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Barricato a Tripoli, all’interno di quel palazzo presidenziale che a stento controlla ma dal quale in questo momento si gioca tutte le pedine a disposizione per rimanere a galla: è un Al Sarraj molto attivo quello che emerge in queste ore, ha l’aria di una persona oramai abituata a crisi del genere. Del resto, dopo tre anni di un potere in realtà mai esercitato essendo la sua sovranità estesa fino all’uscio della sua stanza, il premier libico ha memoria di tutte le volte in cui deve tirare l’asso dalla manica per rimanere in sella. Ed adesso prova a rinsaldare quell’asse con l’Italia che al momento rappresenta uno dei pochi sentieri in cui, tutto sommato, Al Sarraj si sente al sicuro.

La rassicurazione sui migranti

E così il premier gioca la carta che più di tutti può portare Roma sempre dalla sua parte: quello dell’immigrazione. Nei giorni scorsi in Italia emergono più che legittime preoccupazioni circa una possibile ripresa del flusso migratorio. In molti, in particolare, si chiedono se la guerra scoppiata a Tripoli possa avere o meno ripercussioni sul controllo delle coste libiche da cui partono i barconi verso la Sicilia. Il pericolo palesato riguarda un allentamento delle attività della guardia costiera: da un lato alcuni membri impegnati nel pattugliamento della costa potrebbero essere impiegati sul fronte tripolino, dall’altro le circostanze legate alla battaglia in corso rendono più difficile il coordinamento tra le varie forze di sicurezza di Tripoli.

Al Sarraj però, con una nota divulgata da fonti a lui vicine, rassicura senza mezzi termini l’Italia: “Non c’è alcun pericolo di invasione – afferma il premier libico – Le nostre coste sono sotto controllo. Dalla Tunisia a Sirte la Guardia Costiera le coste libiche sono normalmente sorvegliate”. Difficile dire quanto di vero c’è in queste parole. Di sicuro, però, Al Sarraj ha tra i suoi obiettivi quello di non considerare le coste come un fronte secondario: per lui ed il suo governo, dimostrare all’Italia di saper ancora mantenere i patti siglati in questi ultimi due anni e di contenere i flussi migratori, risulta fondamentale. La partita in ballo è delicata: mantenere ancora anche un pizzico di credibilità agli occhi del suo principale alleato europeo.

Al momento comunque, non si registrano grosse impennate nelle partenze dalla Libia. Di sicuro scafisti e trafficanti cercano in questi giorni di approfittare del caos nell’area di Tripoli per far prendere il largo a quanti più barconi possibili. Anche perché oramai nel Mediterraneo è primavera e le condizioni climatiche consentono le traversate. Ma mutamenti della situazione su questo fronte, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar, non sembrano in queste ore emergere.

I contatti tra Al Sarraj e Roma

La dichiarazione delle scorse ore, fa il pari con i colloqui avuti lunedì con rappresentanti nel nostro governo. Nel suo palazzo – bunker, Al Sarraj nel pomeriggio infatti riceve l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino. L’ufficio stampa del premier diffonde repentinamente la foto dell’incontro con il nostro rappresentante diplomatico a Tripoli. L’atmosfera sembra cordiale e distesa, nel comunicato del governo libico si fa riferimento a colloqui tenuti in riferimento ovviamente alla situazione venutasi a creare con la battaglia scatenatasi alle porte della capitale.

Poche ore più tardi invece, nella serata di lunedì, si ha notizia del colloquio telefonico avuto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Questo poco dopo l’accusa pubblica rivolta alla Francia di sostenere il generale Haftar nell’operazione avviata su Tripoli. Nella discussione telefonica con il capo dell’esecutivo italiano, Al Sarraj avrebbe ringraziato il governo di Roma per il supporto ed avrebbe espresso la propria volontà di proseguire in quello che lo stesso premier libico chiama “azioni di difesa contro l’aggressione di Haftar”.

Al Sarraj quindi prova a blindare l’unico filo di speranza che lo tiene politicamente in vita. E lo fa partendo da quella questione migratoria sulla quale sa, di fatto, di giocarsi buona parte del suo futuro.





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