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Il Pentagono ha deciso di dimezzare i fondi per le milizie Peshmerga curde che sono state una delle forze principali impiegate nella battaglia contro lo Stato islamico. Il provvedimento riguarda in particolare le milizie curde irachene e vede un netto taglio per le 12 brigate – circa 60mila uomini – che ora saranno finanziate da Washington con 126 milioni di dollari a fronte dei 390 passati.

Il dimezzamento dei fondi, che servono per la sussistenza dei Peshmerga, andrà a colpire duramente le finanze del governo regionale autonomo di Erbil, che già versa in cattive acque da questo punto di vista. Le milizie curde si troveranno così ad aver gravi problemi di approvvigionamento di carburante, munizioni e derrate alimentari.

Come riportato da La Stampa, la decisione del Pentagono ha la finalità di ricondurre le milizie curde irachene sotto il controllo del governo centrale di Baghdad che dovrà sostituirsi a Washington nel finanziamento dei Peshmerga e trovare un accordo con Erbil al fine di integrarli all’interno delle forze di sicurezza irachene come già avvenuto con le milizie sciite.

Da questo punto di vista, Baghdad ha già finanziato le varie milizie per un totale di 112 milioni di dollari che risultano però ancora insufficienti al loro mantenimento.

I Peshmerga abbandonati dagli Stati Uniti?

La portavoce del Pentagono, Rebecca Rebarich, ha specificato che “I curdi sono stati un partner insostituibili nella lotta all’Isis” e che “Siamo felici di vedere un contributo di Baghdad alle forze Peshmerga”. Il destino sembra quindi segnato per le milizie curde irachene che hanno ricevuto, nel corso degli anni della lotta all’Isis, l’aiuto americano e l’addestramento anche da parte dei loro alleati, come l’Italia che ha inviato “consiglieri militari” delle forze speciali proprio per questo scopo.

La decisione del Pentagono non deve stupire dopo la scelta della Casa Bianca di ritirarsi dalla Siria e quindi di far mancare il proprio vitale appoggio alle milizie curde. Sebbene il Pentagono abbia frenato sulla scelta dell’esecutivo ritardandone i tempi, la scelta segna comunque un’inversione di rotta che ha giustamente sollevato più di una preoccupazione proprio tra le forze curde, ed il taglio determinato in queste ore risulta essere un ulteriore pesante colpo.

Gli equilibri nella zona, già in fase di cambiamento proprio grazie alla scelta della Casa Bianca di ritirarsi dalla Siria, sono ancora destinati a mutare grazie a quest’ultima decisione che rappresenta anche un forte segnale verso Ankara a poche ore dalla decisione di Washington di bloccare momentaneamente la vendita di alcuni componenti del programma F-35 destinati alla Turchia a seguito della decisione di quest’ultima di procedere nell’acquisto dei sistemi da difesa aerea di fabbricazione russa S-400.

Sicuramente, infatti, Ankara guarderà di buon grado il dimezzamento dei fondi alle milizie turche, considerate dalla Turchia alla stregua di terroristi e da sempre combattute anche in territorio siriano: l’ingresso delle Forze Armate turche in Siria si spiega proprio con questa finalità più che per la reale volontà di combattere l’Isis.

La difficile strada dell’integrazione curda

La strategia della Casa Bianca, volta a integrare i Peshmerga all’interno delle forze di sicurezza irachene, potrebbe però arenarsi ben presto davanti alle istanze indipendentiste di questi ultimi ed ai conflitti interni.

Le tensioni tra i curdi e Baghdad si sono infatti acuite in occasione del referendum del 2017 in cui è stata votata le secessione del Kurdistan Iracheno e che ha causato una dura reazione del governo centrale che ha immediatamente lanciato un’operazione militare per riconquistare il controllo della cittadina di Kirkuk, snodo petrolifero fondamentale.

Con l’elezione del nuovo premier iracheno, Abdel Abdul Mahdi e la quasi contemporanea dimissione del presidente del Kurdistan Iracheno Massoud Barzani le relazioni sembrano però essersi riallacciate: il neo presidente Nerchivan Barzani sembra aver infatti abbandonato le velleità indipendentiste in favore di una politica più pragmatica anche rinunciando ai fondi del governo di Baghdad.

Lo scopo di Barzani è quello di raggiungere un’intesa per la questione di Kirkuk e quindi per il controllo della produzione petrolifera, ma per farlo deve mantenere una certa credibilità data anche dall’efficienza delle milizie Peshmerga.

Ad aggravare la situazione esistono anche divisioni interne, come riportato da Al Monitor: i curdi iracheni sono divisi in due fazioni in lotta tra loro. Il Partito Democratico Curdo di Barzani e l’Unione Patriottica del Kurdistan vicina alle milizie sciite e all’Iran hanno infatti fallito nel raggiungimento di un’intesa per formare un gabinetto comune dopo le elezioni di settembre.

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