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Tutto inizia il 19 luglio 2012. È passato poco più di un anno dai primi fuochi della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad. Le proteste di piazza scoppiate sull’onda delle “Primavere arabe” nel 2011 in 12 mesi si sono trasformate in una vera insurrezione armata e alla metà di luglio la rivolta è diventata una guerra aperta. Il 19 gruppi di ribelli aprono due fronti: a sud-ovest attaccano il sobborgo di Salaheddin mentre a nord-est irrompono nei quartieri di Sakhur e Haydariyya. In tre giorni le forze dell’Esercito siriano libero portano il conflitto nel cuore della città.

Verso la fine del mese il fronte tra insorti ed esercito di Damasco si sposta nel centro della città con violenti scontri intorno alla cittadella. Intanto le forze armate siriane (Saa, Syrian Arab Army) faticano a contenere i ribelli, anche perché costrette a cedere uomini per proteggere la capitale anch’essa sotto attacco da parte dei ribelli. Il 15 luglio infatti era scattata l’operazione “vulcano di Damasco” che aveva messo in difficoltà il regime costringendo al rientro numerose truppe dagli altri fronti.Verso la guerra di posizionePer fermare l’avanzata dell’Fsa ad Aleppo viene spostato un contingente di 10 mila uomini dalla costa, in particolare dai centri di Tartus e Latakia, ma soprattutto l’aviazione, che diventerà poi fondamentale per riconquistare la città. In tutta risposta i ribelli fanno arrivare altri duemila uomini dalle zone nord del Paese cadute sotto il loro controllo diversi mesi prima. All’inizio di agosto l’Saa lancia una prima controffensiva nella zona di Salaheddin anche grazie all’arrivo dei carri armati e dell’aviazione, ma nonostante questo i ribelli tengono la linea. Non solo avanzano ancora verso il centro e uniscono i due fronti. In più nell’esercito regolare si registrano le prime diserzioni che permettono all’Fsa di entrare in possesso di armamento pesante.Nelle settimane successive gli insorti riescono a consolidare le proprie posizioni in centro città e nei sobborghi migliorando le vie di approvvigionamento a nord. Nel frattempo l’esercito regolare serra i ranghi e blocca l’avanzata facendo uso massiccio dell’aviazione che in alcuni casi riesce anche a distruggere i centri di comando dei ribelli. Verso la metà di agosto le truppe di Damasco tentano una nuova controffensiva riuscendo a strappare parte di Salaheddin ai ribelli ma di fatto aprendo una nuova fase del conflitto, una lunga guerra di posizione.
Per quattro anni la situazione sul terreno per le vie della città non cambia. Le zone sotto il controllo dei ribelli diventano famose come “Aleppo est” e si scopre che l’Fsa ha degli alleati scomodi come al-Nusra, unica emanazione di al-Qaeda riconosciuta in Siria e Ahrar Al Sham, formazione islamista di tipo salafita.Intanto nello scenario globale del conflitto sono cambiati due fattori: l’Iran è corso in soccorso del fratello sciita Assad attraverso consulenti militari, uno fra tutti il generale Qasem Soleimani capo della Niru-ye Qods, l’unità delle Guardie Rivoluzionarie, e le milizie sciite di varia estrazione. Il secondo fattore è l’intervento russo. Nell’autunno del 2015 Mosca decide di intervenire per combattere l’avanzata dello Stato islamico e aiutare l’alleato alawaita.L’offensiva di DamascoNel giro di due anni, fra il 2015 e l’inizio del 2016, l’esercito di Assad consolida le sue posizioni a nord di Aleppo in particolare chiude il “corridoio nord” dal quale provenivano gli approvvigionamenti per i ribelli e nel febbraio del 2016 inizia a muovere verso la città. Il 27 luglio le forze di Damasco si congiungono con il quartiere di Sheikh Maqsood, controllato dai curdi e di fatto chiudono i ribelli in una sacca. I mesi successivi le forze ribelli arretrano. A inizio agosto l’Fsa e al-Nusra tentano una sortita rompendo la sacca a sud nel distretto di Ramouseh. Ma il ricongiungimento dura poco e il nuovo corridoio viene chiuso verso la fine del mese.Per tutto l’autunno proseguono i bombardamenti dell’aviazioni siriana e russa e le truppe di terra completano il rastrellamento fino al 14 dicembre quando le forze di Damasco stringono i ribelli in 2,5 km quadrati di fatto costringendoli alla resa. Il 15 dicembre inizia l’evacuazione dei civili mentre ai ribelli viene concesso un salva condotto per le zone ancora sotto il loro controllo nel nord-ovest del Paese.(fonte: Peto Lucem)

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