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Il ministero della Difesa russo ha rilasciato un video in cui due velivoli statunitensi da ricognizione marittima ed elettronica sono stati intercettati dalla Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily le Forze Aerospaziali Russe) mentre erano in volo nello spazio aereo internazionale nella regione del Mar Nero.

Il decollo su allarme (in gergo scramble) dei caccia russi molto probabilmente al 26 giugno: nel video si vede distintamente un pattugliatore marittimo P-8A Poseidon e un aereo da ricognizione elettronica RC-135W Rivet Joint mentre viene rifornito in volo da un’aerocisterna KC-135.

Da quello che sappiamo in quello stesso giorno, sempre nei cieli del Mar Nero che circondano la penisola di Crimea, era in volo anche un altro velivolo Usa: un drone da ricognizione RQ-4A Global Hawk che ha effettuato una lunga crociera circumnavigando la penisola e arrivando quasi sino alla zona di mare antistante la Georgia, quindi passando davanti al porto e base navale russa di Novorossijsk.

Secondo le fonti russe caccia tipo Sukhoi Su-30SM hanno scortato i due pattugliatori lungo tutta la loro rotta.

Il video diffuso da Mosca ci permette di dare uno sguardo più da vicino a un velivolo molto interessante e poco noto ai più: l’RC-135W fa parte di una numerosa famiglia di aerei spia derivati dal C-135, ovvero la versione militare del Boeing 707, che effettuano crociere di ricognizione elettronica lungo tutti i confini della Russia sin dai tempi della Guerra Fredda.

Proprio questo velivolo divenne noto al pubblico quando nel 1983 il volo Korean Air 007 venne abbattuto “per errore” da un caccia intercettore sovietico (un Sukhoi Su-15TM Flagon) che decollò su allarme convinto di intercettare un RC-135 che aveva sconfinato nei cieli sopra la penisola di Kamcatka.

Gli RC-135W sono velivoli “ripieni” di antenne (ben visibili nel video) e strumentazioni sofisticate per captare le emissioni radar ed elettroniche dell’avversario. Ha un raggio d’azione di 6500 chilometri ed un equipaggio composto da cinque uomini del personale di volo e tra i 21 e i 27 tra operatori dei sistemi elettronici, tecnici e addetti all’intelligence. Attualmente, come riporta l’Us Air Force, ne sono in servizio 17.

Molto probabilmente l’RC-135 è decollato dalla base inglese di Mildenhall in attesa che la flotta venga trasferita a Fairford: trasferimento che si completerà tra il 2023 ed il 2024.

Per quanto riguarda il pattugliatore marittimo P-8 Poseidon è ragionevole supporre che sia decollato dalla Nas (Naval Air Station) di Sigonella, in Sicilia, in quanto la Us Navy ha ridislocato lì alcuni di questi velivoli sin dal 2016. Il P-8 viene usato per circa gli stessi compiti che avevano i vecchi P-3 Orion, i quadriturboelica della Lockheed ormai messi a riposo dall’Us Navy: pattugliamento marittimo e sorveglianza delle forze navali di superficie e sottomarine avversarie. Questo velivolo derivato dal Boeing 737-800ERX civile ha in più, rispetto all’Orion, alcune capacità di intelligence avendo un’architettura “open source” che gli permette di imbarcare dei moduli diversi con leggere modifiche.

Quello di venerdì 26 non è che l’ultimo episodio delle, ormai innumerevoli, intercettazioni di velivoli da ricognizione statunitensi da parte dell’Aeronautica Russa: i confini della Federazione vengono quasi quotidianamente “saggiati” dalle forze aeree statunitensi e della Nato sia per effettuare ricognizioni come nel caso in esame, sia semplicemente per voli di pattugliamento da parte di bombardieri per mettere alla prova la reazione della Vks. Si tratta di un gioco delle parti ben noto, ereditato dai tempi della Guerra Fredda, che vede coinvolti entrambi i contendenti sui diversi fronti: da quello europeo a quello pacifico e atlantico.

Negli ultimi anni, e soprattutto recentemente, il numero di intercettazioni da parte delle rispettive difese aeree è notevolmente aumentato: questo è forse l’indicatore principale del ritorno in auge dei vecchi schemi tra la Nato e la Russia; schemi che si credevano abbandonati con la fine della Guerra Fredda e con l’avvicinamento tra Washington e Mosca che ha avuto il suo culmine tra la fine degli anni ’90 e i primissimi anni 2000.

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