Skip to content
Guerra

All’ombra della Nato la Lituania che teme la Russia è sempre più militarizzata

Esercito di leva, corpi di volontari, una serie mai vista di esercitazioni Nato. Il piccolo Paese baltico affronta la paura della Russia.
Lituania

Tra le pinete del Nord della Lituania si sta espandendo un laboratorio avanzato della difesa europea. Mentre l’attenzione dell’Occidente resta concentrata sull’Ucraina, il piccolo Paese baltico, incastrato tra Kaliningrad, enclave russa militarizzata, e la Bielorussia, stretta alleata del Cremlino, si prepara a uno scenario che in molti ormai considerano inevitabile: un confronto diretto con la Russia.

Il Governo di Vilnius, consapevole di non poter fare affidamento solo sulla propria ridotta forza armata professionale, ha dato vita a un’ampia mobilitazione civile. L’Unione dei Fucilieri Lituani, una forza paramilitare statale, ha più che raddoppiato i propri iscritti dal 2022, raccogliendo oltre 17.000 volontari, di cui 11.000 adulti. In caso di conflitto, saranno loro a presidiare infrastrutture critiche e condurre operazioni di resistenza in territori eventualmente occupati.

L’addestramento non è affatto simbolico: esercitazioni in ambienti urbani, simulazioni di guerra chimica, corsi di primo soccorso da combattimento, uso di droni radiocomandati con vista in prima persona (FPV). La guerra in Ucraina ha insegnato che la tecnologia e l’organizzazione dal basso possono fare la differenza contro forze convenzionalmente superiori. Professionisti del settore civile come ingegneri informatici, medici ed esperti di logistica vengono integrati nei moduli operativi per condividere conoscenze con l’esercito regolare. Il confine tra civili e combattenti si fa sempre più sottile.

In parallelo, la dimensione internazionale della deterrenza si rafforza. Il 22 maggio, Vilnius ha ospitato la prima parata militare tedesca sul suolo lituano dalla Seconda guerra mondiale. Era l’inaugurazione ufficiale della brigata corazzata Panzerbrigade 45 “Litauen”, il primo dispiegamento permanente della Bundeswehr fuori dai confini della Germania. Una forza di 5.000 uomini, con mezzi blindati, artiglieria semovente e fanteria meccanizzata, stanziata in due località strategiche del Paese.

Da Biden a Trump

Questo rafforzamento coincide con l’avvio di una serie di manovre congiunte su scala mai vista prima nel Baltico. Circa 8.000 soldati provenienti da Lituania, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia e altri Paesi della Nato partecipano alle esercitazioni “Iron Wolf 2025”, “Swift Response 2025”, “Thunder Fortress 2025” e “Strong Shield 5”. Le operazioni spaziano dal combattimento urbano al coordinamento tra reparti multinazionali, dall’intervento d’emergenza alla simulazione di attacchi aerei e navali, fino alla neutralizzazione di mine e dispositivi esplosivi.

Agli inizi di aprile, quattro giovani soldati statunitensi sono morti durante un’esercitazione militare al confine con la Bielorussia. È successo Camp Herkus, costruito da Vilnius nel 2021 per attrarre una presenza militare Usa stabile, offrendo logistica e supporto. Mentre l’Europa occidentale parlava di autonomia strategica, i partner dell’Est spingevano già allora per più truppe statunitensi. L’amministrazione di Joe Biden in quel momento espandeva il suo impero militare a tempo determinato. Oggi Donald Trump mette in discussione l’impegno del Pentagono in Europa.

Lo sforzo lituano avviene dunque in un contesto estremamente instabile. Se da un lato l’Alleanza Atlantica ha riaffermato l’impegno a difendere ogni centimetro del suo territorio, dall’altro lato l’incertezza politica negli Stati Uniti e il possibile disimpegno di Washington dalla Nato preoccupano profondamente i Paesi baltici, dalle classi dirigenti antirusse e con obiettivi in Ucraina molto più massimalisti del resto d’Europa.

La Lituania non si fa illusioni

Vilnius, che investe oggi il 5,5 per cento del proprio PIL nella Difesa, teme che senza il supporto statunitense l’Europa possa non essere pronta a contenere un’aggressione russa. Non è solo una questione di volontà politica, ma anche di capacità produttiva: mentre in Lituania non mancano i volontari pronti a combattere, l’industria militare del continente fatica a garantire forniture tempestive di mezzi, armamenti e tecnologie avanzate.

Il timore più concreto, condiviso anche da analisi d’intelligence danesi, è che la Russia possa lanciare un conflitto regionale nel Baltico nel giro di pochi anni, o addirittura mesi. Lo scenario non prevede necessariamente una guerra totale, ma azioni mirate, incursioni, intimidazioni lungo il confine o nel Suwalki Gap (la stretta fascia tra Lituania e Polonia che separa Kaliningrad dalla Bielorussia) fondamentale per la proiezione strategica russa.

In questa situazione, la Lituania non si fa illusioni. La memoria storica delle occupazioni sovietiche e naziste è ancora viva, come testimoniano le istituzioni locali e le commemorazioni delle comunità sterminate. La percezione del rischio è radicata e diffusa, ma non paralizzante. Anzi, ha prodotto una cultura della resilienza e della preparazione capillare. Dai musei e archivi storici alle scuole e ai centri sportivi, si parla apertamente di autodifesa, evacuazione, protezione civile.

E però non è detto che tutto questo non possa che complicare ancora di più, anzichè aiutare, la tenuta dell’Alleanza atlantica. Il messaggio lituano è chiaro: la deterrenza funziona solo se è credibile. Ma quella deterrenza, fatta anche di una popolazione pronta a combattere, una rete logistica integrata e un esercito tecnologicamente aggiornato, rischia di dover essere motivata con una ulteriore isteria nei confronti del vicino. Trovando così l’ostilità sempre più forte di quell’Europa che invece preferirebbe negoziare ad oltranza.

Il Baltico è pronto a fare la sua parte, ma la speranza che così si possa evitare la guerra diventa per altri il timore che la guerra così si avvicini, ancora di più.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.