I piloti miliari sono una risorsa preziosa nelle guerre moderne. Addestrarli a volare sugli aerei da caccia, al combattimento e all’impiego di nuove tecnologie sempre più sofisticate, è un’attività molto complessa e estremamente dispendiosa, che richiede anni e numerose risorse. E dover rinunciare a loro a causa di un “tentato” golpe militare rappresenta un’enorme spreco di denaro. Senza contare che può arrivare a costringere a terra buona parte di una forza aerea. Questo è il caso dell’aeronautica turca, già sottoposta al congelamento della commessa per gli F-35 americani, che ora si trova a dover far fronte a un altro grave problema: molti dei suoi piloti sono finiti in carcere dopo il golpe militare che nel 2016 intendeva rovesciare il governo islamista del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Secondo quanto riportato dalla rivista National Interest, attualmente la forza aerea della Turchia potrebbe a malapena tenere in aria i suoi caccia F-16. E se “in nome della politica” vengono eliminati i migliori piloti, i “migliori aerei da combattimento” non servono a niente. A meno che non si tratti di “droni”.
Secondo una stima dell’Usaf, la forza aerea americana, l’addestramento di un pilota che venga abilitato al volo sui caccia di quinta generazione – come l’F-35 Lightning II – si aggira intorno a un costo di ben 11 milioni dollari. Spesa che ha senso investire su un veterano dell’aria con centinaia di ora di volo sostenute sui caccia, affinché la sua esperienza possa essere garanzia una volta ai comandi dell’arma più sofisticata della Nato. I tempi della Battaglia d’Inghilterra, quando i piloti della “domenica” venivano addestrati in due settimane prima di essere mandati alla guerra su un monoplano a elica con quattro mitragliatrici sono passati. Oggi si parla di quattro anni di preparazione per piloti da caccia già esperti che hanno prestato sevizio in prima linea e dovranno avere a che fare con missili intelligenti e sensori capaci di sventare attacchi intercontinentali con missili balistici. Veterani ai quali l’Us Air Force, per esempio, è disposta a offrire bonus da mezzo milione di dollari per rimanere in servizio attivo oltre il tempo previsto.
Il governo turco però sembra essere più preoccupato dal tradimento degli ufficiali che “presumibilmente” hanno lanciato un colpo di stato per rovesciare Erdogan. Senza badare allo spreco di questa inestimabile risorsa strategica per cui ha investito milioni di dollari, e nonostante il sospetto che si stesse trattando soltanto di una “farsa” ha incarcerato un buon numero di ufficiali di altro livello dell’aeronautica, defenestrando oltre 300 piloti. Questa informazione ha spinto alcuni analisti a chiedersi – ammesso che il governo di Washington trovasse una quadra con Ankara che non ha voluto rinunciare ai missili russi, dunque è stata privata dei caccia americani – chi piloterebbe i 130 caccia di quinta generazione F-35? E sopratutto entro quando almeno una o due squadriglie potrebbero essere considerate “operative”?
Sembra che Ankara abbia tentato di trovare un nuovo accordo con Washington per ottenere comunque i caccia che il Pentagono non vuole che entrino per nessuno motivo in “contatto” con il sistema missilistico antiaereo russo S-400; ma Washington ha negato l’invio di istruttori americani che addestrino i nuovi piloti turchi all’impiego degli F-35. Mentre i piloti turchi addestrati negli Stati Uniti si contano sulle dita di una mano.
Con l’offensiva iniziata proprio in queste ore sul fronte siriano, azione che richiederà per lo meno l’appoggio aereo di tutti i velivoli disponibili e di tutti i piloti abili per rendere meno duro lo sforzo delle unità meccanizzate a terra, la scelta di decimare i piloti non si è rivelata affatto “oculata”. E questo lo dimostra anche quel segnale di disperazione citato nel rapporto di Atlanticcouncil.org che ha notato come il governo turco abbia emesso “un decreto che minaccia la revoca della licenza di volo civile” a oltre 300 ex piloti militari a meno che non “tornino al servizio dell’aeronautica per quattro anni”. Un’opzione decisamente poco “democratica” che difficilmente alzerà il morale della nuova, vecchia truppa.