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L’esercito di Assad avanza a nord di Palmira, nei pressi delle antiche cave della città, dove anticamente si estraeva la pietra dura calcarea che serviva a realizzare statue ed opere architettoniche. Come il celebre teatro romano, dove si svolgevano balletti e rappresentazioni teatrali, e che da mesi è divenuto tristemente famoso per essere il palcoscenico delle esecuzioni dell’Isis.

Proprio sulle postazioni dello Stato Islamico a Palmira, nella provincia di Homs, si sono scagliati nella giornata di mercoledì intensi bombardamenti russi. Nonostante il cessate il fuoco infatti, in Siria continua la lotta contro l’Isis e i gruppi islamici radicali, come il fronte al Nusra, esclusi dalla tregua. L’esercito siriano sta avanzando nella periferia di Damasco, ad al Goutha, controllata dai gruppi islamici radicali, nella provincia di Latakia e nei dintorni di Al Qaryatain e al Mahassa, dove l’aviazione siriana ha colpito diverse postazioni dell’Isis. L’Isis è stato colpito, inoltre, dai caccia russi anche nelle province di Latakia e Idlib.

Ma la situazione ad Aleppo e nella Siria settentrionale resta di stallo. Continuano i combattimenti tra i jihadisti di al Nusra e che hanno riconquistato delle aree strategiche nella provincia e hanno dimostrato di poter ancora respingere gli attacchi di esercito, Hezbollah, curdi siriani e aviazione russa. Nella zona meridionale della provincia di Aleppo infatti,  al Nusra e i miliziani jihadisti del gruppo Jund al Aqsa (i soldati di Al Aqsa) hanno condotto il loro primo attacco da quando è iniziato il cessate il fuoco, occupando l’area collinare di Tel al Sariatil e i villaggi di Alais e Tel al Ais, dove diversi militari dell’esercito siriano hanno perso la vita negli scontri. Inoltre, sempre nella zona a sud di Aleppo, al Nusra avrebbe anche tentato di compiere un attentato verso una postazione militare dell’esercito siriano a Talet al Ees, respinto però dalle forze governative.

Ma l’accusa più grave arriva dai curdi delle Unità di protezione del popolo (Ypg). Secondo il portavoce dell’Ypg, Redur Xelilm, infatti, per contrastare l’offensiva congiunta dei russi e delle forze governative sulla zona di Aleppo, i miliziani jihadisti avrebbero usati ordigni contenenti agenti chimici come gas e cloro. In particolare i miliziani di al Nusra avrebbero colpito il quartiere di Sheickh Maqsood, ad Aleppo, sotto controllo dei curdi, per diverse ore nel pomeriggio di martedì, con bombe e proiettili al “fosforo giallo”, cloro ed altri agenti chimici, che hanno provocato un numero ancora imprecisato di vittime. Il portavoce dei curdi siriani ha consegnato un rapporto sulle violazioni al Centro di coordinamento per la tregua in Siria.

Anche il governo iracheno aveva denunciato nuovamente, nella giornata di oggi, l’utilizzo di armi chimiche da parte dei miliziani jihadisti. Secondo fonti della sicurezza irachena, dalle postazioni del Califfato a Bashir, l’Isis avrebbe colpito con 37 razzi contenenti “cloro secco” la cittadina di Taza, a una ventina di kilometri da Kirkuk, provocando numerosi ricoveri per problemi respiratori fra la popolazione. Il cloro era stato impiegato dagli uomini del Califfato anche il mese scorso in un attacco ai Peshmerga curdi nella città di Sinjar, a ovest di Mosul.

Nonostante si siano intensificati i combattimenti con i jihadisti al nord, l’intesa sul cessate il fuoco tra ribelli e governo sembra reggere, tanto che, secondo l’inviato speciale delle Nazioni unite per la Siria, Staffan de Mistura, il 14 marzo potranno prendere il via dei colloqui, definiti dal diplomatico italo-svedese, “sostanziali” tra governo e opposizione a Ginevra.

A Ginevra, ha affermato De Mistura, si discuterà di una soluzione politica al conflitto, e non del cessate il fuoco, che per le Nazioni Unite è invece fuori discussione e da considerarsi a “tempo indeterminato”.