Dopo l’abbattimento del Boeing 737 ucraino in Iran – l’ennesimo volo di linea caduto per “errore” sotto il fuoco dei missili anti-aerei – l’aviazione civile ripensa al sistema di difesa installato sui velivoli delle compagnia di bandiera israeliane. Una protezione efficace contro i razzi e i missili che potrebbero raggiungere e distruggere un aereo civile.

Basta prendere un volo operato da El Al, la principale compagnia di bandiera israeliana, per scorgere sotto la fusoliera, in prossimità della sezione di coda dell’aereo, un dispositivo unico nel suo genere, che potrebbe salvare la vita dei passeggeri. Lungo 2,7 metri, largo 60 centimetri e alto mezzo metro, costa circa un milione di euro ed è sviluppato dall’azienda elettronica di difesa Elbit Systems, con sede ad Haifa. Classificato come “C-music” (Commercial Multi-Spectral Infrared Countermeasures) è dotato di una termocamera con un raggio d’azione di 360 gradi che,  una volta individuata una minaccia – come quella di un razzo o di un missile terra-aria – aziona un puntatore laser che spara un raggio in grado di disorientare la ricerca infrarossi del missile, salvando l’aereo da un’esplosione che potrebbe risultare fatale.

Il missile ostile, in cerca di una fonte di calore, viene in questo modo guidato ad una distanza di sicurezza, dove l’esplosione e la propagazione degli “shrapnel” (schegge, ndr) non potrebbero provocare danni. Per questo, dopo l’abbattimento accidentale del Boeing 737 dell’Ukraine International Airlines – decollato da Teheran la notte tra il 7 e l’8 gennaio con 176 passeggeri a bordo, ed abbattuto per errore da un missile Sam di fabbricazione sovietica lanciato da un sistema Tor – l’attenzione dell’opinione pubblica è tornata a parlare delle contromisure adottate da Israele – che fin dai primi anni 2000 ha deciso di proteggere i suoi passeggeri da questo genere di minaccia.

Secondo gli esperti, i dispositivi montanti sugli aerei di linea israeliani potrebbe di fatto salvare molte vite in tutto il mondo,. Soprattutto se si pensa tutti quei voli di linea che si trovano a dover affrontare rotte su territori coinvolti in crisi, conflitti e fasi di instabilità politiche. Il volo Ps752 Teheran-Kiev avrebbe avuto numerose chance in più, se fosse stato dotato del sistema “C-music”; e lo stesso sarebbe valso, forse, per il volo Malaysia Airlines 17 Mas17: abbattuto per errore da un missile terra-aria mentre sorvolava lo spazio aereo ucraino durante il conflitto del Donbass.

Nonostante numerosi precedenti nella storia, nessuna compagnia aerea del panorama mondiale ha mai optato per questo genere di investimento – non economico ma quanto mai salvifico. In Israele, invece, questo tipo di precauzione è stata  applicata fin dal 2002, quando un gruppo terroristico tentò di abbattere due missili un Boeing 757 operato dalla compagnia israeliana Arkia Airlines mentre era in partenza da Mombasa, in Kenya. I velivoli di linea israeliani sono stati da allora considerati “obiettivi sensibili“, e per questo sono stati resi i più sicuri del mondo. Del resto il primo “tentativo” di abbattere un aereo di linea israeliano risale al lontano 1973, quando in prossimità della pista di atterraggio dell’aeroporto di Fiumicino, un commando di Settembre Nero aveva pianificato di abbattere un volo di linea El Al sparando con un lanciamissili Strela-2. Allora questa moderna tecnologia non era ancora disponibile. Ma oggi, considerata la proliferazione di attentati terroristici e di rischi per l’aviazione legati al sorvolo di territori in conflitto (che si espandono a macchia d’olio in ogni angolo del mondo) appare come un investimento auspicabile.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage