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Il cacciabombardiere di quinta generazione con capacità stealth F-35 è sempre più gettonato: dopo l’interessamento della Svizzera, che è arrivata a ottenere una sorta di “preventivo” per la vendita del caccia e quello degli Emirati Arabi Uniti, anche un altro Paese del Golfo Persico ha formalmente espresso interesse per il velivolo.

Si tratta del Qatar, che, come riportato da Reuters, ha ufficialmente inoltrato una lettera di richiesta, alla Lockheed Martin e al governo degli Stati Uniti, relativa al possibile acquisto degli F-35: il primo passo dell’iter burocratico che potrebbe portare alla firma di un contratto.

Un portavoce del dipartimento di Stato americano ha dichiarato che “per una questione politica, gli Stati Uniti non confermano o commentano le vendite o i trasferimenti proposti per la difesa fino a quando non vengono formalmente notificati al Congresso”. Da parte di Doha nessun commento con l’ambasciata del Qatar a Washington che non ha risposto a richieste di chiarimenti.

Bisognerà attendere ancora qualche giorno, quindi, per capire se l’interessamento del Qatar per gli F-35 sia effettivamente reale oppure soltanto una voce di corridoio, intanto però, fonti vicine alla possibile trattativa, fanno sapere che non è in alcun modo legata agli “accordi di Abramo” e pertanto Doha non prevede affatto di normalizzare i propri rapporti con Israele così come hanno fatto gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein.

La richiesta invece sembra essere legata a quella fatta da Abu Dhabi ad agosto sempre per i caccia F-35: gli Emirati, proprio cogliendo l’occasione fornita dall’accordo con Israele, hanno espresso vivo interesse per il velivolo di quinta generazione generando malumori dalle parti di Tel Aviv.

Israele, infatti, vede come fumo negli occhi la possibilità che qualche Stato arabo, anche se formalmente diventato “amico” come gli Eau, possa avere un sistema avanzato come l’F-35 che metterebbe in crisi la sua supremazia negli armamenti.

Entrambe le potenziali trattative per gli F-35 del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti devono sottostare a un accordo decennale tra Stati Uniti e Israele che afferma che qualsiasi arma statunitense venduta nella regione non deve compromettere il “vantaggio militare qualitativo” di Tel Aviv, garantendo quindi che le armi made in Usa fornite a Israele siano “superiori in termini di capacità” a quelle vendute ai suoi vicini.

Un altro Paese che non sarebbe molto felice di una simile vendita è proprio uno degli alleati arabi più importanti che ha Washington nell’area: l’Arabia Saudita. Riad è infatti ai ferri corti con il Qatar da tempo, arrivando anche a definirlo uno “Stato terrorista”, pertanto l’arrivo degli F-35 potrebbe creare una frattura che spingerebbe casa Saud più verso Russia e Cina (quest’ultima già attiva nella ricerca mineraria collegata al nucleare effettuata nel Paese), oppure costringere gli Stati Uniti a vendere anche all’Arabia Saudita i nuovi caccia in una sorta di “bilanciamento strategico dell’area” fatto per evitare le ingerenze di Mosca e Pechino.

I Paesi del Golfo del resto non sono mai stati “fedeli” alla linea di Washington, sebbene alcuni abbiano acquistato esclusivamente armi dagli Stati Uniti: lo stesso Qatar, così come gli Eau, hanno espresso vivo interesse per il caccia russo Sukhoi Su-35 “Super Flanker” nel recente passato.

La stessa Riad ha pensato più volte di dotarsi del sistema da difesa aerea russo S-400 così come ha fatto la Turchia, senza avere timore di incappare, con un velo di presunzione, nelle sanzioni del Caatsa.

Il Qatar però, molto più di Arabia Saudita ed Eau, non è molto affidabile sebbene Washington stia rafforzando i legami diplomatici che li legano: a settembre il segretario di Stato Mike Pompeo e il ministro degli Esteri del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani si sono incontrati con la speranza statunitense di proseguire nelle trattative per far diventare l’emirato uno dei principali alleati degli Stati Uniti non appartenente alla Nato. Inoltre bisogna ricordare che nel suo territorio è presente una delle più grandi basi americane del Medio Oriente: al-Udeid.

Nonostante questo, però, Doha guarda con benevolenza a Teheran, soprattutto dopo che Riad l’ha messa in lista nera seguita dalle altre petromonarchie del Golfo che hanno messo in atto un vero e proprio embargo nel 2017.

Le relazioni tra i due Paesi, da quel momento, sono andate stringendosi, almeno di facciata e sicuramente per opportunità, tanto che Doha, proprio nel 2017, ha fatto tornare il suo ambasciatore a Teheran dopo 20 mesi in cui era stato richiamato in patria. Sempre il Qatar, proprio di recente, ha fatto da mediatore a gennaio quando sempre al-Thani ha incontrato il presidente iraniano Hassan Rouhani nel momento di massima tensione tra Stati Uniti e Iran a seguito degli eventi nati dall’uccisione del generale Qasem Soleimani.

Gli Stati Uniti quindi dovranno valutare attentamente se vendere o meno gli F-35 al Qatar in considerazione del fatto che possano mutare il bilanciamento delle forze nella regione, e quindi azzerando il vantaggio israeliano, e anche per le possibili ripercussioni di carattere più prettamente politico: Riad potrebbe aprirsi alla Russia e alla Cina più di quanto non stia già facendo, e lo stesso Iran, una volta terminato l’embargo dell’Onu, cercherebbe di ottenere nuovi e più moderni armamenti seguendo gli stessi canali.

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