L’Arabia Saudita cerca il sostegno britannico contro gli Houthi? Gli scenari tra Yemen e Bab-el-Mandeb

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L’Arabia Saudita avrebbe chiesto anche al Regno Unito sostegno per gestire gli attacchi degli Houthi sul suo territorio che hanno portato all’interruzione dell’East-West Pipeline e a un disarticolamento dei flussi energetici, oltre che alla riesplosione della crisi geopolitica dello Yemen. Lo riferisce Bloomberg sottolineando che la mossa rappresenterebbe una sfida di politica estera per il primo ministro Andy Burnham e che “tali richieste includono il supporto operativo all’esercito saudita per respingere l’avanzata del gruppo sostenuto dall’Iran lungo la costa yemenita del Mar Rosso verso lo stretto di Bab el-Mandeb, nonché l’aiuto per difendersi dagli attacchi alle infrastrutture petrolifere del suo territori”. Per ora, secondo la testata, Downing Street avrebbe accettato di inviare consiglieri a Riad, ma non avrebbe promosso ulteriori mosse. Londra, nei giorni scorsi, ha condannato pesantemente le mosse Houthi e il rinfocolamento del conflitto in sede di Consiglio di Sicurezza Onu.

Il teatro yemenita è strategico per il Regno Unito, così come lo è la stabilità dell’Arabia Saudita, importante alleato di Londra. Nel 2024-2025 il Regno Unito e gli Stati Uniti in sinergia promossero l’Operazione Poseidon Archer per contrastare le manovre dei ribelli yemeniti Houthi tese a bloccare il traffico commerciale colpendo le navi in movimento nel Mar Rosso e trasformando la strozzatura di Bab-el-Mandeb in un problema commerciale globale, giustificando col sostegno dell’Occidente a Israele nella guerra di Gaza la scelta di scendere in campo. Londra, guidata da Rishi Sunak, e Washington, dove Joe Biden era nell’ultimo anno di presidenza, condussero oltre novecento sortite in Yemen utilizzando gli asset aerei e missilistici del Centcom a stelle e strisce e quelli britannici schierati tra Cipro e il Medio Oriente.

Allora Regno Unito e Usa miravano a scardinare la capacità degli Houthi di interdire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Oggi lo scenario vede l’Arabia Saudita colpita all’interno nei suoi asset critici e la sua sicurezza messa a repentaglio dalla riapertura degli scontri in Yemen, che durante la precedente campagna non erano ri-esplosi sul terreno, e il focus sembra essere piuttosto sulla sicurezza del Paese custode dei Luoghi Santi dell’Islam prima ancora che sulla deterrenza sulle future mosse Houthi.

Bloomberg analizza che in questo caso il problema posto dall’insorgenza Houthi al Regno Unito e dal peggioramento della crisi energetica globale si manifesterebbe assieme a un peggioramento potenziale dell’inflazione e della sicurezza dei titoli di Stato britannici proprio mentre il governo laburista pensa al bilancio per il prossimo anno e ” il Cancelliere dello Scacchiere  John Healey sperava in un allentamento delle preoccupazioni inflazionistiche che pesano sui costi di indebitamento del governo”. A luglio 2026 l’inflazione britannica è salita al 2,9% annuo, e mentre si aspetta la pubblicazione del dato di agosto l’ipotesi di uno sforamento del 3% è data come plausibile. Da qui a immaginare un intervento del Regno Unito a sostegno di Riad, però, passa un ampio solco. E del resto altri partner dell’Arabia Saudita agiscono con attenzione preoccupata al conflitot e circospezione.

Trump si defila

Chi in passato ha guidato gli attacchi agli Houthi sono stati gli Stati Uniti. Ma questa volta, il presidente Usa Donald Trump ha lasciato intendere gli Usa non interverranno militarmente al fianco dei sauditi, almeno non con raid aerei e supporto operativo in battaglia. Riad, secondo quanto riportato da Axios, avrebbe infatti chiesto anche a Washington di intervenire contro gli Houthi in Yemen, ma Trump avrebbe rifiutato. A pesare sulla decisione, il faticoso impegno nel conflitto con l’Iran e la conseguente carenza di munizioni confermata anche dal Pentagono. Una forma di sostegno più indiretta è quella che emergerebbe da ciò che la Cnn ha rivelato citando fonti a conoscenza della situazione e secondo cui più di cento consiglieri militari americani opererebbero già sul campo in Arabia Saudita e fornirebbero intelligence, supporto geospaziale e strumenti di tracciamento in tempo reale del campo di battaglia.

Secondo Danny Citrinowicz, ex esponente dei servizi israeliani ed esperto di intelligence e sicurezza nazionale, “la presenza di consiglieri Usa in Arabia Saudita è importante, ma difficilmente sposterà gli equilibri. Senza l’intervento consistente di un altro partner, Riad rischia di dover scegliere tra un’escalation potenzialmente sfavorevole e l’accettazione di condizioni dettate dagli Houthi”. È in questo quadro che va letta la significativa assenza di Pakistan e Turchia, firmatari con i sauditi dell’Accordo della Mecca, che per il momento hanno scelto di tenersi alla larga dal conflitto.

Cooperazione tra Israele e Arabia Saudita in vista?

Il quotidiano israeliano Walla ha invece scritto che con la mediazione del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), si sarebbero svolti colloqui tra Israele e Arabia Saudita con cui Riad avrebbe chiesto sostegno di intelligence con l’obiettivo di potersi difendere dagli attacchi degli alleati yemeniti e iracheni dell’Iran e di proteggere gli asset strategici. Un appoggio di questo tipo contribuirebbe a dare a Riad un quadro chiaro delle prospettive dei ribelli e a capire come i suoi avversari intendano muoversi in modo tale da alzare l’asticella della pressione sul principale sponsor del governo internazionalmente riconosciuto contro cui hanno ripreso a combattere.

La convergenza sul dossier yemenita potrebbe riavvicinare Israele e Arabia Saudita? Se confermati, i colloqui avrebbero un ruolo politico rilevante. Riad e Tel Aviv, nota il Jerusalem Post, “condividono diversi interessi di sicurezza, a prescindere dalla normalizzazione dei rapporti, e si nutre ottimismo sulla possibilità che a breve venga presentata una tabella di marcia che conduca a un accordo diplomatico”.

In definitiva, qualcosa sembra muoversi attorno al conteso e complesso teatro yemenita. La notizia che dopo Usa e Israele anche il Regno Unito avrebbe ricevuto richieste di assistenza da parte di Riad mostra le problematiche del Paese guidato da Mohammad bin Salman e l’imprevedibilità della minaccia degli Houthi ma anche che il Regno può contare su rapporti politici strutturati o potenziali di un certo livello e che ci potrebbe essere la percezione di considerare Riad too big to fail per il suo peso nelle questioni economiche, energetiche, geopolitiche globali. Dunque il dossier Yemen tocca molte potenze e di fronte alle difficoltà saudita se da un lato per diversi Stati intervenire direttamente contro gli Houthi sarebbe politicamente oneroso, dall’altro tutti ci tengono quantomeno ad ascoltare le richieste del player arabo in difficoltà. A prescindere da come lo si veda attore centrale e decisivo in Medio Oriente, anche nelle fasi di tensione.

Fonti