La geopolitica della corsa allo spazio
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Mentre il mondo è impegnato a combattere la sua guerra contro il virus Covid-19, gli assetti globali e le nuove alleanze si muovo in punta di piedi e i grandi scontri politici che a lungo avevano monopolizzato le prime pagine di giornale passano in secondo piano. Ma per nessun motivo si fermano. Le acquisizioni di missili russi S-400 da parte del governo di Ankara infatti proseguono alle spalle di Washington, che a lungo aveva espresso la sua ira, dato che il sistema missilistico che al Cremlino hanno ribattezzato ufficiosamente “F-35 killer”, non può rischiare di entrare a contatto appunto con i caccia di ultima generazione che integrano tecnologie all’avanguardia protette da segreto militare, e che oltre ad armare mezza Nato devono armare anche l’aeronautica della Turchia.

Secondo le ultime notizie, Russia e Turchia avrebbero posto le basi per firmare la seconda commessa che consegnerebbe ad Ankara una seconda batteria missilistica di difesa aerea S-400. A riferirlo è stato il capo del Servizio federale russo per la cooperazione militare e tecnica Dmitry Shugayev. “Credo che concluderemo il secondo contratto nel prossimo futuro. Implica una certa partecipazione dei partner turchi al processo di produzione”, ha commentato il funzionario di Mosca, specificando come “tutte le questioni tecniche sono state risolte”. Il governo di Ankara, dopo un lungo braccio di ferro con gli Stati Uniti che aveva intimato ad Erdogan di non portare a termine i negoziati per l’acquisizione dei missili russi, offrendo il pacchetto “Patriot” per sopperire alla necessità avanzata dalla Turchia in materia di “difesa antiaerea”.

La prima batteria, comprendente otto lanciatori e oltre 100 missili, è stata spedita in Turchia alla fine dell’estate scorsa, e in dopo all’arrivo di tutti i componenti è stata testata con successo in novembre: dopo che gli esperti russi hanno terminato l’addestramento dei loro omologhi turchi. “La domanda ora è quando la Turchia deciderà di metterli in servizio di combattimento. Questa è la loro priorità”, ha riportato Shugayev.

Ankara ha già siglato un accordo da  2,5 miliardi di dollari con Mosca per la consegna di sistemi S-400, e questo accordo potrebbe essere ampliato, ottenendo due battaglioni di missili che potrebbero essere così schierati in più punti sensibili del Paese e garantire una bolla di difesa aerea estremamente efficace. Ma come può uno stato membro della Nato acquistare tali sistemi missilistici, considerati “avversari”, senza alcun tipo di conseguenza? In questo momento gli Stati Uniti e molti partner della Nato sono impegnati a combattere una minaccia reale che rischia di mettere in pericolo non solo la popolazione, ma anche l’economia che garantisce gli assetti globali e con essi lo status-quo. Lo scorso luglio la Casa Bianca aveva minacciato duramente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan , paventando l’ipotesi di estromettere la Turchia dal programma F-35 e di aggiungere pesanti sanzioni economiche se Ankara avesse davvero scelto di protendere per la Russia; ma numerosi crisi internazionali estremamente delicate – si pensi alla nuova crisi siriana e alla crisi libica – hanno fatto passare in secondo piano questo rischio puramente “teorico”, legato più ad un concetto di principio che a reali possibilità di spionaggio militare, evidentemente. Si potrebbe ipotizzare infatti che i toni degli Stati Uniti sarebbero stati molto più “alti” se fossero davvero stati messi a rischio i nuovi jet stealth che Lockheed Martin continua a fabbricare, firmando commesse per centinaia di velivoli al committente.

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