La faida interna al campo anti-Houthi in Yemen continua ad ampliarsi e sta portando ai ferri corti due alleati come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Nelle prime ore del 30 dicembre, infatti, l’aviazione di Riad ha bombardato il porto yemenita di Al-Mukalla per colpire una spedizione d’armi tracciata come arrivante dal porto emiratino di Fujairah. Il carico era diretto al Consiglio di Transizione del Sud (Stc), la forza anti-islamista che mira a ricostituire lo Stato dello Yemen del Sud, esistito fino al 1990, seppur privandolo dell’antica foggia marxista-leninista.
Le bombe saudite sui secessionisti in Yemen e sui rifornimenti emiratini
L’Stc è andato a inizio dicembre all’attacco nel Sud dello Yemen controllato dal governo internazionalmente riconosciuto opposto agli Houthi nella guerra civile congelata dal 2023 per la distensione tra Arabia Saudita e Iran. In poche settimane ne ha spodestato la leadership in buona parte del Sud, compresa Aden, principale porto dello Yemen meridionale e sede del governo dopo la caduta della capitale San’a in mano agli Houthi. Gli Emirati, alle spalle, osservano e sostengono la mossa per aumentare la propria proiezione regionale.
Di fatto è da registrare il fatto che Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti si siano, seppur a distanza, scontrati e che le bombe lanciate dai caccia del Paese di Mohammad bin Salman abbiano colpito asset navali e armi che, con ogni probabilità, provenivano dai depositi dello Stato di Mohammad bin Zayed.
L’Arabia Saudita agli Emirati: Stc “minaccia la sicurezza nazionale”
Finora, Riad aveva masticato amaro ma non aveva preso nettamente posizione contro Abu Dhabi, anche dopo aver bombardato l’Stc la scorsa settimana. I raid odierni sono stati rivendicati e accompagnati da prese di posizioni nette. Il ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha pubblicato una dura nota in cui pur definendo “fratelli” gli Emirati Arabi Uniti ha sostanzialmente denunciato il fatto che Abu Dhabi “premendo sull’Stc perché conducesse operazioni militari nel Sud dello Yemen, vicino al confine saudita”, abbia incentivato una “minaccia alla sicurezza nazionale del Regno”.
Riad ha ribadito che “ogni minaccia alla sicurezza nazionale è una linea rossa” e sostenuto la richiesta del governo dello Yemen di ritirare ogni forza emiratina dal Paese in 24 ore. Ironia della sorte, fino a oggi ufficialmente l’esecutivo yemenita riteneva formalmente anche gli Emirati degli alleati. Non a caso, dopo i raid sauditi sulle spedizioni d’armi Rashad al-Alimi, capo del Consiglio presidenziale dello Yemen, ha ordinato la cancellazione di un accordo bilaterale con gli Emirati sulla Difesa.
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Le opposte strategie sullo Yemen
Questo è un dato strategico oltremodo interessante. La riaccensione del conflitto in Yemen è avvenuta senza uno scontro con gli Houthi, che sono stati martellati pesantemente da Stati Uniti, Regno Unito e Israele nelle operazioni aeree da gennaio 2024 a oggi, come sarebbe stato pronosticabile ma come regolamento di conti nel campo che formalmente, dal 2015, sostiene l’esecutivo internazionalmente riconosciuto e come sfida per una strategia a tutto campo su cui Riad e Abu Dhabi divergono.
Per i sauditi lo Yemen è da un lato una ferita aperta, perché anni di conflitto hanno mostrato, dal 2015 al 2023, la fragilità dell’apparato militare del regno Wahabita, e dall’altro un’opportunità per testare in laboratorio la distensione con l’Iran sostenitore degli Houthi. Per gli Emirati Arabi Uniti, invece, la sfida è regionale e passa per il controllo del Sudan (dove operano le Forze di Supporto Rapido sostenute da Abu Dhabi), per il Corno d’Africa (in sponda con Israele sul Somaliland) e per lo Yemen, così da creare una rete di Paesi e basi su cui esercitare influenza, da cui far passare floridi traffici economici e spedizioni di armi, con cui esercitare una leva politica per l’accesso al Mar Rosso e al Golfo di Aden.
L’ambizione emiratina mira a fare di Abu Dhabi una piattaforma d’influenza strategica di rango regionale e di controbilanciare l’attivismo saudita e turco nel Grande Medio Oriente, in Africa e nel Mar Rosso. Il secessionismo yemenita è una leva strategica per ottenere questo obiettivo. Ma pone le due principali potenze della penisola arabica in rotta di collisione. L’escalation di Al-Mukalla parla chiaro e rischia di portare lo Yemen a un salto nel buio e l’asse arabo a una pericolosa incrinatura.
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