Come molte altre drammatiche vicende del conflitto siriano anche la notizia della rottura dell’assedio di Aleppo da parte delle milizie anti – Assad di sabato scorso, è oggetto di differenti letture e vere e proprie contrapposizioni dai media schierati sugli opposti fronti del campo di battaglia.Sull’emittente di Hezbollah, al Manar, la notizia è stata in parte minimizzata e la rottura del fronte è stata circoscritta ad “uno stretto varco” peraltro controllato dal fuoco dell’esercito Siriano.Il canale televisivo al Mayadin ha riportato la notizia secondo la quale la periferia sud occidentale di Aleppo è stata dichiarata zona di combattimento da parte dell’esercito siriano e che, per l’intera giornata di sabato, almeno 15 fazioni di ribelli composte da 5 mila, forse anche 12 mila combattenti, hanno sferrato una serie di attacchi contro le posizioni dell’esercito siriano a sud e a sud – ovest della città di Aleppo.Altri media vicini al regime di Assad, come Syrian Perspective, hanno in parte smentito la notizia della rottura dell’assedio e contestualmente hanno dato notizia di alcune vittorie delle forze governative in altre località della Siria, nello specifico nella provincia di Latakia e a Damasco, nel settore occidentale di Ghouta.Anche PressTV, la televisione di stato iraniana, ha confermato le smentite diffuse dall’emittente di stato siriana, SANA, circa la presa dell’accademia di artiglieria di Ramouseh.Per approfondire: La battaglia di Aleppo, ecco cosa cambiaIl portale d’informazione russo, Sputnik, nel tardo pomeriggio di ieri citando un corrispondente di RIA Novosti, ha ribadito che i terroristi (così definiti i gruppi ribelli) sarebbero tutt’ora circondati nella città di Aleppo e che vi sarebbero scontri nella parte sud orientale della città e che non vi sarebbe stata la rottura del fronte delle forze del regime. Quest’ultime peraltro avrebbero ancora il controllo di tutte le linee di rifornimento della città.Del tutto differenti invece le ricostruzioni riportate dal Syrian Observatory for Human Rights, con sede a Londra, secondo il quale il varco aperto dai ribelli nel fronte delle forze governative rappresenterebbe la sconfitta militare più significativa, dal 2013, del fronte di Assad, composto da iraniani, Hezbollah e forze russe. Sempre dal Syrian Observatory for Human Rights si apprende che il gruppo Jaish al Fateh Aleppo, il comando che unifica tutte le milizie operanti ad Aleppo, avrebbe diramato una nota con la quale i ribelli annunciano che proseguiranno le operazioni militari per la liberazione di Aleppo in quella che viene definita la battaglia Malhamat Halab al-Kobra (La battaglia epica per Aleppo) e che garantiranno incolumità a tutti coloro, militari dell’esercito siriano compreso, che deporranno le armi e si andranno a rifugiare nelle moschee o nelle chiese. Non sfugge il ruolo svolto in queste ore dalle milizie ribelli che, da quanto si apprende da Joyce Karam editorialista di al Arabiya, sarebbero riuscite, a differenza delle Nazioni Unite (questo il commento della giornalista) dopo 30 giorni di assedio, a far pervenire aiuti alimentari alla popolazione nella parte orientale di Aleppo. Immagini, non verificabili, che nella giornata di ieri hanno fatto il giro su Twitter ed hanno mostrato i miliziani di Jaish al Fateh che facevano pervenire aiuti alimentari dalla città di Idlib.Per approfondire: Ad Aleppo avanza l’esercitoNella tarda giornata di ieri sono stati segnalati anche una serie di bombardamenti condotti dall’aviazione russa e siriana contro le posizioni di Jaish al Fateh sia a sud ovest di Aleppo che nella zona Kaft Hamra e Haritan, a Nord di Aleppo.Colpi di artiglieria sarebbero stati diretti anche contro la zona dove si trova la Scuola di artiglieria, conquistata dai ribelli, di Ramouseh.Sembra inoltre, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars, che stiano giungendo a sud di Aleppo anche i migliori reparti di Hezbollah, in particolar quelli che avevano combattuto e conquistato nel maggio del 2013 la cittadina di Quasyr, località vitale per la sicurezza del regime poiché punto di snodo delle comunicazioni tra le città della costa e Damasco, ma soprattutto porta di accesso della valle della Bekaa, in Libano. Non sorprende come le milizie libanesi siano ormai la spina dorsale delle forze del fronte di Assad che, nell’ultimo anno, è stato costretto a ricorrere alla leva obbligatoria per dipendenti pubblici e ad arruolare i detenuti beneficiari di amnistia. Una situazione, che sembra far dipendere la tenuta del regime di Assad da alleati stranieri, Hezbollah, milizie sciite e iraniani ma soprattutto dall’appoggio di Mosca. Un appoggio che verrà testato anche in relazione a quello che avverrà nelle prossime ore e che potrebbe avere risvolti decisivi sul fronte di Aleppo.Sul fronte delle forze dell’opposizione la battaglia di Aleppo sta facendo emergere l’importanza di un nuovo raggruppamento (Jaysh al Fateh) all’interno della galassia dell’opposizione, costituito dalle più importanti sigle militari, gruppi jihadisti (provenienti da al Nusra) e milizie sostenute dagli attori regionali e internazionali schierati contro il fronte di Assad.È difficile capire quanto potrà protrarsi l’offensiva dei ribelli, che in queste ore si è estesa al distretto economico ed industriale di Aleppo, dopo gli ingenti quantitativi di armamenti e munizioni sottrattati alle strutture militari strappate al controllo dell’esercito di Assad.banner_occhi_sotto_attaccoSOSTIENI IL REPORTAGE SUI CRISTIANI SOTTO TIRO 

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE