Le forze militari indiane hanno effettuato il primo test in notturna del missile balistico a lungo raggio Agni-III. L’arma in questione, successiva ai modelli Agni-I e Agni-II, non è riuscita però a portare a termine la missione, abortita a soli 115 chilometri dalla base di lancio nonostante sia stato studiato per coprirne oltre 2800. La testata montata sul supporto missilistico era stata riempita per simulare la presenza di un ordigno nucleare, per valutare l’efficienza dell’armamento. A pieno regime e quando i test daranno esiti positivi, sarà in grado di colpire tutte le più grandi città del Pakistan e della Cina, rischiando di portare ad un’escalation di tensioni nell’area dell’Asia meridionale.

L’esercito dell’India, tra costi e fallimenti

In virtù delle continue tensioni con gli Stati confinanti, l’India ha tenuto alto il numero dei militari sin dalla sua istituzione, nel 1946. Non potendo però basare l’intero esercito sulla semplice presenza umana, l’India ha negli anni portato avanti lo sviluppo di programmi balistici e nucleari a scopi bellici tra i più costosi al mondo, per garantirsi l’egemonia nella difficile posizione geografica in cui è collocata. Tuttavia, sebbene Delhi sia una potenza militare nucleare, non si può certo dire che gli studi abbiano condotto a dei risultati soddisfacenti.

Le ultime prove balistiche sono state infatti fallimentari, al punto di condurre gli scienziati ad ipotizzare l’inizio di un nuovo programma di lavoro, abbandonando il piano Agni. A seguito però delle pressioni di Narendra Modi (forte sostenitore del programma balistico nell’ottica di rilanciare la forza bellica del Paese), gli studi sono continuati, portando alla creazione dell’ultimo modello che, specularmente all’Agni-II, ha fallito il test notturno. La natura del problema non è ancora stata però scoperta dal team di studio indiana, nonostante si sia palesata la possibilità di un errore di rifinitura alla base del fallimento. In particolare, il problema tecnico che ha portato alla deviazione dalla traiettoria programmata ha avuto luogo dopo la prima separazione della struttura del missile, obbligando l’esercito a terminare in anticipo la simulazione.

Le reazioni dal Pakistan

Date le tensioni in atto tra i due Paesi, riaccese dopo gli avvenimenti della provincia del Kashmir, Islamabad ha accolto con ilarità il fallimento del test missilistico indiano. Le cause, come riportato dalla testata locale Pakistan Today, sarebbero attribuibili ad un cedimento strutturale dovuto alla scarsa manifattura del prodotto; con una definizione che evidenzia soprattutto l’aria di sfida tra i due Paesi.

Punzecchiature a parte, la situazione rimane decisamente tesa. Proprio mentre il Pakistan sta valutando una diminuzione del proprio esercito anche per gestire la situazione di crisi politica interna, la ripresa dei test missilistici indiani potrebbe spingere Imran Khan a tornare sui propri passi, generando una reazione a catena anche nell’India di Modi. I rischi di una crescita delle tensioni sono dovute al possesso di entrambi gli schieramenti di testate nucleari funzionanti, che potrebbero essere strumento di distruzione di massa nel caso di uno scontro armato. Scenario che tutto il mondo spera non si realizzi.

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