Contractor, imprese di sicurezza, aziende di difesa. Le missioni militari portate avanti da professionisti privati capaci di fornire ai Paesi richiedenti appositi servizi di sicurezza sono un business sempre più ghiotto. Numerosi Stati si appoggiano alle cosiddette Private Military Companies e Private Security Companies per tutelare i propri interessi sparsi in giro per il mondo. Il governo che ha speso di più in questa pratica è quello degli Stati Uniti: nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012, Washington ha messo sul piatto qualcosa come 160 miliardi di dollari per arruolare i contractor. In altre parole, militari che a scopo di lucro compiono azioni militari per conto di un privato, una società o uno Stato. Il tutto secondo un contratto prestabilito e accettato da entrambe le parti. La Russia non è da meno, visto che la compagnia russa Wagner impiega, secondo quanto riportato da La Repubblica, tra i 2mila e i 5mila combattenti in Ucraina, 3mila in Siria e 800 in Libia. Poteva mancare la Cina? Ovviamente no. Anche Pechino ha contribuito a far crescere in modo sostanziale il giro d’affari globale delle compagnie militari private. Un giro che ormai è stimato tra i 200 e i 400 miliardi di dollari.
Difendere la Nuova Via della Seta
La Cina può contare su oltre 3mila agenti distribuiti tra Pakistan, Sudan e Iraq. Il Dragone ha iniziato ad affidarsi ai contractor agli inizi del 2013, cioè da quando il presidente Xi Jinping ha annunciato al mondo il mastodontico progetto della Nuova Via della Seta. Fino a oggi, nell’ottica della cosiddetta Belt and Road Inititaive, il governo cinese ha messo sul tavolo la bellezza di 800 miliardi di euro per realizzare infrastrutture in 70 differenti Paesi; secondo alcune stime il piano dell’ex Impero di Mezzo potrebbe richiedere una cifra compresa tra i 3200 e i 6500 miliardi di euro. Insomma, vista la quantità di soldi in campo è normale che la Cina voglia proteggere gli investimenti presenti e futuri. E la necessità si fa tanto più impellente se consideriamo che la maggior parte di questi investimenti è distribuita in Paesi in via di sviluppo, dal precario equilibrio politico e soggetti a repentine destabilizzazioni.
L’attività delle società private di sicurezza cinesi
Sono presenti circa 5mila società di sicurezza private cinesi registrate. Le più importanti sono Control Risks, G4s, Beijing Security Service, Hua Xin Zhong An Security Service, Shandong Huawei Security Group, DeWe Security Service e Ding Tai An Yuan Security. Dal momento che l’esercito cinese non è ancora del tutto pronto per entrare in azione in teatri complessi, Pechino si è affidato sempre di più ai contractor. Come ha spiegato Alessandro Arduino, condirettore del Centro internazionale di sicurezza e gestione delle crisi presso l’Accademia delle scienze sociali di Shanghai, le varie aziende cinesi attive all’estero nelle telecomunicazioni, nel petrolio e nel settore delle miniere e dell’estrazione sono quasi sempre seguite da compagnie di sicurezza private. L’obiettivo principale di queste ultime è “proteggere il personale e le risorse”. “Fondamentalmente queste compagnie sono lì per evitare che i loro clienti vengano rapiti, ma difendono anche le strutture e forniscono servizi più sofisticati in termini di raccolta di informazioni e prevenzione delle crisi”, ha aggiunto Arduino. L’Africa, il Medio Oriente e alcune aree dell’Asia Centrale sono le zone più rischiose lungo le quali si snoda la Nuova Via della Seta, ma non bisogna dimenticare neppure le turbolente acque del Mar Cinese Meridionale.
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