In questi giorni in Siria non si sta combattendo solo nella provincia di Idlib, l’ultima area ancora parzialmente fuori dal controllo del governo di Bashar al Assad che sta riaccendendo le tensioni con la Turchia. Le armi sono infatti tornate a essere usate anche nell’area di Aleppo, la capitale economica del Paese riconquistata interamente dai governativi nel dicembre 2016 ma ancora non del tutto messa in sicurezza nella sua parte occidentale. Anche in questo caso, sono da registrare importanti avanzamenti da parte degli uomini fedeli ad Assad, i quali hanno ripreso quartieri importanti quali, tra tutti, quello di Rashideen. Il ritorno dei soldati in questa zona, in particolare, ha permesso anche il completamento della riconquista della più importante arteria stradale siriana, ossia l’autostrada M5.

Cosa vuol dire per i siriani tornare in totale controllo della M5

Uno dei problemi principali degli anni in cui Assad aveva perso molti territori anche a pochi passi dalla sua residenza, era dettato dalla difficoltà degli spostamenti tra trincee, zone occupate ed aree sottoposte al fuoco nemico. E questo valeva non solo per i soldati impegnati sui vari fronti, ma anche per la popolazione civile. La vita a Damasco, così come in altre località del Paese, trascorreva sì ma con tante difficoltà: poche merci in arrivo nei supermercati ancora aperti, difficoltà a volte anche a raggiungere le scuole o i propri luoghi di lavoro. Quando l’esercito è tornato ad avanzare, una delle prime necessità avvertite era proprio quella di tornare a essere in possesso delle più importanti e vitali arterie stradali. Nella capitale, ad esempio, la ripresa della regione della Ghouta nel 2018, ha significato la riapertura della tangenziale e dunque un ripristino della normalità e delle sicurezza nei collegamenti.

Quando nel dicembre 2016 Aleppo è stata recuperata, da Damasco risultava quasi impossibile raggiungerla via terra. A meno di dover affrontare, da Homs in poi, un reticolato di strade un tempo secondarie peraltro non così lontane dai fronti di guerra . Per dare un’idea della situazione, è come se per raggiungere Milano da Roma occorresse uscire dall’A1 già a Firenze e deviare verso l’entroterra toscano e ligure prima di risalire verso il capoluogo lombardo. Impossibile dunque ripristinare la normalità senza prima avere il controllo delle strade principali. Ecco perché nelle ultime settimane, prima ancora che la stessa provincia di Idlib, l’obiettivo principale dell’esercito siriano è stato quello di riconquistare l’autostrada M5.

Quest’ultima passa anche dalla provincia di Idlib, in particolare da due città importanti del governatorato: Maarat Al Numan e Saraqib. E proprio queste due località hanno rappresentato le conquiste principali delle ultime settimane effettuate dall’esercito. La prima è stata presa a fine gennaio, la seconda invece lo scorso 7 febbraio. Andando a tracciare su una mappa le avanzate delle ultime settimane delle truppe di Damasco, si nota per l’appunto come esse seguano il tragitto della M5, mentre per il momento non è stata registrata alcuna sortita verso l’interno della provincia di Idlib. L’ultimo tratto di autostrada ancora fuori dal controllo governativo, era quello che termina ad Aleppo e, più precisamente, a ridosso del quartiere Rashideen. Ed è qui che si sono concentrati gli ultimi sforzi dell’esercito: con la conquista di quest’area, adesso l’intera M5 è in mano al governo di Damasco. Per la Siria, tutto questo vorrebbe dire poter riattivare, in tempi relativamente brevi, commerci e collegamenti normali tra le sue due principali città.

Le prossime mosse dell’esercito

L’avanzata di queste prime settimane del 2020 è destinata a fermarsi oppure le truppe siriane proveranno a conquistare altri territori? Una domanda quest’ultima che in tanti hanno iniziato a porsi, considerando come i rapporti di forza nelle aree comprese tra Idlib ed Aleppo vedono al momento i governativi in netto vantaggio visto che le forze islamiste, nonostante l’appoggio turco, appaiono allo sbando. La possibilità più concreta è che da Damasco, con il supporto di Mosca, arrivi il via libera a nuove avanzate. Tuttavia la zona principale delle operazioni potrebbe non essere rappresentata da Idlib. Qui l’esercito di Ankara, il cui governo appoggia i gruppi islamisti presenti in zona, ha allestito un maggior numero di check point, nei giorni scorsi le tensioni principali sono arrivate proprio dalle minacce di Erdogan il quale ha fatto intendere di non gradire le avanzate dei siriani verso l’ultimo capoluogo ancora fuori dal controllo di Assad.

La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)
La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)

Dunque, è probabile che l’esercito siriano proverà ad avanzare ad ovest di Aleppo. Questo perché la città, per poter tornare definitivamente alla normalità, deve essere messa in sicurezza. Seppur interamente in mano governativa, Aleppo ha in prossimità dei suoi quartieri occidentali diverse aree ancora occupate dai gruppi islamisti. Una presenza, quella jihadista, che ha creato non poche tensioni agli abitanti della metropoli siriana nonostante l’intensità dei combattimenti negli ultimi anni da questa parte è stata minore che in precedenza. Possibile quindi aspettarsi nuove operazioni nella provincia di Aleppo, anche perché per Assad, dopo la conquista dell’intera M5, questa circostanza rappresenterebbe un nuovo importante vantaggio sia strategico che politico.

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