Guerra /

Mentre il mondo guarda con timore la crisi coreana e mentre il Papa invita a discutere di disarmo nucleare, l’India, potenza asiatica messa in ombra dal gigante cinese, continua inesorabile la sua scalata verso l’ascesa ad essere considerata a tutti gli effetti una potenza militare. Negli ultimi giorni, una notizia passata inosservata, avrebbe dovuto invece essere considerata in maniera molto più approfondita: l’India ha lanciato con successo un missile da crociera Nirbhay, capace di trasportare testate atomiche. L’annuncio è stato dato con una certa enfasi dal ministero della Difesa indiano, che ha voluto ricordare l’importanza del test del primo missile da crociera totalmente fabbricato in India, il quale nel test ha condotto un volo di 645 chilometri per un totale di 55 minuti di operatività.

Il test, avvenuto nella base dell’isola di Abdul Kalam, nella parte nordorientale del subcontinente indiano, è un segnale inequivocabile di come l’India sia in piena fase espansiva delle proprie capacità militari e voglia essere considerata una vera e propria potenza nucleare al pari degli altri attori continentali. Soltanto a dicembre del 2016, l’ultimo test di un missile Nirbhay fallì miseramente, facendo crollare le speranze indiane di possedere la capacità di trasportare testate nucleari a circa mille chilometri di distanza. Quest’ultimo test invece non solo riaccende le speranze del governo indiano e dei militari, ma mostra come Nuova Delhi continui a ritenere di vitale importanza lo sviluppo di un arsenale in gradi do confrontarsi con il resto dei rivali asiatici.

L’India possiede tra le 110 e le 130 testate nucleari. Un numero molto elevato che è cresciuto nonostante gli impegni presi riguardo la non proliferazione nucleare. In questo hanno influito inevitabilmente due fattori: il Pakistan e la Cina. Con il Pakistan le tensioni sono sempre presenti ed è in corso, non soltanto formalmente, una guerra per il controllo del confine nella regione del Kashmir. Gli scontri avvengono continuamente nella regione e molto spesso si è giunti all’apertura di un conflitto su larga scala in cui le armi nucleari non sarebbero una semplice ipotesi di scuola. Per il controllo del Kashmir, India e Pakistan hanno combattuto due guerre “dichiarate” e una guerra in ombra in cui il Pakistan ha utilizzato gruppi di terroristi islamici per colpire ripetutamente l’India, con l’ultimo grande esempio da rinvenire nell’attentato di Bombay del 2008 da parte di Lashkar-e-Taiba.

Islamabad e Nuova Delhi possiedono insieme poco meno di 300 testate atomiche e molto spesso i funzionari dei rispettivi Paesi, nonché lo stesso Musharraf, hanno ricordati di essere arrivati sul punto di usarle nei momenti di maggiore tensione. E il fatto che vi sia formalmente in corso una guerra fra i due Stati, significa che, sempre formalmente, c’è una guerra in corso fra due potenze nucleari. Guerra che, è giusto ricordarlo, sarebbe ben più catastrofica – se esplodesse su larga scala – rispetto alle previsioni di una guerra in Corea del Nord. Finora il limite vero della potenza nucleare indiana è sempre stato la capacità di trasporto delle testate, dal momento che nessun vettore nazionale era in grado di colpire a grandi distanze trasportando ordigni atomici. Il test di questa settimana ha dunque un’importanza non irrilevante perché manifesta un preciso salto di qualità nella potenza militare di Nuova Delhi.

L’India sta vivendo una fase in cui sta uscendo dal guscio dell’immenso territorio in cui vive per cercare di ottenere un proprio ruolo nel continente asiatico. Lo strapotere della Cina, che blocca la possibilità di espandere il mercato indiano, nonché la creazione dell’asse fra Pechino e Islamabad sono per l’India problemi strategici fondamentali che tolgono possibilità al Paese di aprirsi al mondo e di allargare la propria sfera d’influenza. In questo momento, l’India è circondata. La Cina ha preso sotto la sua ala il Pakistan, il confine settentrionale è ben protetto, il sud-est asiatico vede un’infiltrazione sempre più pressante degli interessi cinesi. Lo stesso Sri Lanka sta concedendo sempre più spazio a Pechino e la strategia del “filo di perle” per il controllo del traffico marittimo sta ottenendo i suoi frutti. L’India deve quindi dimostrare di essere in grado di potersi sedere al tavolo dei grandi del continente. E oggi, con l’ascesa della deterrenza nucleare, dimostrare non solo di possedere testate atomiche ma anche di saperle trasportare a centinaia di chilometri dal proprio confine, può essere rilevante per l’assetto geopolitico.