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Gli F-35 dei Marines sono entrati per la prima volta in azione in Afghanistan colpendo obiettivi dei Talebani nella giornata di giovedì 27 settembre.

A riportare la notizia, poi confermata da fonti ufficiali del Pentagono, è stata la Cnn che ha aggiunto che i cacciabombardieri stealth di quinta generazione sono decollati dalla USS Essex, una nave da assalto anfibio tipo LHD (Landing Helicopter Dock), che stava incrociando nella acque del Golfo Persico.

I Marines non hanno rilasciato informazioni sul numero dei velivoli coinvolti o sul tipo di munizionamento utilizzato limitandosi a dire che “durante la missione F-35B hanno condotto un attacco in supporto a operazioni di terra” e che “l’attacco è stato ritenuto un successo da parte del comandate delle forze di terra”. Una fonte della CNN ha aggiunto che l’attacco è stato effettuato contro “bersagli fissi dei Talebani”.

Quello che sappiamo dell’attacco

Gli F-35 sono decollati dalla USS Essex e facevano parte del VMFA-211, uno stormo dei Marines di base a Yuma (Arizona) che è stato già dispiegato in Afghanistan, a Helmand, nel 2012. Nell’aprile di quell’anno un attacco dei Talebani alla base avanzata “Camp Bastion” di Lashkar Gah dove erano dislocati gli AV-8B Harrier II dello stormo distrusse sei velivoli e ne danneggiò gravemente altri due.

I Marines hanno dichiarato la Ioc (Initial Operational Capability) dei propri F-35B nel 2015 e li hanno schierati oltremare per la prima volta in Giappone nel 2017. A marzo del 2018 un distaccamento di Lightning II è stato dispiegato per la prima volta sulla nave da assalto anfibio USS Wasp, mentre a luglio del 2018 sei velivoli del VMFA-211 sono stati imbarcati sulla Essex per una crociera di routine intorno al globo che li ha portati, dalla base di San Diego, sino alle acque del Corno d’Africa ed al Golfo Persico, passando dalle Hawaii e dal Pacifico Occidentale dove elementi del Meu (Marine Expeditionary Unit) sono stati impegnati in esercitazioni di cooperazione per la sicurezza di teatro (Tsc) con le Forze Armate di Indonesia, Malesia e Sri Lanka.

La Essex entrando nell’Oceano Indiano è divenuta l’unica unità navale dotata di aeromobili ad ala fissa ad essere in forza alla Quinta Flotta in questo momento e pertanto è ragionevole che sia stata chiamata in causa per effettuare operazioni di interdizione/supporto aereo ravvicinato. 

In particolare il giorno 25 settembre la Essex ha abbandonato le acque di Gibuti per far rotta verso il Golfo Persico, fattore che ha fatto presagire un possibile intervento in Afghanistan.

Sebbene il comunicato ufficiale dei Marines non riporti quanti F-35B siano entrati in azione, gli stessi fanno sapere che i Lightning II sono soliti operare in coppia.

L’attacco, che non è stato ancora precisato dove sia stato effettuato, è sicuramente stato compiuto ricorrendo a rifornimento in volo, data la distanza della Essex dai possibili obiettivi e per il fatto che la rotta degli F-35 per raggiungere l’Afghanistan deve essere passata da Golfo di Oman, Oceano Indiano e Pakistan essendo l’unità nelle acque del Golfo Persico.

Non sappiamo se gli aerofornitori tipo KC-135 siano partiti da qualche base in Medio Oriente, dal Qatar, o dallo stesso Afghanistan, dove sono stati schierati per la prima volta in cinque anni nel 2017 per supportare le operazioni aeree contro i Talebani.

Non sappiamo nemmeno se gli F-35 siano rientrati sulla Essex, dopo un ulteriore rifornimento in volo, oppure se siano atterrati in Afghanistan per rifornirsi o per esservi dislocati per ulteriori operazioni.

Per quanto riguarda il munizionamento utilizzato possiamo solo fare delle ipotesi in base alle fotografie rilasciate dai Marines – di cui però non abbiamo la certezza si riferiscano all’attacco di giovedì – in cui si può notare il personale della Essex caricare una Jdam (Joint Direct Attack Munition) a guida Gps nel vano munizioni di un F-35. Solo qualche giorno prima, il 22 settembre, in un’altra fotografia si poteva notare un Lightning II su cui stava per essere caricata una Gbu-12B Paveway II, una bomba a guida laser da 225 chilogrammi.

Usare gli F-35 era davvero necessario?

Al di là delle considerazioni tecniche possiamo speculare se l’utilizzo di un aereo sofisticato come l’F-35 in un teatro come quello afghano, dove il nemico non possiede una forza aerea e nemmeno asset antiaerei come radar, missili superficie aria e artiglieria contraerea, sia stato davvero necessario o meno.

Sicuramente dal punto di vista dell’addestramento degli equipaggi è stato un ulteriore test che ha anche provveduto a mettere alla prova ulteriormente il velivolo: un attacco notturno su bersagli fissi in un ambiente praticamente privo di radar ostili e minacce anti aeree è poco più di un’esercitazione fatta in un poligono.

Trattandosi di una missione di supporto aereo ravvicinato, però, il livello di attitudine psicologica risulta sicuramente diverso: un conto è gettare bombe su un bersaglio in mezzo al deserto durante un’esercitazione in un poligono, un conto è farlo su un obiettivo reale magari a poca distanza dalle proprie truppe.

L’utilizzo degli F-35 in una missione di combattimento, seguendo la politica dei Marines di procedere speditamente all’integrazione del nuovo cacciabombardiere nei ranghi del Corpo, è anche un forte segnale politico per mettere a tacere chi, anche in Patria, critica il velivolo giudicandolo un giocattolo costoso e poco efficace. 

Sebbene poi questo attacco aereo sia stato effettuato in un ambiente dove i rischi sono minimi, fornirà comunque importanti dati a piloti e tecnici sull’impiego del cacciabombardiere di quinta generazione: trattandosi di un sistema rivoluzionario e mai utilizzato prima è importante che si sviluppino le necessarie tattiche di attacco per sfruttare al meglio le caratteristiche del velivolo e questo sviluppo può essere accelerato anche grazie a missioni operative “di basso profilo” come questa, così come avvenne anche per l’F-22 Raptor

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