacco terroristico è una pericolosa minaccia per la libertà di navigazione e il commercio internazionale nel Mar Rosso”, ha dichiarato Turki al-Maliki, portavoce delle forze internazionali a guida saudita.

“Il porto di Hodeidah è ancora il punto di partenza degli attacchi terroristici“, ha dichiarato il portavoce. Segnale che la notizia di questo attacco, insieme alla sospensione del traffico di petrolio, possa essere l’anticamera di una ripresa dell’assedio.

Le forze filo-governative, sostenute in gran parte dalle truppe degli Emirati Arabi Uniti, hanno fermato l’offensiva per permettere alle Nazioni Unite di giungere a un accordo. Ma questo tipo di politica non è piaciuta a molti vertici della coalizione, che vorrebbero invece farla definitivamente finita con la città Houthi.

Gli Emirati hanno già mandato l’avvertimento che le truppe della coalizione sono pronte a “liberare” la città se questi sforzi dell’Onu falliscono. Ieri, a Sanaa, è arrivato Martin Griffiths, inviato speciale Onu per la crisi con un aereo proveniente da Riad, dove aveva incontro il primo ministro yemenita Ahmed bin Daghr. Secondo Anadolu i colloqui tra Griffiths e gli Houthi saranno incentrati sul piano delle Nazioni Unite per fermare i combattimenti a Hodeidah.

Secondo il ministro degli Esteri yemenita, Khaled al-Yamani, il piano prevede l’abbandono della città da parte delle forze sciite e il dispiegamento di osservatori Onu nel porto. Unica soluzione per evitare una tragedia umanitaria.

Conseguenze sulla regione

L’annuncio dell’Arabia Saudita di sospendere il traffico di petrolio nello Stretto di Bab el-Mandeb non può essere sottovalutato. Riad ha in mano un’arma potente per modificare la percezione della guerra in Yemen. E il fatto che questa notizia arrivi proprio nel momento decisivo dell’assedio di Hodeidah indica che la monarchia saudita è pronta a utilizzare forse la leva più importante per risolvere il conflitto.

La maggior parte del petrolio dei Paesi del Golfo che transita attraverso il Canale di Suez e per l’oleodotto Sumed passa per lo Stretto di Bab el-Mandeb. Le stime risalenti al 2016, quindi già in pieno conflitto, parlavano di di 4,8 milioni di barili al giorno di greggio e di prodotti petroliferi raffinati che passavano attraverso questa rotta.

E le conseguenze già si sentono in tutto il mondo. Il prezzo del petrolio, all’annuncio di questo stop alla rotta del Mar Rosso, è iniziato a salire. Una conseguenza preventivabile e che da comprendere meglio tutto ciò che avviene tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso.

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