L’attacco di rappresaglia iraniano su Israele si è articolato, come ampiamente preventivato, in una serie di fitti lanci di missili balistici e droni one way. Il primo giorno, venerdì 13 giugno, si è stimato che Teheran abbia lanciato circa 200 missili balistici di ogni tipo – alcuni “ipersonici” tra molte virgolette come spiegheremo a breve – e almeno un centinaio di droni. Il secondo giorno di attacchi, il numero complessivo di missili balistici era già sceso a un centinaio, mentre il terzo giorno, cioè nella notte tra domenica e lunedì, secondo le prime stime sarebbero tra i 30 e i 50 i vettori balistici lanciati dall’Iran.
Tutti gli attacchi sono stati “di saturazione”, ovvero caratterizzati dal lancio di un alto numero di missili/droni contemporaneamente per cercare di penetrare le difese israeliane, ed è stato calcolato che ci sono state 10 ondate di missili balistici dall’inizio della rappresaglia iraniana.
Il sistema BMD (Ballistic Missile Defense) israeliano ha sostanzialmente tenuto grazie al supporto statunitense dato dai sistemi missilistici Patriot, THAAD (Terminal High Altitute Area Defense) ed AEGIS imbarcati sui cacciatorpediniere che incrociano nell’area. Israele possiede anche dei propri strumenti per la BMD, rappresentati dai vettori della serie Arrow, che sono avulsi dal sistema Iron Dome, nato e progettato per colpire razzi, colpi di mortaio e altre minacce nel “layer più basso” dell’architettura di difesa aerea multi-layer israeliana, che si appoggia proprio sui sistemi statunitensi, radar di lunghissima portata compresi (come un secondo AN/TPY-2 del THAAD) e sul sistema “David’s sling”. Risulta che il sistema Iron Dome, benché non adatto a colpire missili balistici di portata media e intermedia (MRBM e IRBM), abbia comunque ottenuto qualche sporadico successo grazie al vettore “Tamir”.
Nella prima ondata, secondo fonti israeliane, circa 50 vettori missilistici iraniani non sono stati intercettati (il 25% del totale), mentre nelle successive questi numeri sono relativamente scesi: in generale e sino a oggi, secondo fonti ufficiali il 90% dei vettori balistici iraniani è stato intercettato dai sistemi BMD integrati. Questa percentuale però potrebbe facilmente essere più bassa considerando che il sistema BMD di Israele, come qualsiasi sistema BMD, entra in crisi in caso di attacco di saturazione, come quelli avvenuti nelle prime due notti di conflitto. Chi scrive ritiene comunque che la percentuale di successo possa attestarsi tra il 70 e l’80%.
Israele ha effettuato, e sta effettuando, una sistematica campagna aerea di eliminazione delle minacce missilistiche e atomiche dell’Iran, che è stata preceduta da una campagna di soppressione/distruzione delle difese aeree (ancora in corso) che avrebbe permesso di ottenere una certa libertà d’azione per i caccia israeliani nei cieli iraniani. Nonostante i proclami delle IDF (Israel Defence Forces), la superiorità aerea “dall’Iran occidentale sino a Teheran” è discontinua, come testimoniano riprese video del continuo utilizzo di armamento stand-off da parte dei velivoli israeliani. Del resto, benché le difese aeree iraniane non siano affatto coordinate né tanto meno integrate in un sistema efficiente di comando e controllo, 3 giorni di campagna aerea non sono sufficienti per determinare la superiorità aerea in una porzione di territorio così vasta, considerando che la campagna aerea alleata che portò all’ottenimento della superiorità aerea sull’Iraq durante la Prima Guerra del Golfo (1991) durò circa sei settimane.
Questa parziale superiorità aerea israeliana ha però permesso ai caccia di Tel Aviv di colpire un discreto numero di lanciatori dei missili balistici (i TEL – Transporter Erector Launcher), come si può notare anche da filmati diffusi in rete, e come si può evincere dalla progressiva diminuzione del numero di missili balistici lanciati dall’Iran. L’arsenale missilistico iraniano, gestito e sviluppato dalle IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) – o pasdaran – è il più numeroso tra i Paesi della regione, e sebbene non si conosca esattamente il numero di vettori a disposizione, si stima che abbia migliaia tra missili balistici e da crociera. Evidenze in tal senso sono giunte anche negli anni passati dai video rilasciati dai pasdaran che mostravano i vettori nei rifugi corazzati ricavati all’interno delle montagne.
Il problema è appunto che l’Iran, benché disponga di migliaia di missili, non dispone di migliaia di lanciatori, che sono rappresentati da veicoli ruotati tipo camion. L’idea alla base è infatti che un veicolo di lancio, una volta partito il missile, rientri per caricarne un altro e poi posizionarsi in un altro punto per effettuare un nuovo lancio. Se questi veicoli vengono distrutti, come sta facendo Israele, diventa difficile sostituirli in breve tempo perché si tratta di mezzi molto particolari appositamente costruiti allo scopo.
Tra i vettori lanciati dall’Iran, come detto in apertura, ne sono stati riferiti anche di “ipersonici”, ma occorre precisare che i Fattah sono in realtà dei normali missili balistici con una qualche possibilità di manovra data da un motore con ugello orientabile nella testata, mentre i Fattah-2 (un HGV – Hypersonic Glide Vehicle) non sono ancora entrati in servizio. La definizione moderna di missile ipersonico, infatti, non è più data solo dalla possibilità di volare a velocità superiori a Mach 5 – tutti i veicoli di rientro di missili balistici sono ipersonici, con gli ICBM in grado di arrivare a Mach 17 – ma anche di poter manovrare repentinamente nell’atmosfera, qualità che il Fattah non ha. Probabilmente, le veloci scie osservate nei cieli israeliani, sono date da semplici MRBM o IRBM, coi primi lanciati in traiettoria depressa per sfruttare di più la fase di spinta.

