In Siria si riaccende il conflitto. Governo contro curdi: molti i morti ad Aleppo dove è iniziato l’assalto delle truppe di Damasco contro le Forze Democratiche Siriane. Aleppo torna nel caos a oltre un anno dalla sua caduta nelle mani di Hay’at Tahrir al-Sham che segnò l’inizio della fine del potere di Bashar al-Assad e il primo passo verso la presa del controllo di Abu Mohammad al-Jolani, ex emiro di Hts e ora presidente della Siria col nome da civile di Ahmad al-Sharaa.
Ieri violenti scontri hanno contraddistinto le aree a maggioranza curde e le zone controllate dai governativi, poche settimane dopo una serie di violenze divampate a fine dicembre proprio mentre Damasco e le autorità dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (Rojava) a maggioranza curda negoziavano l’ingresso di quest’ultima nel nuovo Stato siriano. Jean-Francois Thiry, operatore di Pro Terra Sancta, ha testimoniato che nella giornata odierna le forze governative hanno comunicato alla popolazione un ultimatum per lasciare i quartieri di Sheikh Maqsood e Ashrafia, aree a prevalente presenza curda, annunciando l’ingresso e l’avvio di operazioni per “riprendere il controllo” della zona.
“In questo momento si vede la gente che sta uscendo con le valigie», riferisce Thiry, che segnala decine di vittime sta seguendo gli sviluppi dalla città. Nelle ultime ore – sempre secondo la sua ricostruzione – sarebbero proseguiti bombardamenti e colpi di mortaio diretti verso le aree coinvolte, con un clima di forte tensione lungo le linee di contatto.
Ufficiali siriani citati da Al Jazeera si sono detti “essere determinati a spazzare via le forze delle SDF qui. Hanno detto che è passato un anno; hanno aspettato che onorassero la promessa di integrarsi nell’esercito siriano, ma questa promessa è stata infranta più volte, e la situazione ha raggiunto un punto di svolta”. Violenti combattimenti proseguono nella città di nuovo campo di battaglia.
Diversi analisti mostrano come Damasco abbia indicato le unità delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) a maggioranza curda dei bersagli legittimi. Le Sdf sono un nemico dichiarato della maggiore patrona della nuova Siria, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, e nella seconda città della Siria e principale centro del Nord sono acquartierate con unità di fanteria leggera che secondo alcuni report sarebbero state colpite anche con artiglieria dall’esercito siriano.
Dopo precedenti schermaglie in autunno e a dicembre, il nodo della questione resta il medesimo: le garanzie all’autonomia curda dopo l’integrazione delle Sdf nell’esercito siriano concordata a marzo, da cui derivano, da un lato, le aspettative di Damasco sulla possibilità di guidare un Paese unitario e il timore curdo di trovarsi sotto il tallone turco nella nuova costituzione nazionale.
In parallelo a ciò, le Sdf hanno maldigerito il fatto che al-Sharaa abbia trovato grande accoglienza a Washington, ridimensionando il loro ruolo di interlocutori privilegiati degli Stati Uniti. E al-Sharaa teme che i localismi, quello curdo a Nord e quello druso a Sud, possano essere utilizzati per frenare la riunificazione del Paese da parte di chi, come Israele, è sospettato da Damasco come sostenitore della spaccatura della Siria. All’ombra delle trattative guidate dagli Usa per la mediazione Damasco-Tel Aviv scoppia una nuova crisi. E ci si ricorda quanto l’unità della Siria, anche oltre un anno dopo la caduta di Assad, sia un obiettivo ancora remoto. Mentre nel Paese tormentato da quasi 15 anni di guerra civile continua a scorrere il sangue.

