Afghanistan: il golpe di Ferragosto e la fuga dell’Occidente

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

Mohammad Nadir, nato in Afghanistan, è residente in Italia dove per lunghi anni ha insegnato lingue e letterature dell’Afghanistan nelle Università. Profondo conoscitore della storia e della realtà dei due Paesi, ha sempre messo ha disposizione le proprie competenze per la collaborazione e l’amicizia fra l’Italia e l’Afghanistan.

Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico. Se in passato si è rivelato un tragico errore creare il fenomeno dei talebani strumentalizzando una religione per fini strategici, con nefaste conseguenze sul mondo intero, la coalizione internazionale annunciando il ritiro delle proprie forze armate li ha nuovamente “invitati” in Afghanistan con un contratto firmato con gli Usa, fornendo loro cospicui finanziamenti e immolando al sacrificio gli afgani, le loro speranze, i loro diritti acquisiti e il loro futuro, senza preoccuparsi di quanto potrà avvenire “dopo” nella regione e nel mondo intero.  È stato come lasciare una casa dove si è stati ospiti per venti anni lasciandovi dentro una bomba ad orologeria.  Come commenta un detto afgano: Al proprietario dice: “difendi la tua casa”, e al ladro dice : “ruba!”.

Come un mostro, o un virus creato in laboratorio divenuto ormai non più gestibile dai suoi stessi creatori, gli “studenti” addestrati in Pakistan per aggredire l’Afghanistan libero non tarderanno ad estendere le loro nefaste influenze sul mondo intero, come già avvenuto in passato. La fuga precipitosa e vergognosa degli Occidentali dimostra che conoscevano perfettamente il vero volto dei talebani e le loro intenzioni. Come dice un altro proverbio afgano: “Il traditore ha sempre paura”.  Ma prima di abbandonare la popolazione innocente, essi avevano il dovere morale (se ancora ha un senso questa parola) di garantire non solo l’incolumità propria e dei collaboratori, ma quella di tutti, fino all’ultimo e al più piccolo degli afgani: Afghan Lives Matter! Potevano e dovevano farlo, dato che ufficialmente l’impegno era stabilito fino al 1° settembre, e che i talebani erano tornati in base a un “contratto” sottoscritto con loro.

Ingannando tutti e fingendo fino all’ultimo minuto di essere disposti a trattare per la creazione di un governo provvisorio che guidasse il Paese a nuove elezioni, il 15 agosto i talebani con un proclama in arabo hanno annunciato l’instaurazione di un Emirato Islamico (analogie con l’Isis?), ammainando la bandiera simbolo della Nazione afgana e violando la sua Costituzione approvata nel 2004 dal popolo attraverso i suoi rappresentanti nella Loya Jirga, che dichiara l’adesione alla Carta delle Nazioni Unite, il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e la creazione di una società civile libera da oppressione, atrocità, discriminazione e violenza, basata sulla legalità, sulla giustizia sociale , sulla difesa della dignità e dei diritti umani, sulla garanzia dei diritti fondamentali e della libertà del popolo. Tra l’altro, la Costituzione stabilisce che la forma di  stato come Repubblica non è emendabile, e che i diritti fondamentali delle persone possono essere resi più effettivi ma mai diminuiti (art.149).  È dunque evidente la totale illegittimità dell’Emirato proclamato, e a questo proposito alcune domande chiedono una risposta:

Oggi più che mai risuonano profetiche le parole del Comandante Ahmad Shah Massoud – il leone del Panjshir assassinato il 9 settembre 2001 dagli stessi mandanti dell’attacco alle Torri Gemelle di New York –  pronunciate davanti al Parlamento Europeo il 5 aprile 2001 : “Come fate a non capire che lottando contro i talebani io lotto per la vostra stessa libertà?”.