In Ucraina società occidentali che vantano importanti storici come appaltatori militari – e comprendono anche affari in l’Afghanistan – hanno offerto i propri servigi al fine di sostenere lo sforzo bellico delle truppe di Kiev; che hanno sacrificato e perduto nei feroci scontri un’altissima percentuale dei loro armamenti pesanti. Altre realtà europee, anche a livello governativo, stanno approcciando a questo nuovo tipo di sostegno parallelo. Kiev ringrazia, ma ricorda che il tempo stringe e che la fase decisiva della guerra è adesso.

Riparare e rischierare

Stati Uniti d’America e Regno Unito, ma anche Francia e Germania, stanno offrendo la loro expertise e in alcuni casi di inviare sul posto esperti capaci di riparare sistemi d’arma recuperabili come i cannoni di grosso calibro, senza che essi lascino il territorio ucraino. Un’operazione che prevede tempi, costi di trasporto, e ulteriori attese prima del nuovo schieramento dell’arma nei settori di fronte che la richiedono. Questa nuova opzione potrebbe giustificare la presenza di osservatori esteri e non solo sul campo; ma il tratto più interessante, e allo stesso preoccupante è che sembra provenire da un altro secolo di conflitti: quando un solo cannone poteva fare la differenza. Lasciando inconfutabile segno che ogni bocca da fuoco sta diventando non solo utile per Kiev, ma necessaria.

L’Occidente muove industria e Difesa per Kiev

A riportare la notizia è stato il sito d’analisi statunitense DefenseOne, che spiega come “l’accordo di riparazione e manutenzione” possa rappresentare l’ennesimo sforzo in sostegno dell’Ucraina da parte dei partner occidentali, che hanno promesso di continuare a sostenere di Kiev ma sembrano allontanarsi gradualmente dal concetto del “costi quel che costi”. Obiettivo secondario dello sforzo sarebbe implicitamente quello di “rilanciare l’industria locale” mentre il sostegno e le promesse di ulteriori aiuti nel campo dei sistemi d’arma e di denaro vengono riportate come “sempre più precarie”.

Nella partita ci sarebbero società come la Bae Systems, britannica, che ha firmato un accordo per la società di manutenzione dei veicoli Ams Integrated Solutions Ltd per riparare i sistemi di artiglieria che il Regno Unito ha donato all’Ucraina; la Babcock, che si occuperà della manutenzione di unità navali dragamine, e Thales, che avrebbe preso contatti con una società che produce i preziosissimi droni in loco, l’Aerodrone.

Per la parte francese una delegazione guidata dal ministero della Difesa di Parigi ha già discusso da tempo riguardo “partenariati tra l’industria della difesa e l’Ucraina”; mentre la società francese Arquus avrebbe già accettato di riparare i veicoli corazzati ucraini, e una società di software, la Vistory, si vorrebbe impegnare nell’utile settore della “stampa 3d” che è recentemente usata per la produzione di piccoli pezzi di ricambio essenziali. Una società attiva del compartimento Difesa tedesca, la Rheinmetall, ha invece confermato che già dall’inizio di dicembre si sarebbe occupata dei veicoli da combattimento per il trasporto della fanteria Fuchs e Lynx destinati all’Ucraina.

Tutto questo impegno andrebbe visto come parte di una “spinta da parte degli Stati Uniti e degli alleati europei” per spostare la manutenzione e la produzione di armi più vicino al fronte. Tutto dipende dal vedere se la “riparazione” o la “produzione in loco” sia una strategia di sostegno parallela alla fornitura di armi o il primo passo di un graduale processo associabile ad una exit-strategy che porti il sistema industriale bellico ucraino ad autoalimentarsi.

Sostegno puro o strategia d’uscita?

Fino ad oggi gli armamenti forniti all’Ucraina sono sempre stati riparati dal governo e dall’apparato ucraino – quando possibile – o con l’ausilio dei governi stranieri che le portavano al di fuori dell’Ucraina, ad esempio in Polonia: protagonista essenziale e crocevia degli “armamenti occidentali” che all’inizio del conflitto venivano concentrati nelle basi per poi attraversare segretamente il confine.

Questa procedura di recupero, spedizione, riparazione e nuovo invio in aera operazioni ha sempre rappresentato uno spreco di tempo e di denaro, considerata da la distanza dalla prima linea – ma al contempo la sicurezza che i siti di riparazione non venissero né conosciuti, né localizzati, né come la guerra da sempre prevede nelle sue tattiche “messi tra gli obiettivi” dei bombardamenti.

“All’inizio di dicembre, gli Stati Uniti hanno ospitato una delegazione di funzionari ucraini in incontri che hanno portato a una serie di annunci volti a sostenere la coproduzione. Tra le misure c’è l’inserimento di un consigliere del Dipartimento di Stato nel Ministero delle industrie strategiche dell’Ucraina e di un team per gli accordi con l’Ucraina incaricato di fornire indicazioni su potenziali accordi USA-Ucraina”, hanno spiegato recentemente dalle pagine di DefenseOne.

Non appare casuale la concomitanza tra questa via parallela di sostegno e il raffreddamento dell’entusiasmo da parte degli Stati Uniti e alcuni attori europei nelle forniture di armi all’Ucraina che non sta ottenendo vittorie schiaccianti per riballate le sorti del conflitto contro Mosca. O almeno, non come le intelligence occidentali avevano suggerito e pronosticato.

Mentre i governi europei non sembrano raggiungere gli obiettivi di “aumento degli aiuti” per la difesa all’Ucraina e l’apporto statunitense appare sempre più precario in vista di un cambio di amministrazione alla Casa Bianca, il piano per supportare l’industria bellica e complementare ucraina, sostituendo apparati di produzione di armi di era sovietica a vantaggio di sistemi d’arma occidentali, viene visto come un deal che può portare” benefici a lungo termine per l’Ucraina”. Allo stesso tempo, però, pone un quesito fondamentale anche nella sola proiezione: Kiev avrà la capacità e le armi adatte a proteggere questi “nuovi” siti industriali? Perché per svolgere un compito simile sono necessari sistemi missilistici Patriot, non dei semplici cannoni di grosso calibro. Almeno nella guerra di oggi.