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Il messaggio arriva in modo molto chiaro ma allo stesso tempo sibillino. Non è Londra a parlare, ma è Londra a far parlare. Una scelta di metodo interessante che conferma però un dato: il Regno Unito considera prioritario scalfire, ovunque, la sfera di influenza russa. E lo fa anche andando a intaccare quello che finora era rimasto uno scenario meno considerato dagli osservatori: la Libia.

In un recente articolo apparso sul Times a firma del primo ministro designato dalla Camera dei rappresentanti dell’est della Libia, Fathi Bashagha, si apprende che la sua intenzione sarebbe quella di unirsi alla Gran Bretagna per mandare via i russi dal Paese nordafricano. In particolare i mercenari della compagnia Wagner. Uno spunto sorprendente visto che difficilmente un elemento di spicco del delicato panorama della Libia si è esposto in questo modo contro Mosca, a maggior ragione in una fase così convulsa a livello politico e militare. Tuttavia, c’è già un primo mistero. Il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo, l’autore, Bashagha, ha smentito di avere scritto il pezzo. Il premier designato, su Twitter, ha scritto di essere “sorpreso di un articolo a lui attribuito pubblicato sul quotidiano inglese” in cui si proponeva come “partner per respingere la Russia in Africa” e ha concluso con: “Spero che questo giornale antico e rispettato indaghi sull’accuratezza per evitare di essere coinvolto nella pubblicazione di articoli falsi”. Dopo qualche ora, interrogata dal The Indipendent, è stata la stessa redazione del quotidiano britannico a confermare l’autenticità dell’articolo a firma di Bashagha, ribadendo anzi che proprio l’autore aveva confermato le informazioni contenute nell’articolo e poi pubblicate.

Sembra abbastanza difficile che il Times abbia utilizzato in modo del tutto inventato il nome del politico libico. Ma anche in questo caso, i profili di interesse sono due. Il primo è appunto la smentita di Bashagha, che sembra quasi aver deciso per una rapida retromarcia dopo ore dalla pubblicazione. Forse, per evitare guai all’interno del Paese anche in chiave di sostegno esterno. La Russia, in Libia, c’è da tempo e in particolare in Cirenaica ha dato ampio sostegno alle forze di Haftar (e non solo). Ora che la guerra in Ucraina infuria, sono in molti a ritenere che Mosca stia spostando uomini proprio dalla Libia per rinforzare i ranghi delle truppe impegnate nella “operazione militare speciale” contro Kiev. Ma sono ancora molti i politici e i militari legati alla Russia e a Wagner. E sono probabilmente anche molti quelli che non amerebbero, sia all’interno che all’esterno della Libia, un rinnovato interesse britannico per il Paese nordafricano.

A questo mistero, si aggiungono in ogni caso le frasi (vere o a questo punto presunte) di Bashagha. Che non è un caso che il Times abbia messo in primo piano. Il quotidiano inglese, uno dei più autorevoli del Paese e fondamentale per veicolare messaggi, non può non avere informato chi di dovere della pubblicazione dell’articolo. E sembra abbastanza presumibile che Downing Street così come altri importanti uffici della capitale avessero interesse all’uscita di questo commento così personale e allo stesso tempo puntuale di uno dei più importanti rappresentati politici della Libia.

L’uomo di Misurata, come ricordato da Agenzia Nova, ha anche scritto di recente su Twitter di avere avuto nuovi contatti “con alti funzionari a Washington” al fine di “tenere elezioni tempestive e trasparenti e per stabilire la sicurezza economica e politica”. Ribadendo inoltre la volontà di cooperare con gli alleati. Non sembra quindi impossibile che per rinsaldare i legami con Washington e con Londra in chiave futura, in un momento di grave crisi militare e diplomatica con Mosca da parte dell’Occidente, il politico libico abbia scelto di scrivere sul Times che “mentre le truppe ucraine combattono la Russia con i missili britannici, noi in Libia stiamo combattendo la stessa battaglia” e di sapere cosa vuol dire “vedere forze straniere entrare illegalmente nel tuo Paese” ricordando di avere promesso di mandare via la Wagner dalla Libia.

La richiesta di aiuto al Regno Unito sembra però essere non tanto un messaggio a Londra, quanto in realtà un assist proprio alla strategia britannica di porsi quale falco in chiave antirussa. Il segnale, infatti, sembra essere molto indicativo di quanto la Gran Bretagna possa rappresentare la spina nel fianco dei russi in tutti gli scacchieri in cui sono coinvolte le sue forze. Non solo in Ucraina, dove l’intelligence e le forze speciali di Sua Maestà sono decisive al pari delle armi inviate a Kiev, ma anche su altri fronti diversi ma altrettanto centrali nelle logiche di potere di Putin. Quello libico è un fronte che non può essere sottovalutato. Il Mediterraneo rientra da sempre nei giochi egemonici di entrambi gli imperi.

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