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Ad Algeri è stato siglato un accordo tra il nostro Paese e il governo algerino per nuove forniture di gas. Un passo indubbiamente spinto dalle vicende relative alla guerra in Ucraina e dalla necessità di Roma di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico, ridimensionando in tal senso il ruolo della Russia. L’accordo, firmato alla presenza tra gli altri del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune e dal presidente del consiglio Mario Draghi, ha quindi una valenza che va ben oltre il semplice aspetto economico e abbraccia anche l’ambito politico.

L’accordo Roma – Algeri

Nella capitale algerina erano presenti tutti i vertici sia politici che delle società coinvolte. A partire, per l’appunto, dal capo dell’esecutivo italiano e dal capo dello Stato algerino. Questo a testimoniare l’importanza dell’incontro delle scorse ore. Un incontro preceduto dalle missioni del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La prima ha avuto luogo il 28 febbraio, la seconda invece il 10 aprile. L’intento da parte italiana era tanto semplice quanto vitale per la strategia energetica di Roma: aumentare nel giro di tempi molto brevi le forniture di gas algerino verso il nostro Paese. Non a caso a mettere la firma sull’intesa sono stati anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il numero uno di Sonatrach, Toufik Hakkar. La Sonatrach, è bene ricordare, è l’azienda di Stato algerina che si occupa dell’estrazione delle risorse energetiche dal sottosuolo del Paese nordafricano. Un vero e proprio colosso da svariati miliardi di Dollari di fatturato ogni anno.

Lungo il gasdotto TransMed/Enrico Mattei, l’infrastruttura che porta le risorse algerine dalla sponda meridionale del Mediterraneo fino a Mazara del Vallo, transiteranno già nel 2022 maggiori volumi di metri cubi di gas. Poi, nel biennio 2023-2024, la quantità dovrebbe arrivare fino a 9 miliardi di metri cubi di gas. Con la firma dell’accordo sono state siglate intese anche su altri ambiti. Eni infatti, in particolare, investirà anche i settori delle rinnovabili, dell’idrogeno, della cattura, dell’uso e dello stoccaggio della CO2 e della bioraffinazione. Gas e rinnovabili quindi per sopperire alla mancanza graduale risorse provenienti dalla Russia. L’intesa, tra le fasi preliminari e la firma definitiva, è arrivata in tempi record.

Perché l’Italia ha puntato sul gas algerino

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, il governo italiano ha avviato una serie di colloqui con diversi Paesi esportatori di gas. Dal Qatar agli Emirati, passando per l’Angola, il Mozambico e altri Stati africani, per Roma è una vera e propria corsa contro il tempo per arrivare a stringere nuovi accordi energetici. Ma il gas algerino è immediatamente utilizzabile. In primis perché esistono già le infrastrutture. Nel 1981 è stato inaugurato il gasdotto TransMed, dedicato a Enrico Mattei, fautore già negli anni ’50 della collaborazione in campo energetico con i Paesi nordafricani. Da questa opera “basterà” aumentare la portata del gas da far affluire verso la Sicilia per ampliare la quota destinata dall’Algeria all’Italia.

In secondo luogo, Eni e Sonatrach hanno intensi rapporti da tempo. Nel 2021 le forniture algerine hanno rappresentato il 27% del gas importato dall’Italia. In questo modo Algeri si è piazzata subito dietro la Russia come principale fornitore del nostro Paese. In poche parole, la strada algerina era quella più facilmente e immediatamente percorribile per iniziare a compensare la diminuzione delle fonti di approvvigionamento russo.

I progetti in ballo tra Roma e Algeri

La guerra in Ucraina ha comunque accelerato un rapporto che tra le due parti del Mediterraneo era già avviato, specialmente sul fronte energetico. Come sottolineato dal Corriere della Sera, la discussione tra Italia e Algeria potrebbe riguardare nel lungo termine anche progetti relativi al cosiddetto “gasdotto transahariano”, noto come Tsgp (Trans-Saharan Gas-Pipeline). Un’opera faraonica lunga 4.128 chilometri, capace di portare verso il Mediterraneo anche il gas nigeriano.

Dai giacimenti attigui al bacino del fiume Niger, il gas attraverserà la Nigeria, il Sahara per poi approdare in Italia. Possibile anche la ripresa dei progetti Galsi, ossia il gasdotto Algeria-Sardegna-Toscana. Un’opera di cui si è iniziato a parlare nel 2001 e che prevede il collegamento tra il porto algerino di Koudiet Draouche, nel nord-est del paese, a quello di Porto Botte, in Sardegna. I tubi dovrebbero poi raggiungere Olbia, da cui poi il gasdotto andrebbe a raggiungere la costa toscana di Piombino.

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