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Una flottiglia di gommoni armati dei Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, ha tentato ieri di dirottare una petroliera inglese in transito nello stretto di Hormuz, tornato al centro delle tensioni internazionali dopo la rottura dell’accordo sul nucleare iraniano, il trattato Jcpoa meglio noto come “5+1”.

La British Heritage, un gigante del mare lungo 274 metri e da quasi 160mila tonnellate di portata lorda, durante il suo passaggio lungo lo stretto è stata oggetto di una puntata da parte di gommoni armati ed altro tipo di naviglio sottile iraniano. Il palese atteggiamento ostile ha costretto la fregata della Royal Navy Hms Montrose (della numerosa classe Type 23) che era di scorta alla petroliera in convoglio con altre, a frapporsi tra questa e le unità sottili iraniane.

Un tentato dirottamento?

Le notizie che ci giungono sono contrastanti. Londra afferma che la fregata è entrata in azione dopo che 3 unità navali delle Irgc (Islamic Revolutionary Guards Corp) avrebbero cercato di impedire il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz alla British Heritage “a dispetto del diritto internazionale” cercando di fermarla.

Da parte iraniana si smentisce. Le stesse Guardie della Rivoluzione fanno sapere che “nelle ultime 24 ore non ci sono stati incidenti che hanno visto coinvolte imbarcazioni straniere, nemmeno una britannica, nello Stretto di Hormuz”, ma ci sarebbe un filmato di un velivolo americano che in quel momento stava pattugliando la zona a confermare la versione inglese.

Anche il tabulato del “transponder “della British Heritage sembrerebbe confermare un tentativo di attacco: nelle ore corrispondenti (tra le 16 e le 20 di ieri) la velocità della petroliera sale da 15 a 17 nodi, forse proprio per ostacolare il possibile tentativo iraniano di fermarla.

La Hms Montrose avrebbe intimato “verbalmente” alle unità iraniane di ritirarsi, ma altre fonti, tra cui la Cnn, sostengano che la fregata inglese avrebbe puntato i propri pezzi di artiglieria leggera – cannoncini da 30 millimetri – all’indirizzo dei gommoni armati delle Guardie della Rivoluzione.

Al momento la petroliera – che al momento dell’incidente era vuota – si trova nel Golfo di Oman dopo aver doppiato lo stretto di Hormuz senza ulteriori incidenti.

La risposta iraniana a Gibilterra

Il tentativo di attacco alle British Heritage rappresenta senza ombra di dubbio la risposta di Teheran a quanto accaduto nello stretto di Gibilterra: la scorsa settimana la petroliera Grace 1, appartenente a una società di Singapore (ma battente bandiera panamense) e carica di petrolio iraniano, è stata sequestrata dai Royal Marines, appoggiati anche dai Marines Usa, mentre stava entrando in Mediterraneo diretta verso la Siria.

La petroliera è stata da subito al centro dei sospetti per la sua stessa rotta, che ha evitato il transito da Bab e-Mandeb e Suez per fare il periplo dell’Africa e passare da Gibilterra. L’Iran, infatti, è tornato sotto embargo dopo che gli Stati Uniti hanno stracciato unilateralmente il trattato Jcpoa sul nucleare e pertanto gli viene di fatta impedita la commercializzazione di petrolio, idrocarburi e derivati.

L’assalto alla Grace 1, infatti, è stato da subito violentemente condannato da Teheran, che ha minacciato ritorsioni sul naviglio inglese in transito da Hormuz, e quanto avvenuto ieri sembra proprio essere stata la prima risposta in questo senso.

L’attacco di ieri, però, per modalità e mezzi impiegati, rappresenta più un avvertimento che una reale azione finalizzata al blocco dello Stretto: le unità sottili iraniane impiegate hanno armamento leggero, inoltre Teheran sapeva benissimo della scorta armata al convoglio navale, oltre che, ovviamente sapere che gli occhi delle potenze occidentali – Stati Uniti in primis – sono puntati proprio sullo Stretto di Hormuz.

Tra tutte le possibili risposte a quanto avvenuto a Gibilterra, quindi, quella di ieri è sicuramente la minima possibile per una nazione che, nonostante tutto, cerca comunque una via diplomatica per uscire dall’embargo: lo stesso arricchimento dell’uranio, più volte annunciato, non è per il momento eseguito con percentuali atte a produrre ordigni atomici, per i quali serve che sia maggiore almeno del 7,5%.