Le alture del Golan rappresentano un territorio che si estende tra quattro Stati differenti: Israele, Siria, Giordania e Libano. Qui si trovano dunque alcune delle più calde frontiere del pianeta, tra Paesi che in qualche caso non si riconoscono tra loro o formalmente sono in guerra. Per questo motivo le alture del Golan sono oggetto di contesa e teatro in anni recenti di delicate operazioni militari. La zona più interessata dalle tensioni è quella posta al confine tra Israele e Siria.

La popolazione delle alture del Golan

Geograficamente le alture del Golan si estendono dalle sponde del lago di Tiberiade fino alle zone collinari poste ai confini dei Paesi sopra citati. Si tratta per l’appunto di un territorio composto prevalentemente da colline, caratterizzato da piccoli o medi rilievi dove l’influenza climatica del Mediterraneo continua in maniera tenue a farsi sentire, prima di lasciare spazio al deserto.

Da diversi secoli oramai le alture del Golan sono abitate da popolazioni arabe, ma non mancano le minoranze religiose. Se il sunnismo è la fede più professata in questo territorio, esistono infatti alcune comunità sciitema soprattutto diversi centri dove la maggioranza è composta dai drusi.

L’inizio della contesa per le alture del Golan

Il trattato di Sykes-Picot del 1915 ha una sua incidenza anche sulle alture del Golan. La demarcazione tra zona posta sotto protettorato inglese e zona invece sotto influenza francese passa pure da questi territori collinari. La parte settentrionale è compresa nei territori sotto mandato di Parigi, quella meridionale invece va ai britannici. Quando poi nella parte francese viene creato il nuovo Stato siriano, il Golan risulta compreso all’interno della provincia di Quneitra. Si tratta del governatorato più meridionale del nuovo Stato mediorientale, il cui omonimo capoluogo rappresenta il centro di riferimento del Golan.

Nel 1948 poco più a sud viene creato lo Stato d’Israele, i cui confini vengono posti poco al di sotto delle alture del Golan. Ma lo scenario cambia nel 1967: Tel Aviv dà vita ad un attacco preventivo contro una coalizione di Stati arabi comprendente anche la Siria. Si tratta di quella che la storia ricorda poi con il nome di “Guerra dei sei giorni“. Al termine del conflitto, le truppe israeliane penetrano in profondità nella provincia di Quneitra, annettendo de facto le alture del Golan.

Nonostante la gran parte della popolazione di questo territorio sia araba e si consideri siriana, Israele decide di mantenere il controllo delle alture del Golan e creare una fascia di sicurezza con la Siria. Ma Damasco non riconosce mai questa situazione, rivendicando la sovranità sulla zona. Quando nel 1973 ha luogo la guerra cosiddetta dello “Yom Kippur“, le truppe siriane puntano subito alla riconquista delle alture del Golan. Ma i risultati per Damasco sono disastrosi, con le truppe israeliane che respingono l’attacco ed anzi minacciano di avanzare verso la stessa capitale siriana.

Si giunge quindi ad un accordo che prevede una fascia di sicurezza sotto la supervisione dell’Onu lungo il confine tra Israele e Siria. Ma tale confine adesso non segue più la linea in vigore fino al 1967.

 Il ministro della Difesa israeliana, Moshe Dayan, mentre guarda le alture del Golan quattro giorni dopo l’inizio della guerra dello Yom Kippur (LaPresse)

La posizione della comunità internazionale

Non solo le Nazioni Unite, ma anche gran parte della comunità internazionale applica un principio fino ad oggi scalfito soltanto in poche occasioni che riguarda il mero riconoscimento dei confini antecedenti alla guerra dei sei giorni. Per cui per le alture del Golan è in vigore analogo status che vige per la Cisgiordania e Gerusalemme Est, ossia quello di territori occupati da Israele.

In parole povere, secondo l’Onu e gran parte degli Stati, le alture del Golan sono giuridicamente da considerare come parte integrante del territorio siriano. La presenza di Israele oramai più che cinquantennale è da vedere soltanto nell’ottica di un’occupazione manu militari di una regione pienamente considerabile invece organica alla Siria.

La guerra civile siriana

Le alture del Golan assumono poi un ruolo importante nell’ottica della guerra civile scoppiata in Siria nel 2011. Attraverso la frontiera con Israele, diversi gruppi dell’opposizione al governo di Assad ricevono sostegno logistico. Lo stesso premier Netanyahu più volte si fa immortalare in alcuni ospedali delle alture del Golan, dove incontra miliziani anti Assad feriti e ricoverati nella zona. Foto tra l’altro che, con l’insorgenza sempre più evidente dell’islamismo all’interno dell’opposizione siriana, vengono in seguito criticate anche in Israele.

Dal 2014 in poi la frontiera tra i due paesi all’altezza delle alture del Golan è controllata, sul lato siriano, da miliziani islamisti. Con l’avanzare dell’esercito di Damasco verso questa regione, il governo israeliano inizia a temere possibili rivendicazioni siriane sulle alture del Golan. Il premier in israeliano in carica Netanyahu punta più volte il dito contro presunte infiltrazioni dell’Iran, alleato di Assad, in questa regione. Per tal motivo, negli ultimi due anni, sono decine i raid israeliani compiuti nel sud della Siria e nella stessa Damasco.

Nelle fasi più salienti della battaglia di Daraa e del sud della Siria, sono diverse anche le provocazioni tra Damasco e Tel Aviv lungo la frontiera delle alture del Golan. L’esercito siriano dallo scorso mese di luglio controlla nuovamente per intero la frontiera con Israele: la situazione, complessivamente, appare per adesso più tranquilla.

La mossa di Donald Trump sulle alture del Golan

Lo status sopra descritto riconosciuto quasi per intero dalla comunità internazionale, subisce un importante scossone con la decisione di Donald Trump annunciata prima su Twitter e poiratificata il 25 marzo 2019.

Il capo della Casa Bianca decide di riconoscere le alture del Golan come territorio di Israele e come parte integrante dello Stato israeliano. Adesso dunque gli Usa non considerano più il Golan come zona posta da Tel Aviv sotto occupazione. La mossa di Trump muove dallo stesso principio che, nel 2018, porta il presidente americano a riconoscere Gerusalemme come città interamente israeliana e capitale del paese.

Secondo non pochi analisti, la decisione di Trump è mirata ad aiutare Netanyahu in una fase in cui Israele si prepara ad un’importante tornata elettorale. Pur tuttavia, la mossa americana appare al momento isolata: l’Onu e gran parte degli Stati continuano a considerare le alture del Golan come territorio siriano sotto occupazione israeliana.

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