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Negli Stati Uniti si è acceso un aspro dibattito riguardante il futuro dell’arsenale nucleare scatenato dal cambio di colore dell’amministrazione. All’interno del partito Democratico esistono delle forti correnti di pensiero che vorrebbero effettuare pesanti tagli lineari al bilancio della Difesa proprio in questo settore, ed in particolare criticano aspramente il programma di sviluppo del nuovo sistema missilistico intercontinentale (il Gbsd – Ground Based Strategic Deterrent) che dovrà sostituire i 450 Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) tipo Minuteman III, che costituiscono il braccio terrestre della triade di deterrenza atomica statunitense.

Non tutti, all’interno dei Dem di oltre Atlantico, sono però d’accordo con questa linea. Una voce dissonante importante è rappresentata dal senatore Jon Tester, presidente entrante della commissione per gli stanziamenti della Difesa del Senato Usa.

Il senatore del Montana ha affermato, in una recente intervista a Defense News, di essere aperto a tagli mirati, non lineari, e ha ribadito il suo sostegno alla modernizzazione dell’arsenale dei missili balistici intercontinentali, che costituiscono un “incredibile deterrente” per gli Stati Uniti.

L’U.S. Air Force prevede che il Gbsd venga costruito dalla Northrop Grumman con una spesa di circa 100 miliardi di dollari, ma alcuni democratici e sostenitori del controllo degli armamenti hanno spinto per tagliare questo programma.

Lo scorso settembre, quando ancora non si sapeva il futuro del Trattato Start sul controllo degli armamenti atomici, abbiamo avuto modo di analizzare le possibili opzioni, e relativi costi, che avrebbero potuto intraprendere gli Stati Uniti se avessero deciso di rinunciare all’espansione del loro arsenale, modernizzarlo, o aumentarlo.

Il senatore, nonostante abbia appena assunto la carica, ha però le idee già ben chiare: “penso che sia importante andare avanti con il Gbsd perché credo che ci sia ancora un deterrente importante”.

“Il principio è che possiamo sempre cercare modi per ottenere un migliore rapporto qualità-prezzo, e penso che dobbiamo ascoltare i militari e ritenerli responsabili, proprio come dobbiamo ritenere responsabili gli appaltatori esterni” ha sottolineato, aggiungendo che “sono disponibile a far funzionare il sistema in modo migliore e più efficiente, ma non voglio mai rinunciare alla supervisione e alla responsabilità”.

Tester risulta essere un acceso sostenitore degli Icbm come strumento di deterrenza, avendoli definiti un “deterrente incredibile” e ritiene soprattutto che gli Stati Uniti debbano ancora affidarsi a questo tipo di sistemi per garantire questa capacità, che, come abbiamo avuto modo di analizzare recentemente, è l’unica in grado di garantire stabilità in un contesto globale in cui esiste ancora la minaccia atomica ed in cui, sostanzialmente, vale ancora il principio della “mutua distruzione assicurata” (il cui acronimo anglosassone è Mad), sebbene oggi messo fortemente in dubbio da nuove dottrine di impiego degli armamenti atomici (le testate a basso potenziale) e dall’idea di poter utilizzare sistemi balistici convenzionali molto precisi (il programma Prompt Global Strike).

I sostenitori del controllo degli armamenti pensano che si possa allungare la vita operativa dei Minuteman III, mentre i funzionari militari responsabili dell’arsenale nucleare sostengono il contrario. Del resto il Minuteman III è un vettore presente negli arsenali atomici statunitensi sin dal 1970, e, anche non considerando i progressi dei sistemi Abm (come gli S-400 e 500), ha raggiunto il limite del suo sviluppo. Mantenere in servizio un sistema con così tanti anni di anzianità, poi, fa lievitare i costi di manutenzione e mantenimento.

Anche su questo punto il senatore ha le idee precise, quando afferma che questa possibilità non la considera “a priori” ma che intende valutare, in base alla minaccia avversaria, se davvero i Minuteman III siano ancora uno strumento di deterrenza efficace non solo nei confronti della Russia. Tester ha infatti il pregio di non avere una visione che considera ossessivamente la Federazione Russa una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti – ritiene infatti che lo sia stata molto di più negli anni ’60 del secolo scorso – e guarda con lungimiranza agli altri attori internazionali che potrebbero facilmente assurgere a nuove potenze nucleari con un ruolo importante su scala globale: la Cina sopra le altre.

Negli Stati Uniti si è messo in moto un meccanismo composto da think tank progressisti che spingono fortemente verso i tagli alla Difesa ed in particolare vorrebbero ridimensionare notevolmente la modernizzazione dell’arsenale atomico eliminando unilateralmente programmi e centinaia di sistemi (anche singoli come le testate), nel tentativo di far sedere al tavolo dei negoziati del disarmo Russia e Cina. Una tattica potenzialmente fallimentare quella Dem, come abbiamo già avuto modo di dire, pertanto il senatore Tester, se davvero intende proseguire sulla strada della modernizzazione, troverebbe facilmente i Repubblicani a fargli sponda, un fattore non secondario nei fragili equilibri del Congresso Usa. C’è anche un’altra considerazione da fare: la sua nomina, stante il suo pensiero, potrebbe significare che la presidenza non intende assecondare le correnti Dem più intransigenti per quanto riguarda i tagli al bilancio, ed (anche) in questo l’amministrazione Biden si porrebbe nel solco di quella Trump.