Nella tarda serata di ieri la portaelicotteri USS Boxer della marina statunitense (US Navy) avrebbe, stando al comunicato rilasciato dal Dipartimento della Difesa, abbattuto un drone iraniano nelle acque dello stretto di Hormuz, dopo che questo si era avvicinato a un migliaio di metri dalla nave. L’Uav (Unmanned aerial vehicle) in questione dovrebbe essere o un Mohajer-4B o la sua evoluzione Sadegh-1, entrambi da sorveglianza e ricognizione e utilizzati dalla Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Da New York, dove è impegnato alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri dell’Iran Mohammad Javad Zarif ha dichiarato di non avere alcuna informazione al riguardo della perdita del drone, mentre il suo viceministro Abbas Araghchi ha twittato escludendo l’abbattimento nella zona dello stretto di Hormuz. Dagli Stati Uniti anche il presidente Donald Trump ha, però, confermato l’abbattimento del drone con un tweet.

La possibile dinamica

Ciò che non è chiaro, oltre all’abbattimento in se per se, è in che modo la Uss Boxer, della classe Wasp, abbia colpito il drone. In un primo momento sembrava che questo fosse stato distrutto tramite missile anti-aereo Rim-116, ma in seguito questa notizia era stata smentita facendo pensare all’utilizzo di sistemi da guerra elettronica che avrebbero disturbato le radiofrequenze del segnale del drone. Stando al comunicato del Pentagono sembra più plausibile l’utilizzo del Vulcan Phalanx CIWS (Close-in weapon system), ovvero il sistema di difesa di punto maggiormente indicato per colpire la potenziale minaccia posta a breve distanza dalla portaelicotteri da sbarco. Se dovesse essere confermato l’abbattimento anche da Teheran sarebbe il primo drone iraniano a essere distrutto dagli Stati Uniti, che “pareggerebbero” così la perdita del RQ-4A del mese scorso colpito mentre era in volo nello spazio aereo dell’Iran. Certo è che il presunto abbattimento del drone ISR (Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione) iraniano non aiuta a calmare le acque, ma anzi le agita maggiormente soprattutto perché –qualora venisse confermato– sarebbe il primo “atto di forza” del gruppo navale statunitense da poco giunto nella zona dello stretto di Hormuz, composto dalla USS Boxer, dalla Lsd Harpers Ferry, la ESB-3 Lewis Puller e un cacciatorpediniere classe Burke. A sostegno delle navi della Marina ci sono più di 4.500 uomini e un gruppo di volo composto da AV-8B+ Harrier II e i convertiplani MV-22B Osprey, con l’aggiunta di 4 elicotteri da attacco AH-1Z Viper, 4 da trasporto CH-53E Super Stallion e UH-1Y Venom. Presto però al gruppo navale statunitense potrebbero aggiungersi altre marine in una coalizione che garantisca la libera navigazione nello stretto di Hormuz.

Il presunto drone abbattuto

Se questa dovesse essere creata dovrà confrontarsi con la possibile minaccia portata dall’Iran, intenzionato a controllare gli spostamenti navali nelle acque internazionali dello stretto di Hormuz. L’obiettivo è di cercare di allentare la pressione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti andando a colpire le petroliere che salpano dai porti del Golfo Persico dirette verso l’Europa e l’Asia Orientale. Per far questo il dispiegamento di forze dei Pasdaran è massiccio e comprende sia imbarcazioni sia droni, tra cui i Mohajer-4B e i Sadegh-1 potenzialmente uno di quelli abbattuti ieri dalla Uss Boxer.  Entrambi sono un’evoluzione del Mohajer-4, e l’unica differenza tra i due è che il Sadegh-1 ha due punti di aggancio alari per sistemi missilistico anti-aereo a corto raggio il che lo rende anche utilizzabile per operazioni militari attive. Il Mohajer-4B, invece, è stato progettato per la ricognizione potendo trasportare sia un sensore a infrarossi sia una telecamera di sorveglianza, entrambi utilizzabili dalla quota operativa di 15.000 piedi dove può rimanere per circa 6 ore di volo prima di essere riportato a terra. Ovviamente qualora dovesse essere appurato l’abbattimento di un drone ci sarebbe una discreta differenza nel caso in cui si tratti di un Sadegh-1, soprattutto perché questo sarebbe stato armato e l’avvicinamento “minaccioso” a una portaelicotteri statunitense potrebbe essere visto come un’altra potenziale aggressione.