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Figli passati dall’altra parte di un filo spinato dalle madri ai soldati britannici. È una delle immagini più forti che ci consegna la prima settimana di potere talebano sull’Afghanistan. Una foto che insieme al video dei ragazzi precipitati dall’aereo, alle foto delle prime esecuzioni e agli schiaffi a un giovane con una bandiera ci mostrano l’altro volto dell’Emirato. Non quello della “moderazione” promessa dagli uomini del mullah Abdul Ghani Baradar, ma quella della parte più profonda e radicata del movimento.

C’è un filo conduttore che lega queste immagini: i giovani. Neonati, adolescenti o ragazzi di poco più di vent’anni. Sono i figli dell’Afghanistan e di questa guerra le vittime del tradimento. Coloro che sono nati dopo lo scoppio della guerra o che erano troppo piccoli per ricordare cos’era l’Afghanistan prima dell’11 settembre 2001.

Figli vittime, ma anche protagonisti. Perché come quelli che protestano, fuggono e vengono lasciati andare nella speranza di un futuro migliore, anche tra chi decide c’è una nuova generazione. Stessi nomi e stessi nemici.

Il primo di questi figli afghani è Ahmad Massud, il cui padre era il leggendario “leone del Panjshir”. È lui a guidare la rivolta dalle valli dove il padre aveva combattuto venti anni fa i talebani con i suoi mujaheddin. A lui si è unito l’ex vicepresidente, Amrullah Saleh, vecchio appartenente all’Alleanza del Nord sotto la guida del comandante Massud e autoproclamato presidente dell’Afghanistan. Dai media internazionali, il giovane leone prova a chiamare alle armi più afghani possibili, ma cerca soprattutto di ingraziarsi le potenze internazionali. Il padre ha lasciato il segno: lui spera di fare altrettanto, ripercorrendo la strada del comandante dell’Alleanza del Nord. È il volto più nobile di una guerra che non è mai finita e che ora si può sprigionare in tutta la sua violenza. Membri dell’esercito, signori della guerra e combattenti volontari si stanno riunendo nei villaggi inespugnabili del Panjshir per l’ultima resistenza. Il trentaduenne Massud è un nome che può risvegliare i cuori e le speranze, ma adesso deve combattere una guerra che appare ben più dura di quella mossa dal padre contro i talebani.

Dall’altra parte c’è Mohammad Yaqoob, figlio del mullah Omar. Rispetto ad Ahmad Massud, Yaqoob vive lontano dai media, schivo alle telecamere. Con l’avanzata dei talebani in tutto l’Afghanistan, il figlio del famigerato fondatore dei talebani è salito alla ribalta come possibile leader. Dal 2020, cioè da quando si sono attivati gli accordi di Doha con gli Stati Uniti, Yaqoob è stato messo a capo della operazioni militari in Afghanistan. E questo è già un segnale del favore che prova nei suoi confronti il grande leader Hibatullah Akhundzada. Come spiega il Corriere della Sera, il mullah Yaqoob è oggi un trait d’union tra talebani e Arabia Saudita. E quindi con un alleato di Washington. Forse questo lo aiuterà a salire le scale che lo conducono al trono di Kabul, nella speranza o nell’attesa che Akhundzada rinunci. Ma il mondo degli studenti coranici è diviso al suo interno, moti mullah tra loro si odiano. E le divisioni, su cui soffieranno nemici e potenze interessate ad avere il controllo della transizione e del futuro governo, potrebbero investire proprio il figlio del Mullah Omar.

Ma non sono solo loro due i “figli d’arte” di questa lunga guerra. Ce n’è un altro, più oscuro, che adesso può avere la ribalta e il suo momento di gloria, Sirajuddin Haqqani, figlio di Jalaluddin Haqqani, il fondatore della rete del terrore alleata di Osama bin Laden e dei talebani, e che opera al confine con il Pakistan. Sirajuddin ha scalato le vette del potere interno ai taliban fino a diventare uno dei grandi vice di Akhundzada. I membri di Haqqani, più violenti, più liberi e più oltranzisti delle varie ali dl gruppo che ora ha il controllo di Kabul, sono diventati molto influenti sul campo di battaglia e nelle stanze del potere. E il loro capo potrebbe addirittura ambire alla carica di presidente. Waheedullah Hashimi, funzionario talebano, ha spiegato a Reuters che è possibile che un vice di Akhundzada sia messo alla guida dell’Emirato. Uno è Baradar, capo dell’ufficio politico. Gli altri due sono Yaqoob e Jalaluddin, figli di questa guerra, alleati ma non troppo, e che ora hanno un nemico che come loro prende le orme del padre: Ahmad Massoud.

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