Quando un’autorità fatica a farsi riconoscere come tale, spesso ricorre a un’operazione militare. Quest’ultima è un mezzo usato più volte per far percepire la presenza di una determinata forza in un determinato territorio. Una legge non scritta che vale anche per l’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese.
Fondata con gli accordi di Oslo del 1993 per rappresentare il primo embrione di un futuro Stato palestinese, negli anni progressivamente il suo peso politico è crollato e oggi gode di scarsa considerazione. Non è quindi un caso se, proprio nei giorni scorsi, l’Anp ha lanciato una propria operazione con proprie forze contro i campi profughi di Jenin e Tulkarem. L’invio di uomini in uniforme e mezzi blindati, è servito anche, se non soprattutto, per provare a lanciare un sasso nelle agitate acque del Medio Oriente.
Le ambizioni dell’Anp per il dopo Hamas a Gaza
Ma perché le operazioni sono state lanciate proprio adesso? Per rispondere a questa domanda occorre guardare a Gaza. Il conflitto sta lasciando la Striscia in macerie, ma anche senza una vera autorità. Un vuoto che potrebbe essere colmato proprio dall’Anp, cacciata da Hamas nel giugno del 2007. Non è un mistero del resto che Joe Biden, presidente Usa uscente, veda in un futuro governo dell’Anp un’alternativa concreta ad Hamas e all’occupazione israeliana. Un’eventualità però che può avere luogo solo se l’Anp esce fuori dall’attuale inerzia.
Abu Mazen, a capo dall’Anp dalla morte di Yasser Arafat avvenuta nel 2004, è chiamato a dare un segnale di esistenza della propria autorità. Lo scarso peso politico dell’Anp è del resto risultato ancora più evidente proprio con lo scoppio della guerra a Gaza: dal 7 ottobre 2023, giorno dell’avvio del conflitto, Abu Mazen non è mai stato chiamato in causa per mediare il cessate il fuoco o il rilascio degli ostaggi. Se vuole avere delle possibilità all’interno della Striscia, deve prima legittimare il suo governo in Cisgiordania.
Le incognite per un futuro governo Anp nella Striscia
Non mancano comunque ostacoli all’eventuale piano di legittimazione dell’Anp. Il primo riguarda la volontà di Israele: più volte il premier Netanyahu ha dichiarato a chiare lettere di non voler consegnare la Striscia ad Abu Mazen. Emblematica in tal senso una sua frase di alcuni mesi addietro: “Non permetterò che Gaza si trasformi da Hamastan ad Al Fathastan”, alludendo ad Al Fatah, partito che fu di Arafat e ora guidato da Abu Mazen.
Il secondo ingombro invece ha a che fare con le dinamiche interne al mondo palestinese. Sparare contro altri palestinesi all’interno di un campo profughi, potrebbe sì ridare legittimità internazionale all’Anp ma, al tempo stesso, rischia di far diventare sempre meno popolare il suo governo. Abu Mazen, in poche parole, potrebbe essere visto come un leader complice a capo di un’autorità corrotta e non come vero rappresentante del popolo palestinese.

