Antiaerea sotto pressione in Israele: Tel Aviv missili e navi Usa in aiuto contro i raid iraniani

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L’Iran risponde ad Israele e Tel Aviv ha bisogno della cavalleria ausiliaria statunitense per intercettare parte dei missili che hanno colpito la capitale israeliana e altri centri, come il porto di Haifa, nella notte successiva al varo dell’operazione Rising Lion e dei massicci bombardamenti sulla Repubblica Islamica.

Gli Usa a fianco di Israele per abbattere i missili iraniani

Israele ha sdoganato una superiorità indubbia sul piano aereo e balistico per quanto concerne la capacità di penetrazione del territorio iraniano, ma mostra ancora evidenti lacune sul fronte della difesa del territorio metropolitano: solo l’attivazione da parte degli Usa delle batterie di Patriot, del sistema anti missili balistici Terminal High Altitude Area Defense e delle difese di un cacciatorpediniere stanziato nel Mediterraneo Orientale hanno consentito a Israele di completare l’abbattimento di diversi vettori iraniani.

Gli attacchi concentrati su Tel Aviv e su obiettivi strategici come il Ministero della Difesa israeliano, sfiorato in più occasioni, hanno visto diverse ondate di missili bucare la “Fionda di Davide” israeliana e colpire Tel Aviv, mantenendo in allerta per tutta la notte lo Stato Ebraico e costringendo i cittadini della capitale a cercare riparo nei bunker antiaerei.

Almeno 2 i morti registrati negli attacchi iraniani che stanno mantenendo un preciso indirizzo strategico mirando a saturare le difese aeree nemiche in sinergia con altri asset, come i missili e i droni provenienti dallo Yemen e lanciati dagli Houthi, per consentire a quanti più vettori di passare. Per questo Tel Aviv, che durante la giornata aveva già schierato i caccia F-16 per intercettare una prima ondata di droni iraniani, ha avuto bisogno dell’ausilio americano

Lo schieramento americano

Citando funzionari Usa, il Times of Israel segnala che “gli aerei da combattimento americani stanno pattugliando i cieli del Medio Oriente per proteggere il personale e le installazioni, e le basi aeree nella regione stanno adottando ulteriori precauzioni di sicurezza” impiegando un corposo personale militare, salito da 30mila uomini stanziali a 45mila dopo l’escalation in Medio Oriente seguita ai fatti del 7 ottobre 2023, per appoggiare Israele.

Washington schiera inoltre nel Mar Arabico una portaerei, la Uss Carl Vinson, che dopo aver preso parte ai raid in Yemen degli scorsi mesi potrebbe spostarsi e fornire appoggio a Israele nel contrasto alla risposta iraniana. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che i bombardamenti di Israele possono essere una via per riportare Teheran al tavolo delle trattative per un fattivo accordo sul nucleare, ma ad oggi questa prospettiva sembra remota. Segnaliamo però che il peso decisivo degli Usa in sostegno a Israele nell’intercettazione mostra quanto, in fin dei conti, la capacità di Tel Aviv di agire autonomamente valga più sul fronte della proiezione diretta che su quello della gestione del conflitto con l’Iran a 360 gradi. A seconda di quanto profonda sarà la reazione iraniana nei prossimi giorni e di quanti missili la Repubblica Islamica ha effettivamente a disposizione si capirà la portata di questo appoggio decisivo.