Le portaerei americane che solcano le acque del Mar Mediterraneo e si addestrano a largo di Malta insieme alla Marina britannica, presente con la Hms Duncan. La portaerei Charles de Gaulle che transita tra il Mare Nostrum e il Mar Rosso. La Libia, che rappresenta ancora oggi la grande area di crisi al centro di questo mare e che coinvolge in particolare tutta la costa nordafricana. A est, la Siria rimane un punto interrogati, con il Mediterraneo orientale che rappresenta il grande terreno di sfida fra le potenze regionali e mondiali e in cui la corsa al gas si intreccia con la sfida politica alla supremazia del Medio Oriente. E infine, più a nord, la via verso il Mar Nero e lo scontro eterno fra Nato e Russia per l’Europa orientale.
Mai come in questi tempi, il Mediterraneo è diventato uno dei mari più caldi del mondo. E lo dimostra il continuo passaggio di navi militare da Gibilterra a Suez fino al Mar d’Azov. E l’Italia, che ci questo mare è centro geografico e importante pilastro politico, non può non essere coinvolta. Tanto più che da qualche tempo, sia per la Libia che per la Nuova Via della Seta, il nostro Paese sembra essere entrato di diritto al centro dei dossier più bollenti che coinvolgono lo specchio d’acqua che separa (o unisce) Africa ed Europa. E sotto questo profilo, i recenti movimenti non devono indurci a dormire sonni tranquilli.
A sud del nostro mare, le portaerei Abraham Lincoln e John C. Stennis della Us Navy hanno praticamente deciso di monitorare il movimento delle forze russe e di tutti gli Stati coinvolti nella crisi in Libia: non succedeva dal 2016. Dopo tre anni, due gruppi d’attacco di portaerei Usa sono nel nostro mare. Dall’altro lato, la notizia di una nave francese arrivata a Ras Lanuf, porto in mano a Khalifa Haftar, non smentita dal Parigi, dimostra che la Marine nationale vuole tornare a controllare la rotta del Mediterraneo centrale. La notizia è comunque arrivata alle orecchie molto interessate del governo di Tripoli, che ha parlato apertamente di “suicidio” in riferimento alla possibilità che le potenze entrino direttamente nello scacchiere libico.
Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna monitorano quindi la rotta del Mediterraneo. Ma attenzione a non guardare anche ad altri attori più silenti che in questi giorni stanno muovendo eccome le loro pedine. Innanzitutto c’è la Russia, che da questo mar non vuole certo andarsene visto che è la porta verso il Mar Nero e quindi verso i territori sotto il controllo di Mosca. La guerra in Siria ha dimostrato che il Mediterraneo è essenziale per il Cremlino al pari delle altre grandi potenze. E non va sottovalutato il ruolo di questo mare nella sfida mondiale con Washington visto che lo stesso ammiraglio Foggo ha parlato di portaerei Usa che sfidano la forza russa.
E a proposito di Siria, c’è un’altra potenza che in questi mesi sembra essersi assopita ma che in realtà è più che attiva nello scacchiere mediterraneo: l’Iran. In queste settimane, si rincorrono le notizie di un ingresso di Teheran nel porto di Latakia, città fondamentale del Mediterraneo orientale e da sempre al centro della strategia russa per il Mare Nostrum. La notizia del possibile arrivo di una flottiglia iraniana nel sud Italia si è rivelata falsa. Ma l’Italia, anche in questo caso, non può rimanere disinteressata: se puntano tutti il Mediterraneo e noi ne siamo al centro (e con la Libia sotto di noi), siamo di fronte a un problema molto serio. Non possiamo far finta di nulla se tutte le potenze stanno per prendere il sopravvento sul “nostro mare”. Che da qualche tempo sembra non essere più nostrum.



