Anche il Giappone si doterà presto di un’unità delle forze di autodifesa dedicata interamente allo spazio. A renderlo noto è stato il primo ministro Abe Shinzo lunedì scorso, quando nel discorso di apertura della sessione parlamentare del 2020 ha spiegato che aumentare le capacità di difesa nel dominio spaziale sarà la priorità nei prossimi anni. Il motivo è legato agli aumentati rischi derivanti dallo sviluppo di missili e delle tecnologie di guerra elettronica da parte di Cina e Russia, ma anche alla necessità di seguire la strada iniziata dagli Stati Uniti con la costituzione della “Space Force”, fortemente voluta dal presidente Donald Trump.

Politica di modernizzazione

La costituzione dell’unità spaziale inizierà nel corso del mese di aprile e terminerà nel 2022, inserendosi nel processo di rinnovamento delle forze di autodifesa giapponesi che –secondo le aspettative del premier Abe – nei prossimi anni dovranno essere dotate di elevate capacità difensive per mantenere e preservare la sicurezza e l’integrità del Paese. La forza spaziale del Giappone non dovrà confrontarsi solamente contro le tradizionali minacce missilistiche, perché per difendere i satelliti in orbita sarà necessario anche proteggere i sistemi da eventuali attacchi cyber o elettromagnetici. Un timore condiviso con gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali, dove stanno aumentando gli investimenti e gli sforzi per assicurare una piena sicurezza alle sonde spaziali, proteggendole anche da eventuali “speronamenti” atti a distruggerli o a renderli inutilizzabili. Una necessità difensiva strategica perché tutti i sistemi delle forze armate e del mondo civile dipendono dai satelliti, che siano per utilizzati per la geolocalizzazione, per l’acquisizione di immagini e video o per le telecomunicazioni.

I primi stanziamenti

Come nel caso statunitense, l’unità giapponese non sarà una forza armata indipendente essendo legata all’Aeronautica, tant’è che sarà stanziata nell’aeroporto di Fuchu, vicino Tokyo, dove inizialmente saranno impiegate 20 persone. Dal 2022, però, il numero di personale dispiegato presso l’unità spaziale sarà incrementato, così come aumenteranno gli investimenti da parte del governo di Tokyo. Al Parlamento è stata proposta l’approvazione di un primo stanziamento di fondi pari a 50,6 miliardi di yen (420 milioni di Euro), considerata la base necessaria per investire in alcuni progetti sulla difesa dei satelliti e per creare il primo nucleo di personale. Ovviamente la nascita dell’unità spaziale giapponese è legata a doppio filo a quanto avviene a Washington e a confermarlo è stato lo stesso Abe che ha spiegato che la principale collaborazione sarà con la “Space Force” a stelle e strisce, oltre che con l’agenzia spaziale nazionale. Per il Giappone ciò può essere un punto di forza nel rapporto con gli Stati Uniti e nel confronto con le minacce dell’area, perché garantirà anche la possibilità di cooperare nella ricerca e sviluppo delle tecnologie spaziali e informatiche di nuova generazione.

Difesa spaziale centrale nel futuro

L’unica via questa per assicurarsi la tanto agognata “assoluta sicurezza” da ogni minaccia, anche perché l’altro piano ideato dal primo ministro Abe sembra destinato a fallire. Difficilmente nei prossimi anni il governo di Tokyo riuscirà a modificare la costituzione per rimuovere il divieto, imposto dagli Stati Uniti, all’uso della forza per risolvere le controversie internazionali. L’idea del premier non è quella di fare nuovamente del Giappone una superpotenza militare capace di minacciare la sicurezza dei Paesi vicini, ma piuttosto permettere alle forze armate giapponesi di aumentare l’organico e le capacità. Il mancato interesse popolare e l’opposizione a una modifica sostanziale della costituzione hanno fatto diminuire la spinta di Abe, che ha aumentato infatti le trattative per giungere a una stabilizzazione dell’area tramite la diplomazia.

Nonostante ciò lo spazio, così come gli altri tradizionali domini militari, sta diventando sempre più caratterizzato da un’accesa rivalità tra le diverse parti in campo. Chi potrà schierare i migliori sistemi difensivi, oltre a quelli offensivi, probabilmente sì assicurerà la possibilità di continuare a operare in piena sicurezza in teatro internazionale, ma anche di difendere il territorio nazionale da eventuali attacchi che siano questi missilistici, aerei, navali o terrestri. Chi sembra rimasto indietro è l’Europa, ancora divisa sulla possibilità di creare una forza spaziale unica o affidarsi ognuno alle proprie capacità. Impasse che potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei satelliti.

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