Anche con i nuovi aiuti, nessuno crede che Kiev possa vincere

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Dopo mesi di dibattito, il 20 aprile scorso il Senato degli Stati Uniti ha approvato a larga maggioranza il discusso pacchetto di aiuti esteri da 95 miliardi di dollari (88 miliardi di euro) con fondi destinati a Ucraina, Israele e Taiwan. Il Presidente Joe Biden ha dichiarato che il pacchetto di aiuti “invia un messaggio al mondo sulla forza della leadership americana”. Per ciò che riguarda l’Ucraina (65 miliardi di dollari), il pacchetto prevede circa 23,2 miliardi di dollari per le forze armate statunitensi al fine di ricostituire le scorte di armi “svuotate” dall’assistenza militare fornita a Kiev e 13,8 miliardi di dollari per l’acquisto di armi da consegnare alle truppe ucraine. Il Pentagono potrà inoltre trasferire all’Ucraina circa 7,8 miliardi di dollari in materiale militare aggiuntivo e altri 9 miliardi di dollari saranno destinati a “prestiti a fondo perduto” per Kiev. La vera domanda che molti negli Usa – e non solo – si pongono è: basterà questo pacchetto a sconfiggere la Russia? Qual è il reale obiettivo strategico degli Stati Uniti?

Malumori e scarse aspettative

15 repubblicani legati all’ex presidente Donald Trump hanno votato contro il pacchetto e il sostegno alla guerra continua a dividere il partito anche dopo la votazione al Senato. La repubblicana Marjorie Taylor Greene, trumpiana di ferro, ha dichiarato i suoi colleghi sono così “ossessionati dal votare per le guerre all’estero” da aver perso di vista i veri problemi degli americani. Secondo il repubblicano del Texas, Chip Roy, gli elettori non hanno preso bene la decisione dello Speaker Mike Johnson e dei senatori del Gop di sostenere il pacchetto di aiuti. “Sono molto arrabbiati” ha dichiarato, secondo quanto riportato dal New York Times. Ma il sentimento di rabbia e soprattutto dei sfiducia verso l’approvazione del pacchetto e le reali possibilità che gli aiuti destinati a Kiev possano risollevare la situazione, non un’esclusiva della sola ala trumpiana e isolazionista del partito repubblicano cappeggiata dal senatore JD Vance. Come riferito dalla testata Politico, nonostante i 60 milioni di dollari investiti, alcuni funzionari dell’amministrazione Biden sono scettici sul fatto che queste risorse bastino all’Ucraina per vincere la guerra con la Russia. Secondo i funzionari dell’amministrazione Biden, che hanno parlato con la testata americana a condizione di anonimato, Mosca mantiene un vantaggio in termini di uomini e armi, e ci vorrebbero parecchie risorse per invertire mesi di perdite territoriali. Lo stesso deputato dem Bill Keating, che ha incontrato il leader ucraino Volodymyr Zelenskyy a Kiev nei giorni scorsi, si è detto scettico rispetto a certi trionfalismi: “Ci sarà un periodo in cui non penso che ci sarà ci saranno cambiamenti importanti”.

“61 miliardi non cambieranno l’esito della guerra

“61 miliardi di dollari non cambieranno l’esito di questa guerra”, ha dichiarato a The American Conservative Nicolai Petro, professore di scienze politiche all’Università di Rodi e autore di The Tragedy of Ukraine. “Per cambiare l’esito sono necessari molti, molti più soldi”. Ma quanti? Nel dicembre 2023, Lloyd Austin, capo del Pentagono, fu informato dal generale ucraino Valery Zaluzhny, poi silurato da Zelensky a febbraio, che l’Ucraina avrebbe avuto bisogno di 17 milioni di proiettili e che per liberare il Paese sarebbero stati necessari almeno 350-400 miliardi di dollari in forze e risorse. Almeno 6 volte la cifra stanziata oggi. Come ammette anche Joshua Keating, storico corrispondente estero della rivista Vox, “nessuno dovrebbe aspettarsi un crollo della Russia da un giorno all’altro. Anche gli scenari più ottimistici per l’Ucraina prevedono una guerra di logoramento lunga e costosa”.

Gli aiuti possono “migliorare la situazione” sulla linea del fronte lunga 1.000 km, ha affermato il tenente generale Ihor Romanenko, ex vice capo di stato maggiore delle forze armate ucraine. Ma gli aiuti sembrano perlopiù una mossa “per dimostrare che non siamo stati dimenticati, niente di più”, ha detto ad Al Jazeera Romanenko. Negli Stati Uniti, sono davvero in pochi tra chi ha incarichi governativi a credere davvero che il pacchetto di aiuti possa invertire il trend della guerra: tant’è vero che nemmeno gli stessi ucraini credono che gli aiuti statunitensi possano fare miracoli. Per la prima volta dall’inizio della guerra nel febbraio 2022, meno della metà – il 45% – degli ucraini ritiene che la loro nazione potrebbe tornare ai propri confini prima dell’annessione della Crimea nel 2014, secondo un sondaggio indipendente realizzato da Rating. Un anno fa la percentuale era del 74%. In questo scenario alquanto incerto, dei chiari vincitori ci sono, però, ci sono già; aziende come Lockheed Martin e Raytheon che hanno accolto con grande entusiasmo la decisione del Senato Usa di approvare il pacchetto di aiuti esteri e che in questi anni hanno visto raddoppiare o triplicare i loro utili. Loro, comunque vada, hanno vinto.