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Embargo contro Israele? Berlino ha scherzato. Tempo un mese dalla sigla del cessate il fuoco di Sharm-el-Sheikh, celebrato con sospetto entusiasmo dai media e dalla politica più a disagio con la mobilitazione anti-Israele, ma giudicato da chi lavora sul campo fragilissimo e a rischio colonizzazione, che le forze armate tedesche stanno considerando di acquistare loitering munitions – i cosiddetti “droni kamikaze” – dall’azienda israeliana Elbit Systems.

La notizia arriva da un’inchiesta di Correctiv, che ha visionato documenti interni del ministero della Difesa: ad agosto sarebbero stati messi a bilancio 700 milioni di euro per sistemi Elbit, mentre in parallelo proseguono i test su soluzioni di produttori tedeschi come Rheinmetall, Stark e Helsing. Il Ministero, interpellato, ha evitato commenti su singoli appalti e ha spiegato che l’iter di qualifica è in corso con tre aziende e dovrebbe chiudersi entro fine anno, prima di una decisione definitiva.

Ma perché si guarda a Israele se in Germania ci sono progetti di grandioso riarmo in corso, che dovrebbero dare lavoro alla classe media sempre più attratta dal voto xenofobo e sovranista? Nella primavera del 2025 la Bundeswehr ha avviato test accelerati su sistemi di munizioni guidate simili a quello Elbit, ma il dossier si è rivelato più complesso del previsto: secondo Correctiv, alcuni fornitori hanno accumulato ritardi e problemi prestazionali, e il modello Rheinmetall è in una fase ancora molto preliminare. È in questo contesto che sarebbe maturata l’ipotesi Elbit, con una richiesta tecnica che indica un raggio superiore ai 100 km e la possibilità di procedere senza gara. Il Ministero, ufficialmente, continua a parlare di una qualificazione comparativa e di “nessuna decisione su grandi volumi” già presa.

Elbit non è un nome nuovo per l’esercito tedesco (ha già fornito radio e sensori, e nel 2023 ha annunciato un contratto da 95 milioni di dollari per “diverse centinaia” di SkyStriker a un Paese europeo non precisato), ma l’eventuale entrata nel segmento “kamikaze” della Bundeswehr sarebbe una novità rilevante

E intanto il cancelliere Merz…

La discussione avviene mentre il governo di Friedrich Merz porta avanti una wishlist molto ampia di riarmo: centinaia di voci per un totale stimato di 377 miliardi di euro nei prossimi anni. L’obiettivo dichiarato: fare della Bundeswehr “la più forte d’Europa”. Nel frattempo però la politica tedesca su Israele ha vissuto passaggi contraddittori: ad agosto Berlino ha sospeso parzialmente le licenze per materiali “chiaramente utilizzabili a Gaza”, una misura senza precedenti per un alleato che vede nella difesa a oltranza di Israele la sua ragione di Stato. Tanto inusuale, quella annunciata sospensione, da essere un bluff: mentre Merz proclamava lo stop, veniva autorizzata la vendita di un nuovo sottomarino al governo israeliano. Restrizioni simboliche per placare l’opinione pubblica, insomma, e subito revocate dalla maggioranza in autunno, dopo la pseudo-pace mediata dagli Stati Unite.

Nel frattempo però l’opinione pubblica è cambiata: diversi sondaggi indicano che una maggioranza di tedeschi chiede più pressioni su Israele e, in alcuni casi, sostiene perfino sanzioni europee o il riconoscimento della Palestina. In particolare, una rilevazione dell’istituto Ard registra il 55% a favore della sospensione di accordi commerciali e circa 6 tedeschi su 10 favorevoli al riconoscimento della Palestina. Sono numeri che fotografano una distanza crescente tra umori dell’elettorato e linea dell’esecutivo.

Dalla guerra in Ucraina al Nagorno-Karabakh, le loitering munitions sono diventate un tassello centrale del campo di battaglia contemporaneo. Non è un caso che il capo di stato maggiore della Bundeswehr abbia definito droni e loitering un vero “game changer”. Ma l’ipotesi di affidare un ordine da centinaia di milioni a un fornitore estero solleva non poche obiezioni industriali e politiche, anche se il governo parla per ora di una quantità limitata di munizioni finora acquistate solo a scopo di prova.

In pochi mesi Berlino è passata dunque da un parziale alt all’export militare verso Israele alla riapertura come se niente fosse; nello stesso arco di tempo, l’opinione pubblica è diventata più scettica e condizionata dalla guerra a Gaza. La sostanza, al netto della retorica, è che la Bundeswehr ha bisogno di riarmarsi senza spendere troppo, e l’acquisto del sistema Elbit potrebbe offrire una soluzione pronte all’uso, anche se rivela la mancanza di una strategia autonoma tedesca per la per la propria sicurezza.

La scelta finale dirà molto della gerarchia di priorità del governo Merz: sovranità industriale oppure operatività immediata, con tutti i proclami sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale che andranno a farsi benedire.

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