Anche l’Ucraina al prossimo vertice della Nato: cosa significa

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Ci sarà anche l’Ucraina al prossimo vertice dei ministri degli affari esteri della Nato, che si terrà mercoledì 6 e giovedì 7 aprile presso il quartier generale dell’Alleanza Atlantica, a Bruxelles. Il meeting, che si svolgerà in presenza, sarà presieduto dal Segretario generale, Jens Stoltenberg, e vedrà la partecipazione, oltre che dei Paesi membri, anche di Australia, Finlandia, Georgia, Giappone, Repubblica di Corea, Nuova Zelanda, Svezia e Ucraina, nonché dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell. Il meeting, secondo quanto riportato da una nota dell’Alleanza Atlantica, inizierà con una cena di lavoro il 6 aprile, per poi proseguire il giorno successivo con due sessioni, alla quale sono invitate sia la già menzionata Ucraina che la Finlandia. La presenza di Kiev al prossimo vertice della Nato, tuttavia, non è il preludio di un ingresso del Paese ex-sovietico nell’Alleanza Atlantica, eventualità di recente smentita dallo stesso presidente ucraino e ritenuta dalla Federazione russa una condizione essenziale per il proseguo dei colloqui di pace.

La natura dei rapporti fra Ucraina e Nato

A tal proposito, lo scorso 15 marzo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato piuttosto chiaro: “Ammettiamo che l’Ucraina non entrerà nella Nato”, ha dichiarato, di fatto aprendo uno spiraglio nelle trattative con la Federazione russa che, dopo un mese di guerra, qualche risultato lo stanno – finalmente – ottenendo. Per comprendere la natura dei rapporti fra l’Alleanza Atlantica e Kiev, e dunque le origini di questo conflitto, occorre tuttavia fare non uno, ma due passi indietro, al 1997, anno in cui venne venne siglato, a Madrid, il Distinctive Partnership. Da pochi anni l’Unione Sovietica non esisteva più (1991) e l’Ucraina, o almeno una parte di essa, quella più occidentale e filo-atlantica, volgeva lo sguardo a ovest. Da allora, riporta un documento della Nato pubblicato nel 2007, il rapporto fra Kiev e l’Alleanza si è “sviluppato progressivamente” e “il modello di dialogo e di cooperazione” si è consolidato “in una vasta gamma di aree”. In particolare, “l’Ucraina ha dimostrato di dare un importante contributo alla sicurezza euro-atlantica nel quadro delle operazioni a guida Nato” si legge.

Un aspetto importante, ricorda il documento, è “il sostegno dato dalla Nato e dai singoli alleati per gli sforzi di riforma in corso dell’Ucraina”, in particolare nei “settori della difesa e della sicurezza”. Queste riforme “sono vitali” per il
lo sviluppo democratico del Paese e la realizzazione del suo obiettivo di “integrarsi maggiormente con le strutture euro-atlantiche”. Nel 2002, infatti, è stato adottato il Piano d’azione Nato-Ucraina, che “fissa obiettivi a lungo termine in aree chiave” e “fornisce un quadro per approfondimenti e ampliamenti di cooperazione”. Era il maggio del 2002 quando l’allora presidente Leonid Kuchma annunciava la volontà del Paese di aderire alla Nato. Nel 2004, si verificano altri due passaggi significativi: il Parlamento ucraino ratifica l’Host Nation Support con l’Alleanza Atlantica e, pochi mesi dopo, l’accordo per il Strategic Airlift. E mentre nel 2005 i ministri degli esteri aprono alla possibilità di un ingresso di Kiev nella Nato, l’anno successivo, durante una visita in Polonia, l’allora primo ministro Viktor Yanukovich affermava che il popolo ucraino “non è ancora pronto” ad aderire all’Alleanza Atlantica. Nonostante ciò, la cooperazione prosegue e nel 2007 una nave ucraina partecipa all’operazione Active Endeavour della Nato nel Nord Atlantico.

Il vertice di Bucarest del 2008: l’anno chiave

L’anno chiave per comprendere la natura rapporti fra Ucraina, Nato e Federazione russa, e dunque le cause profonde del conflitto odierno, è sicuramente il 2008. Come ha spiegato il professor John J. Mearsheimer in un a recente intervista rilasciata all’Economist, “penso che tutti i problemi in questo caso siano iniziati nell’aprile 2008, al vertice della Nato a Bucarest, a seguito del quale la Nato ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che l’Ucraina e la Georgia sarebbero diventate parte della Nato”. I russi chiarirono in maniera inequivocabile “che consideravano quella una minaccia esistenziale”. Tuttavia, osserva Mearsheimer, “quello che è successo con il passare del tempo è che abbiamo proseguito nella strada di includere l’Ucraina nella Nato per fare del Paese un baluardo occidentale al confine della Russia”.

In effetti, che la Russia già allora – e prima con Boris Eltsin – ritenesse l’ingresso dell’Ucraina fosse una minaccia esistenziale alla propria sicurezza nazionale, lo svela un cablogramma diplomatico riservato ottenuto e diffuso lo scorso 25 febbraio su Twitter da WikiLeaks – datato 1 febbraio 2008 – scritto da Mosca e indirizzato ai capi di stato maggiore congiunti, alla Nato e all’Unione europea, al Consiglio di sicurezza nazionale, al segretario alla Difesa e il segretario di Stato americano e classificato dall’allora ambasciatore Usa a Mosca, William J. Burns. Nel cablogramma si legge che a seguito di una prima reazione all’intenzione dell’Ucraina di arrivare a un Piano d’azione per l’adesione alla Nato, al vertice di Bucarest, il ministro degli Esteri Lavrov e “hanno ribadito una forte opposizione” rispetto a tale ipotesi, sottolineando che la Russia “considererebbe un’ulteriore espansione verso est un potenziale minaccia militare”. Nel medesimo cablogramma diffuso da WikiLeaks si legge che non solo la Russia percepisce “l’accerchiamento da parte della Nato” e “gli sforzi per minare l’influenza della Russia nella regione”, ma teme anche “conseguenze imprevedibili e incontrollate” che “pregiudicherebbero seriamente gli interessi della sicurezza russa”.